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SCUOLA. MANOVRA FINANZIARIA : TAGLI DEL 17% E 100MILA INSEGNANTI IN MENO

Pubblicato da irpinianelmondo su giugno 21, 2008

21.6.2008-Centomila insegnanti in meno, tra docenti di ruolo e supplenti, entro il 2011. E riduzione del 17% del personale tecnico e ausiliario (Ata), ovvero bidelli e “amministrativi”. È un taglio deciso quello operato dal Governo sulla scuola con il decreto sulla “manovra”.Un taglio che garantirà un risparmio di 4,6 miliardi nei prossimi tre anni (circa 450 milioni nel 2009, 1,6 miliardi nel 2010 e 2,5 miliardi nel 2011). Che sale a quasi 8 miliardi considerando i 3,1 di riduzione di spesa “contabilizzati” per il 2012. Con la stretta scatta anche una riduzione delle classi: entro l’anno scolastico 2011-2012 il rapporto alunni/docente dovrà lievitare «gradualmente di un punto». Il 30% dei risparmi complessivamente realizzati sarà comunque utilizzato per aumentare, dal 2010, gli stipendi dei docenti in funzione della loro valorizzazione professionale.
Ma il piano di «contenimento della spesa per il pubblico impiego» non riguarda solo la scuola. Gli “statali” con più di 40 anni di contributi non potranno più restare in servizio: saranno messi automaticamente in pensione.

Arriva anche un percorso di esodi incentivati, con tanto di bonus. Cinque anni prima dell’età di pensionamento il lavoratore potrà chiedere di essere esonerato dal servizio: se l’amministrazione accetterà (l’ok sarà quasi automatico in caso di esuberi), lo “statale” potrà non recarsi più in ufficio in cambio di uno stipendio mensile ridotto della metà, cumulabile con qualsiasi altro reddito da lavoro. La decurtazione sarà solo del 30% se il lavoratore decidesse di impegnarsi nel settore del volontariato. In ogni caso non verrebbe perso alcun diritto previdenziale: nei cinque anni di interruzione del servizio (ma non del rapporto di lavoro) verrebbe garantita la contribuzione figurativa necessaria a mantenere la pensione invariata al momento del raggiungimento dell’effettiva età di uscita dal lavoro. Questo meccanismo riguarderà tutti i comparti pubblici, scuola esclusa.

Scatta anche l’irrigidimento del blocco del turn over: dal 2009 ogni 10 uscite potranno scattare un’assunzione e una regolarizzazione di personale precario. Un dispositivo molto più selettivo dei tre ingressi su cinque “cessazioni” previsto dalla Finanziaria Prodi. Tutte le strutture pubbliche entro il 31 dicembre 2008 saranno obbligate a rideterminare la programmazione triennale del fabbisogno di personale tenendo conto dei vincoli di riduzione di spesa e di organico fissati dalla manovra triennale targata Tremonti.
Il piano per frenare la corsa della spesa nel pubblico impiego, elaborato dal ministro Renato Brunetta in collaborazione con il Tesoro, tocca anche le Forze armate, che vedono ridotti del 7% per il 2009 e del 40% per il 2010 gli stanziamenti per il personale, con un risparmio che, sempre dal 2010, non dovrà essere inferiore ai 300 milioni. Scrematura anche per gli organici delle Authority. Che dovranno elaborare, entro 45 giorni dall’entrata in vigore del decreto, piani ad hoc per rivedere “al ribasso” «le proprie politiche in materia di personale». E che, in questo periodo di tempo, non potranno procedere ad alcuna assunzione.

Tornando al settore pubblico nel suo complesso, con il decreto si trasformano in triennali gli scatti di anzianità (fin qui biennali) per diversi “profili”: dagli ufficiali delle forze armate ai professori universitari.
Giro di vite anche sulla contrattazione integrativa: le risorse «determinate per il 2007» per gli “incentivi” alle Agenzie fiscali e al Tesoro vengono ridotte del 10%. Dal 2009, poi, dovranno essere “congelati”, in attesa della definizione della riforma dei contratti, gli stanziamenti aggiuntivi da destinare “all’integrativa”. E, soprattutto, verranno tagliate del 10% le risorse destinate a incentivi e promozioni nelle Pa centrali, negli enti previdenziali e di ricerca.

La scure cala anche sugli organismi collegiali e i cosiddetti uffici doppione. Un antipasto del piano Calderoli per potare gli enti inutili, che prevede l’immediata eliminazione di quelli con meno di 50 dipendenti e che andrà a regime prima della fine dell’anno. Tra le strutture doppione più grandi salteranno subito il Commissario anticorruzione nella pubblica amministrazione, il Commissario per la lotta alla contraffazione e la «Commissione per l’inquadramento del personale già dipendente da organismi militari operanti nel territorio nazionale nell’ambito della Comunità Atlantica».

Intanto, entra nel vivo la partita sui contratti e sulla riforma del pubblico impiego. Con tanto di prove di dialogo tra Brunetta e i sindacati. Sui rinnovi contrattuali il ministro, intervenendo (anche tra gli applausi) alla terza conferenza di organizzazione della Uil-Pa, afferma che il tavolo si aprirà a luglio e che le risorse verranno trovate a patto che sindacati appoggino la riforma. E rivolto alla platea di “statali” dice ironicamente: «Vorrei accarezzarvi il contropelo». Il leader della Uil, Luigi Angeletti, replica conciliante: «Accettiamo la sfida».

 

 

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