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VERONA. MORTO IL GIOVANE AGGREDITO DAI NEOFASCISTI. IN TRE CONFESSANO L’AGGRESSIONE.

Posted by irpinianelmondo su Maggio 5, 2008

5.5.2008 – Nicola Tommasoli non ce l’ha fatta. Non saprà mai che Digos e Carabinieri di Verona sono riusciti a chiudere il cerchio attorno a quel gruppetto che la notte del primo maggio in centro a Verona l’ha colpito con calci e pugni fino a lasciarlo a terra ormai in fin di vita. Dietro le sbarre sono per ora finiti Raffaele Dalle Donne, detto “Raffa”, 19 anni, di San Giovanni Lupatoto, studente del liceo classico Maffei, il primo a consegnarsi in questura, e due giovani di Illasi, Guglielmo Corsi, 19 anni, metalmeccanico, e Andrea Vesentini, 20 anni, promotore finanziario, fermati la scorsa notte nelle loro abitazioni.

Altre due celle stanno ora aspettando la coppia di ragazzi che manca all’appello, “Peri” e “Tarabuio” come si fanno chiamare, fuggiti in Austria con l’auto della madre di uno di essi, e per la polizia forse già giunti in Inghilterra. Il loro ritorno, dicono gli investigatori, potrebbe essere questione di ore. Per tutti per ora l’accusa è di omicidio preterintenzionale.

Una tragedia che non ha nulla di politico, chiariscono subito gli inquirenti, ma che è figlia dell’intolleranza della sottocultura e della provocazione come stile di vita, dell’odio verso qualcuno che dà fastidio. La dinamica di quanto è successo è ormai chiara, delineata in una conferenza stampa da polizia e carabinieri, come agli atti ci sono le ammissioni fatte dai fermati. La sera del 30 aprile il centro storico di Verona brulica di giovani: pizzerie, pub, wine bar sono al completo. All’interno del Caffé Malta si trovano ‘Raffa’, ‘Peri’ e ‘Tarabuio’.  Sono simpatizzanti dell’estrema destra, ma non vengono considerati esponenti di spicco. Per loro, secondo gli investigatori, la politica rappresenterebbe una sorta di collante, un motivo in più per ritrovarsi. Nonostante questo, ‘Raffa’ e uno dei due ancora non fermato erano già stati finiti nell’inchiesta del procuratore capo Guido Papalia che nel giugno 2007 denuncia per violazione della legge Mancino 16 maggiorenni e un minore. Secondo l’accusa, avevano il ‘vizio’ di aggredire a suon di botte chi, secondo loro, “era diverso”: nel 2006 ne avevano fatto le spese alcuni ragazzi che mangiavano un kebab e un altro che indossava la maglietta ‘terrona’ del Lecce. La notte del pestaggio i tre vengono raggiunti da Corsi, che con loro frequenta la curva sud tra gli ultras del Verona. Accompagna Vesentini. Quest’ultimo, in particolare, dicono gli inquirenti, non avrebbe mai assistito a una partita di calcio e non conoscerebbe gli altri. Verso l’1.30 il quintetto esce dal Caffé per dirigersi in un altro locale che trovano chiuso. Si portano verso Porta Leoni, quando si imbattono in tre amici che stanno fumando.

