PARENTOPOLI REGIONE SICILIA. LOMBARDO : ” MANOVRA POLITICA”
Pubblicato da irpinianelmondo su Settembre 25, 2008
25.9.2008- E’ polemica per la cosiddetta “Parentopoli siciliana”, con familiari e amici di politici che sarebbero stati assunti negli uffici di gabinetto degli assessorati regionali. Un “caso”, sollevato da Ugl e sindacati autonomi che avevano denunciato la presenza tra i “privilegiati” della figlia dell’assessore al Personale ed ex magistrato Giovanni Ilarda (già dimessasi), ma dentro cui sono stati tirati in ballo altri parenti di diversi esponenti delle istituzioni. Ad arroventare il clima, già caldo per i volantini distribuiti nei corridoi dei palazzi dai sindacati che oggi hanno reiterato la richiesta di dimissioni di Ilarda (definito il Brunetta siciliano), è stato un articolo del quotidiano ‘La Repubblica’, che tra gli assunti cita, tra gli altri, la sorella del presidente del Senato, Renato Schifani, e la cugina del Guardasigilli Angelino Alfano.
L’ufficio stampa di Palazzo Madama rende noto che “il presidente Schifani ringrazia per avere appreso la notizia della ‘promozione’ di sua sorella a seguito dell’inquadramento presso il gabinetto di un assessore regionale”. “Peccato – prosegue la nota – che non sia vero e che quindi il caso non esista. Infatti, la sorella del presidente, laureata con lode, avendo superato nel 1991 un concorso pubblico regionale per esami di fascia C, rimane tutt’oggi in tale fascia. Ed infatti, anche a seguito della chiamata presso il gabinetto, la qualifica di istruttore direttivo C\5 da lei già posseduta è rimasta tale”. Anche il ministro Alfano liquida seccamente la vicenda: “Parentopoli non mi riguarda”. “La dottoressa Viviana Buscaglia (la cugina, ndr) – dice il ministro – non era una disoccupata in cerca di lavoro e di favori. Non era una ‘esterna’. Era già, da quindici anni, nei ruoli della pubblica amministrazione in quanto vincitrice di concorso”.
Dura anche la presa di posizione del presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che ha chiesto all’Avvocatura dello Stato di procedere per vie giudiziarie in difesa dell’immagine della Sicilia, perché è in atto “una manovra politoco-mediatica” messa in campo nel pieno del confronto sulla riforma del federalismo con la Regione siciliana in prima fila a trattare il trasferimento delle accise petrolifere, un’affare da 7-8 miliardi di euro all’anno. “Sono indignato – sbotta Lombardo – e mi ribello. Offrire rappresentazioni della realtà così distorte inducendo l’idea che ogni euro in più attribuito alla Sicilia col federalismo fiscale servirebbe solo ad alimentare un ramificato sistema di clientele e favoritismi, pone a carico di quanti alimentano e diffondono tali inesattezze una grave responsabilità”. Critiche al sistema siciliano arrivano però da una parte dell’opposizione.
“La casta siciliana non ha ritegno – accusa il capogruppo alla Camera dell’Idv Massimo Donadi – Quanto denunciato da ‘Repubblica’ è uno scandalo. Lo Stato non deve più sostenere il folle clientelismo siciliano, per questo chiediamo al governo di prendere provvedimenti immediati e di non rimborsare tutti i pagamenti a pié di lista richiesti dalla Regione”. I sindacati Ugl, Cobas/Codir, Sadirs e Siad dal canto loro rilanciano, respingendo “con forza ogni tentativo di strumentalizzazione politica di una vertenza dal carattere squisitamente sindacale”. Intanto il Pd ha presentato una mozione che “impegna il governo regionale a precludere qualunque rapporto di lavoro per chiamata diretta per soggetti fino al terzo grado di parentela con membri del governo regionale, parlamentari regionali e nazionali. ansa










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