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L’ITALIA , IL PAESE DI 1 MILIONE DI EVASORI

Pubblicato da irpinianelmondo su agosto 17, 2011

17.08.2011-Ad averceli in cassa quei 120 miliardi di imposte evase, oggi la gente parlerebbe delle vacanze e del trascorso pranzo di Ferragosto, altro che di questa manovra bis che fa grondare sangue perfino al cuore di Berlusconi. E invece non ce li abbiamo, perché questo è il paese dei furbi egoisti in cui l’evasione riguarda all’incirca un quarto del Pil. A pagarne il conto siamo tutti, ovviamente, ma a smaniare oggi, per questo numeroso esercito di disertori delle tasse, sono soprattutto quei 559 mila cittadini che prendono più di 90 mila euro l’anno, pagano ogni lira di tasse (43%) e ne pagheranno – secondo la stima del centro studi degli artigiani di Mestre – 44,3% dal 2014.

Questi 559 mila – secondo una stima del fisco – hanno però altri 900 mila confratelli di reddito che a pagare non ci pensano proprio: nell’intrallazzo e nel nero stanno e lì intendono restare, con buona pace di chi deve pagare pure il balzello del contributo extra. Perché io dirigente pubblico o funzionario privato – è il ragionamento – devo pagare ogni centesimo e il mio vicino, lavoratore autonomo, no? A guardare i redditi dei lavoratori autonomi, un po’ di rabbia – in effetti sale: l’86,1% dichiara meno di 20 mila euro, quando tra i dipendenti questa percentuale è del 56,4%. E se andiamo a valutare la cosa per categoria, solo i dirigenti d’azienda (105 mila euro), i farmacisti (112 mila) e i notai(327 mila euro) dichiarano – in media – oltre i 90 mila.

I chirurghi superano di poco i 60 mila, i commercialisti arrivano si e no a 50, i dentisti (i dentisti!) sono ancora più poveri (46 mila). E via elencando: gli assicuratori 33 mila, i baristi, come i fruttivendoli, fanno la fame con 16 mila euro (a Roma o a Milano: ma andiamo!), i concessionari di auto 17 mila, i ristoratori e i tassisti 14 mila, i parrucchieri addirittura 11 mila. Una folla di un milione e 67 mila italiani è alle soglie della povertà ma con Suv parcheggiato fuori, Smart per la figlia, moto rombante per il figlio e vacanze lunghe tutti gli anni. Possibile? Ieri mattina un comunicato regionale dell’Agenzia delle Entrate del Lazio raccontava – in tono assai formale, per la verità – la seguente storia: un gruppo di funzionari ha fatto un blitz tra i balneari di Ostia, Fiumicino, Fregene e altre ridenti località marine del circondario. Bene – anzi, male! – : hanno trovato che l’evasione fiscale riguardava oltre il 50% del fatturato, per un ammontare che superava il milione di euro. Gli esercenti dell’ombrellone e della sdraio guadagnavano – in media – 86 mila euro l’anno. E quanti ne dichiaravano? 18 mila. Secca replica dell’associazione balneari: non siamo evasori, eccetera, eccetera. Ma intanto gli agenti delle entrate – come si dice a Roma «l’hanno beccati cor sorcio in bocca». E che smentiscano pure. Un caso, si capisce. Ma all’Agenzia delle Entrate, hanno un ricco file in cui hanno registrato centinaia di casi come questo.

Sul blob «PorscheMania» – per dirne un’altra – si pubblicizza un raduno di Cayenne in Friuli, con orari, indicazioni stradali, ma anche un avviso: «C’è un posto di blocco della Guardia di Finanza per l’accertamento dei dati del guidatore ….» e giù commenti, insulti e la solita litania del «faccio quello che mi pare» e del «tanto non pago un ca…». Tuttavia l’Agenzia delle Entrate non scherza, e solo lo scorso anno – insieme a Inps e Equitalia – ha riportato all’ovile dello Stato 25 miliardi che stavano prendendo tutt’altra strada. «C’è un solo modo per far pagare chi ci marcia – spiega il direttore centrale dell’accertamento, Luigi Magistro stare con il fiato sul collo. Senza vessazioni, si capisce, ma senza farsi prendere in giro». E lo strumento l’Agenzia se lo sta dando: il famoso redditometro, che ha ormai una ventina d’anni ma che è stato completamente rinnovato: «Prima dice ancora Magistro – indagavamo su redditi sospetti valutando il tenore di vita delle persone alla luce di 7-8 parametri di riferimento.

Ora ne abbiamo messi a punto un centinaio: non solo auto, barche, cavalli, spese, ma anche iscrizione a club e palestre esclusivi, scuole private dei figli, eccetera. Nessuno pensi di farla franca alla leggera». Qualcuno invece ci prova, non si sa mai. E allora c’è una ricetta anche per i cittadini: non vi danno la ricevuta fiscale? – spiegano all’Agenzia delle Entrate – tanto chiedetela e se non ve la danno o se incrementano la cifra – «sa c’è l’Iva!» – rivolgetevi alla Guardia di Finanza (pronto intervento 117), oppure mandate il tutto all’Agenzia. «Stamattina mi è arrivata una segnalazione proprio sulla mia mail dice Magistro – che hanno trovato sul sito dell’Agenzia. L’ho letta e l’ho girata a chi di dovere: il controllo è scattato subito. Che vuole: controllare 3 mila grandi società è relativamente facile, 70 mila piccole aziende lo è un po’ meno ma si può fare. Ma 5 milioni di partite Iva, senza l’aiuto dei cittadini, come si fa?».

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