Per gli investigatori sarebbe stato Corsi a chiedere del fumo: “codino dammi una siga”, avrebbe detto a uno dei tre. Non è invece altrettanto chiaro chi, alla risposta negativa, forse un po’ ironica dei giovani, ha scatenato l’inferno. Sono partiti insulti, schiaffi. Nicola cade e qualcuno gli si avventa contro, colpendolo con dei calci al corpo e al volto. Il ragazzo perde i sensi, ma la violenza continua. Un calcio particolarmente forte da rimbombare nella strada lo colpisce al collo. Compiuta l’impresa, la fuga dei delinquenti, l’allarme lanciato al 118 e quindi ai carabinieri dagli amici di Nicola rimasti leggermente contusi ma soprattutto sotto choc. Nicola viene ricoverato all’ospedale di Borgo Trento con edema cerebrale. “Non è ancora possibile capire chi ha sferrato i calci – sostiene il pm Francesco Rombaldoni che coordina le indagini – sarà possibile ricostruire l’intera sequenza quando tutti i tasselli saranno al loro posto”. Nelle ore successive ‘Raffa’, ‘Peri’ e ‘Tarabuio’ tornano a incontrarsi. “Sono spaventatissimi – racconta il questore di Verona, Vincenzo Stingone – Raffaele riceve una telefonata e praticamente fugge di casa in tuta, senza cambiarsi. Vi farà ritorno solo il giorno dopo.

E’ il padre Sergio a convincerlo a chiamare un legale e a consegnarsi alla polizia”. “Vorrei essere il papà della vittima anziché il padre di mio figlio”, ha detto l’uomo tra le lacrime agli investigatori quando si sono presentati a casa sua . “Il padre di Raffaele ci ha fornito subito la massima collaborazione – ha ricordato il dirigente della Digos, Luciano Iaccarino – mettendo per iscritto, senza esserne obbligato, le responsabilità del figlio”. Con la morte di Nicola ora anche per lui, che di fatto ha voluto stringere le manette ai polsi del suo ragazzo, il fardello è diventato ancora più pesante. Raffaele Dalle Donne è dunque il primo a presentarsi alla polizia: racconta la propria versione dei fatti ma non fa nomi “per non essere scambiato per infame”, spiegano gli investigatori, che limitano la soddisfazione per i risultati in segno di rispetto per la vittima e la sua famiglia. Per domani mattina è prevista l’autopsia, mentre la procura ha dato il nulla osta necessario per il prelievo degli organi. Erano stati i genitori di Nicola ad esprimere il desiderio di donare gli organi ed i tessuti.


VERONA SOTTO CHOC, INCREDULITA’ E SGOMENTO

Incredulità, sgomento, sofferenza, voglia di reagire, desiderio di sicurezza. A Verona i sentimenti si incrociano e si scontrano commentando il pestaggio mortale della notte del Primo maggio. “Un gesto incredibile di un folle – dice Erika Pianegonda, impegata di 32 anni – anzi di un gruppo di pazzi. Non possiamo spiegarlo altrimenti anche se è facile semplificare addebitando il dramma a un colpo di testa”. Più articolata l’analisi di Massimo Favazza, titolare di un ristorante nei pressi di Castelvecchio. “Il centro di Verona è pericoloso – sostiene l’imprenditore – ho lavorato in una famosa enoteca nel cuore della città e ne ho viste di tutti i colori. Anche nel mio locale le porte dopo una certa ora vengono chiuse. Mi fa piacere sapere che agli autori del pestaggio si sia arrivati anche con l’ausilio di telecamere. A Verona sono centinaia ma per questa gente non sono mai abbastanza”. “Una mazzata – dice ancora una donna che vuole mantenere l’anonimato – sono tutti nostri figli e siamo tutti disperati”.

Una Risposta a “VERONA. MORTO IL GIOVANE AGGREDITO DAI NEOFASCISTI. IN TRE CONFESSANO L’AGGRESSIONE.”

  1. Detective said

    Non credevo che l’avrei mai fatto, rivolgermi a un’agenzia d’investigazioni per indagare su alcuni clienti della mia impresa. Chiamatelo istinto, ma certe cose non mi quadravano del tutto e la notte faticavo ad addormentarmi al pensiero che potessi perdere tutto quello che in questi anni sono riuscito ad ottenere. Alla fine non ce l’ho fatta più e ho cercato su internet un’agenzia d’investigazioni, imbattendomi in http://www.guidadetective.it/. Complimenti davvero per l’idea del sito, al giorno d’oggi trovare qualcuno specializzato nelle indagini sul lavoro non è facile. Adesso va tutto molto meglio.

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