ELEZIONI IN TRENTINO : PD PRIMO PARTITO. A LORENZO TELLAI IL TERZO MANDATO CON IL 57%
Pubblicato da irpinianelmondo su Novembre 10, 2008
10.11.2008- Ansa -Il Trentino si conferma ostico al centrodestra e fortemente legato alle espressioni politiche ancorate sul territorio. Come una sorta di enclave nel Nord Italia, la Provincia autonoma di Trento rimane saldamente al centrosinistra guidato da Lorenzo Dellai, al suo terzo mandato, grazie al successo del Pd (primo partito in assoluto) ed anche dell’Unione per il Trentino (Upt), la realtà politica creata proprio dal Governatore uscente solo tre mesi fa dalle ceneri della Margherita. E il risultato non lascia dubbi: a Dellai (Patt, Leali, Di Pietro, Pd Trentino, Upt, Verdi, Ual) sono andati 165.046 voti pari al 56,99% mentre al suo sfidante Sergio Divina (Fassa, Autonomia Popolare, Inquilini, La Destra, Lega Nord, Pensionati, Pdl, Valli Unite, Fiamma, Civica Divina) 105.692 pari al 36,50%. Al senatore della Lega sono mancati i voti del Pdl e probabilmente quelli del ceto medio che non ha gradito l’inserimento nella coalizione dell’area estrema della Destra. Dellai si riconferma così il ‘Capitano’ del Centrosinistra e il Trentino luogo ideale dove concretizzare intuizioni politiche di valenza nazionale (nelle scorse settimane è nato l’accordo con Udc) grazie alle quali il centrosinistra ha sovvertito i deludenti risultati delle politiche di aprile quando aveva prevalso la coalizione guidata da Berlusconi. Ma se è vero che, nella terra dell’autonomia voluta da Alcide Degasperi, da sempre i trentini privilegiano maggiormente il voto diretto alle persone, più che quello ai partiti, anche stavolta si è rivelata vincente la scelta di Dellai di dare vita all’Upt per tentare di accontentare l’elettorato moderato di centro, tradizionale e importante bacino di voti a livello locale. Dopo l’esperienza Rete, la creazione della Margherita ecco quindi l’Upt con l’intento di creare il Grande Centro, assieme all’Udc. “In Italia e in Trentino può esserci il bipolarismo – ha ricordato Dellai dopo la vittoria – ma non il bipartitismo”. Che tradotto significa: il Pd da solo non basta per vincere né a Trento, né a Roma. Occorre anche una forza progressista, di centro, ancorata al territorio, capace di fronteggiare la Lega. Ne è convinto Enrico Letta giunto a Trento per complimentarsi con Dellai. Nato lo scorso 8 giugno con esponenti dei Ds, della ex Margherita e delle realtà sociali locali, il Pd Trentino raccoglie il 21,62% e otto consiglieri. Il capolista Alberto Pacher, ex sindaco di Trento, risulta il più votato in assoluto tra i neo consiglieri con 15.337 preferenze. Segue l’UpT con il 17,92% e sei consiglieri (primato all’assessore al Turismo e Agricoltura uscente Tiziano Mellarini con 6.890 preferenze). Terza forza politica trentina è la Lega Nord (14,07), che triplica i consensi rispetto al 2003 e ottiene sei consiglieri, ma di fatto non sfonda come sperava alla vigilia quando a Trento sono giunti Bossi e Tremonti, ed in precedenza Zaia, per appoggiare Divina. In calo è il Pdl (12,26%), pur mantenendo cinque consiglieri. Cambiano per i rapporti di forza interni. Il più votato è l’ex esponente dell’Udc Pino Morandini (4.909), espressione dell’area cattolica, mentre resta esclusa dal Consiglio la rappresentanza di An. Il Partito Autonomista Trentino Tirolese (Patt) raccoglie l’8,52% dei voti, con tre consiglieri, e appare in netto aumento rispetto al 2003. Un consigliere a testa avranno la Civica Divina (4,32%), i Verdi (2,77%), Di Pietro Idv (2,73%)e la lista Ual (1,17), vincente nel confronto tra i Ladini. Minoranza a cui spetta di diritto un consigliere.
