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INCHIESTA “L’ESPRESSO”.COMUNE E PROVINCIA DI AVELLINO SI SOTTRAGGONO A CENSIMENTO VIMINALE: IMPIETOSA ACCUSA PER SPRECHI ENTI LOCALI

Posted by irpinianelmondo su maggio 22, 2008

22.5.2008 -È un mostro che non si riesce a domare: diventa sempre più grande e più vorace. Non c’è barriera o dieta che funzioni, nulla può contenerlo: il personale degli enti locali continua ad aumentare.
I dipendenti di comuni, province e comunità montane sono poco meno di mezzo milione. Il censimento realizzato dal ministero dell’Interno ne ha contati 420 mila, ma ci sono 711 amministrazioni (su un totale di 8.709) che si sono sottratte persino alle domande del Viminale, incluse realtà importanti come Provincia ( foto)  e Comune di Avellino, Messina e Palermo, e i comuni di Torino, Reggio Calabria, Siracusa e Agrigento. A questo va aggiunto il personale delle società controllate dagli enti che esula dalla radiografia del ministero e che si stima porti il totale molto vicino a quota mezzo milione. Attenzione: la fotografia scattata nove mesi fa, oggi rischia di essere superata. Perché l’organico lievita. E si gonfiano pure gli stipendi, senza nessuna considerazione per il merito o i titoli di studio. Il documento del ministero rappresenta la mappa più dettagliata mai realizzata. E disegna una sostanziale disfatta. Qualunque legge, qualunque iniziativa non riesce a cambiare le cose. Blocco delle assunzioni? Tetti di spesa? Esternalizzazioni? Tutto inutile. Tra cococo, contratti a tempo determinato, consulenti e portaborse degli organi politici, le schiere dei travet si ingrossano. Il mostro cambia solo forma: a forza di promozioni è diventata una piramide capovolta, che ha sempre più dirigenti e sempre meno semplici dipendenti.

Un terzo in stipendi
Anzitutto, il censimento ci svela per la prima volta quanto gli enti locali sborsano ogni anno in stipendi per dipendenti e collaboratori. E la percentuale è significativa: il 32 per cento delle proprie risorse. Ciò significa che un terzo del budget a loro disposizione, province, comuni e comunità montane lo spendono in buste paga. Ma per avere un’idea concreta del fiume di denaro che sgorga dalle loro casse bisogna sfogliare un altro documento, la ‘Relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali’ che ogni anno viene stilata dalla Corte dei conti. Lì si legge che nel 2006 gli enti locali hanno speso 18,3 miliardi per la forza lavoro, che i comuni fanno la parte del leone (ben 15,9 miliardi). E che oltretutto l’esborso per gli stipendi è in crescita rispetto all’anno precedente: dell’11,6 per cento per i comuni e del 10,6 per cento per le province.

Il Bengodi dei premi
Tutti le vogliono abolire, ma le province godono invece di un record, quello dei più sostanziosi premi di produzione assegnati al personale. Dalle tabelle salta gli occhi un picco remoto, irraggiungibile: ben lontane dai 95 mila euro della media nazionale e dai 91 mila dei comuni, ogni amministrazione provinciale elargisce in media 784 mila euro. Se queste gratifiche fossero legate alla produttività o alla qualità dei servizi, si tratterebbe di una buona notizia. Il guaio è che la principale funzione di questi enti pare essere l’auto-sostentamento. Lo si legge, senza troppi giri di parole, nel dossier del Viminale: “Le amministrazioni più ‘vicine’ al territorio impegnano il personale soprattutto per produrre servizi per i cittadini e le imprese, a differenza degli enti, come le province, che dispongono quasi del 40 per cento del proprio personale per far funzionare la macchina amministrativa”.

In poche parole quasi la metà di loro non lavora per il cittadino, bensì per tenere in piedi l’apparato. Si tratta di 48.843 dipendenti di 108 province. Non è un caso che nell’ultima campagna elettorale Pd e Pdl abbiano parlato esplicitamente di una loro possibile abolizione. Ma questo che cosa comporterebbe? “Sopprimerle oggi richiede una riflessione. Bisogna andare verso un’integrazione”, spiega Raffaele Costa, presidente della Provincia di Cuneo, e da vecchio liberale critico nei confronti di questo ente. Secondo Costa, più che cancellarle occorre “unificare laddove sia possibile province, prefetture e comunità montane, in particolare nelle aree metropolitane. L’importante è arrivare a una semplificazione, rimuovendo i troppi gradini oggi esistenti”. Gradini come quelli delle tanto vituperate comunità montane, uno dei bersagli preferiti degli strali anti-casta. In Italia sono 368, con 5.544 dipendenti, che tutti insieme costano quasi 200 milioni di euro l’anno.

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