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ALITALIA.VELTRONI:”TRATTARE CON AIR FRANCE” . BERLUSCONI : “IO NON C’ENTRO PIU’ NIENTE”

Posted by irpinianelmondo su marzo 30, 2008

30.3.2008 –  Mentre i sindacati sembrano puntare sulla trattativa con Air France, il mondo politico resta diviso sul destino di Alitalia: Walter Veltroni si schiera in favore del negoziato con Parigi, ma chiede che Malpensa sia salvaguardata; mentre Silvio Berlusconi, pur confermando di credere nella cordata italiana, appare in difesa e osserva: “Io non c’entro più nulla, ormai la palla è nelle mani degli imprenditori“. La trattativa coi francesi, sottolinea da Brescia il leader del Pd, deve proseguire perché è unica e autentica, ma deve essere “salvata al contempo Malpensa perché in un grande Paese ci possono essere due grandi aeroporti”. Sull’aeroporto lombardo, aggiunge Veltroni, “non si può scherzare perché ci sono esuberi ed esuberi significa disoccupazione”. Tuttavia, sottolinea, con Air France “é stata aperta una procedura pubblica, ed è bene che questa procedura vada avanti”. Il candidato premier del Pd attacca quindi il Cavaliere: “Qualcuno si è comportato come Fregoli”, dice Veltroni senza citare il diretto avversario. “Ha annunciato che esisteva una cordata, poi questa cordata era difficile da fare, poi ci ha messo dentro i parenti, poi, naturalmente, erano i giornalisti che avevano capito male. Infine ai giornali si è detto che c’erano quattro imprenditori pronti a parteciparvi, in un’ora e mezza è arrivata la smentita di tre”. Critiche rilanciate anche da Massimo D’Alema. Sottolineando che “il rischio vero è che Alitalia fallisca”, il ministro degli Esteri attacca Berlusconi: “La cosa stupefacente è che dopo un anno che questa procedura è aperta, dopo non aver proposto nulla, si è accorto in campagna elettorale che c’é il problema dell’Alitalia”. Ma Berlusconi, pure se con un pizzico di prudenza in più rispetto ai giorni scorsi, mantiene la stessa linea: “La cordata è nei fatti e sono sicuro che si realizzerà“, dice da Catanzaro. “Io però – aggiunge cauto – non c’entro nulla, ormai la palla è nelle mani degli industriali italiani”. La proposta italiana, aggiunge, si concretizzerà solo dopo la chiusura della trattativa con i transalpini (anche se Franco Frattini, vice presidente della Commissione Ue, ritiene che la cordata possa “materializzarsi” già la prossima settimana). Un negoziato che però, sottolinea Berlusconi, non deve concludersi perché la proposta è “inaccettabile e persino offensiva”, visto che “porterà i turisti cinesi a Parigi”. Della stessa opinione Gianfranco Fini. “Qui non siamo a una trattativa, il rischio reale è di una svendita ad Air France”, osserva il presidente di An. Intanto, Roberto Calderoli (Lega) annuncia una “cordata padana”. “Non faccio i nomi di chi ha già detto di sì per non bruciare la possibilità che altri si aggiungano”, precisa però. Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, commenta ironico: “Se ci saranno i cavalieri bianchi per Alitalia che almeno mettano soldi loro, perché di cavalieri con i soldi pubblici non ne abbiamo proprio bisogno”. E poi, con una stoccatina al Cavaliere, aggiunge: il dossier Alitalia “é stato un pianto sulla scrivania di Berlusconi per cinque anni”. Duro anche Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, secondo il quale nell vicenda “Berlusconi è stato peggio del mago Do Nascimento: ha ingannato gli italiani due volte, prima facendo credere che potesse esistere una cordata, poi che Air France ha offerto di più perché lui ha alzato la voce”. Anche Piero Fassino non lesina critiche al Cavaliere, arrivando ad accusarlo di “turbativa” nel negoziato. Gli risponde Fabrizio Cicchitto (Fi) che ricordando i “saliscendi” del titolo Telecom durante la scalata del “capitano coraggioso” lo ammonisce dal fare lo “spiritoso con tematiche riguardanti l’insider trading”. Polemiche surriscaldate dalle parole del leader della Lega, Bossi, secondo il quale uno dei motivi per cui Berlusconi non investe direttamente in Alitalia è la contrarietà assoluta della sinistra. Pronta la replica di Maurizio Ronconi che chiede a Berlusconi di “‘chiarire o smentire” le frasi del Senatur. 

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