MACCHINISTA FF.SS. LICENZIATO : SALE LA POLEMICA
Pubblicato da irpinianelmondo su Agosto 19, 2008
19.8.2008-Ho subito un’ingiustizia perché ho fatto solo il mio dovere nell’interesse di tutti, anche della stessa azienda”. E’ in treno, diretto a Velletri, dove abita, Dante De Angelis, il macchinista licenziato dalle Ferrovie il 15 agosto scorso, senza aver potuto prendere servizio, per aver parlato di due Etr ’spezzati’. Sta andando al Comune per ritirare e leggere la lettera di licenziamento.
Per capire “se é effettivamente un licenziamento in tronco, se sono stato cacciato”, racconta “ancora frastornato, come bastonato”, dopo aver passato un fine settimana con la famiglia. E poi valuterà con un legale sul da farsi. “‘Sono appassionato al mio lavoro che faccio da 30 anni” afferma De Angelis, che ha 47 anni ed è responsabile per la sicurezza della Rls anche se ora, dice, “mi sento un disoccupato”.
“Difendo le Ferrovie dai tempi dell’università – ricorda – quando combattevamo contro il taglio dei rami secchi, di quelle linee che oggi sono la risorsa principale delle Ferrovie, su cui viaggia il maggior numero di persone, i pendolari, e che dà più fatturato”. Non vuole sembrare un romantico, De Angelis, ma parla del proprio lavoro e della propria azienda con grande passione, il perno su cui ruota l’attività e senza la quale, spiega, “il servizio non può migliorare e noi ci teniamo al lavoro, all’azienda e al servizio. Senza i ferrovieri e il loro attaccamento al lavoro le Ferrovie non funzionerebbero”.
CIPOLLETTA,HA DETTO IL FALSO
Il macchinista delle Ferrovie Dante de Angelis e’ stato licenziato ”non perche’ ha denunciato l’incidente ma perche’ ha fatto affermazioni false, molto pregiudizievoli per l’azienda, perche’ ha dato l’idea che i treni fossero insicuri, che si potessero spezzare durante la corsa, cosa che e’ totalmente impossibile”. Lo ha spiegato il presidente delle Ferrovie, Innocenzo Cipolletta aggiungendo che ”del resto De Angelis lo ha ammesso facendo una sorta di marcia indietro. Ma il danno era stato fatto”.
Cipolletta ha rilevato che ”aver detto che i treni italiani per problemi di manutenzione potrebbero generare disastri crea un danno di immagine ed economico per il quale andrebbero chiesti anche i danni”. Il presidente di Fs ha aggiunto che ”oggi ci sara’ molto probabilmente un ricorso contro la nostra misura e ci saranno dei giudici che decideranno. Questa misura ci e’ pesata ma l’abbiamo dovuta fare. Ogni licenziamento – ha spiegato – e’ una sconfitta per un’azienda, per il datore di lavoro e ovviamente per il lavoratore perche’ vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Nel ricordare che Ferrovie e’ un gruppo di 88mila lavoratori e 92mila ‘’se consideriamo tutte le societa’ connesse”, Cipolletta ha sottolineato che ”e’ la piu’ grande azienda italiana, che assume continuamente delle persone e purtroppo qualche volta le capita di dover licenziare, cosa che non fa a cuor leggero. Non lo fa per dare esempi ma perche’ esistono dei regolamenti, delle procedure e siccome siamo un grande gruppo non possiamo ragionare caso per caso, discrezionalmente, ma dobbiamo applicare le procedure. E’ una garanzia per tutti, per i viaggiatori e per i lavoratori che vengono tutelati sia nella loro dignita’ sia nel lavoro sia nella loro sicurezza”.
In particolare sul licenziamento di De Angelis, Cipolletta ha rilevato che ”abbiamo analizzato molto a fondo questo caso e abbiamo visto che non avevamo altre soluzioni. Non ci sono stati spazi di discrezionalita”’.
LA POLEMICA
SdL preannuncia ”pesanti iniziative di lotta” e minaccia lo sciopero; il segretario generale della Cisl, Bonanni, parla di ‘un caso molto controverso”; Adusbef e Federconsumatori chiedono l’immediato reintegro del macchinista.
Il Codacons chiede che le Ferrovie dello Stato riservino per l’amministratore delegato Mauro Moretti lo stesso trattamento messo in atto nei confronti di De Angelis, procedendo con un licenziamento immediato.
Per lo storico sindacalista dei ferrovieri Ezio Gallori, il licenziamento è ”un episodio ignobile, condannato da tutte le parti politiche e giustamente definito da qualcuno autentico episodio di fascismo aziendale”. ansa