IL PD ESULTA PER VOTO TRENTINO; EX DL, GUARDARE AL CENTRO
di Giovanni Innamorati
ROMA - Il Pd esulta per la vittoria in Trentino, che si conferma laboratorio politico del centrosinistra. Per Walter Veltroni, il successo indica “un cambiamento di clima” nel nostro Paese. Ma le diverse anime del partito interpretano in vari modi il responso positivo delle urne, con gli ex della Margherita che attribuiscono la vittoria alla conquista del “centro” da parte del Pd, grazie anche all’alleanza con l’Udc. E sull’onda di questa convinzione rilanciano la questione della collocazione europea del partito, con un nuovo “non possumus” all’ingresso nel Pse. I risultati del Trentino, ha detto Veltroni, premiano anzitutto Lorenzo Dellai e “una positiva azione di governo”, ma anche “uno schieramento, che incarna una nuova e coerente ispirazione riformista”. Il segretario del Pd sottolinea “la rilevanza nazionale” del voto che indicano “un mutato clima politico e sociale dell’Italia nei confronti del governo Berlusconi”. Come ha detto ai suoi Veltroni, dopo i sondaggi sono le urne a punire il governo, alla luce anche di quella che ha definito “disfatta” del partito del premier, il Pdl, inchiodato al 12%. Ma la vittoria si presta anche a un’altra lettura. “Quando il Pd si pone al ‘centro’ delle risposte da dare ai cittadini e ai territori si vince”, ha detto Beppe Fioroni, che ha pure aggiunto: “L’alleanza con i moderati dell’Udc ci premia ulteriormente nei consensi dei cittadini”. Francesco Rutelli ha rilanciato la necessità di “alleanze di nuovo conio”, leggasi con l’Udc. Concetto sposato anche da Enrico Letta, l’esponente del Pd a cui Dellai è più vicino. E un altro pontiere, come Marco Follini, ha sottolineato che “la vittoria a Trento dovrebbe convincere sia il Pd che l’Udc che quando le alleanze sono giuste, gli elettori sono più numerosi”. Ma il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, per conto di Pier Ferdinando Casini, ha raffreddato gli entusiasmi: si tratta di un esperimento, ha detto, e l’alleanza dell’Udc è con Dellai e l’area centrista da lui rappresentata in Trentino. Anche Giorgio Tonini, senatore eletto in Trentino e assai vicino a Veltroni, stoppa le interpretazioni di popolari ed rutelliani: “Il modello Trento, con il Pd e l’Udc insieme alle liste autonomiste, rappresenta una peculiarità non facilmente esportabile al di fuori del Trentino”. E per una volta gli ulivisti, con Arturo Parisi e Franco Monaco, gli hanno dato ragione. “Servono una leadership aggregante che faccia breccia nell’elettorato d’opinione – ha detto Monaco – e una politica delle alleanze, che in Italia non può limitarsi all’Udc”. Un altro esponente popolare come Antonello Soro, pur favorevole al consolidamento dell’alleanza con l’Udc, sottolinea che “il centro deve essere presidiato dal Pd, che non può delegare ad altri questo compito”. In ogni caso, popolari e rutelliani, per una volta uniti, trovano argomenti per rilanciare una questione mai risolta, quella della collocazione europea del Pd. A Fioroni che chiede “coraggio, costruendo una nuova casa, senza accontentarci del vecchio Pse”, seguono i commenti di approvazione di molti esponenti popolari (Giaretta, Merlo, Piccolo, Genovese, Benamati, Bruno), o rutelliani, come Gianni Vernetti o il cattolico Andrea Sarubbi. Castagnetti, rivela, che il nodo è stato accantonato a dopo le europee, ma avverte: “Abbiamo avanzato una proposta di mediazione, che non può essere ulteriormente mediata: nessun ingresso nel Pse e semmai trovare una forma federata col gruppo parlamentare socialista a Strasburgo, con una nostra identità distinta”. Altrimenti, meglio formare un gruppo autonomo con altri piccoli partiti riformisti. Soluzione che preoccupa gli ex Ds, come Gianni Pittella o Antonio Panzeri, per il quale se si vuole costruire un nuovo centrosinistra in Europa “non si può prescindere” dal Pse. Insomma, come sottolinea Luciano Vecchi, coordinatore del dipartimento Esteri, “urge una discussione seria”, difficilmente rinviabile a dopo le elezioni europee.











Mazinga Z detto
Vai Lorenzo e non dimenticarti della Euroregion Tyrol…..