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PACCHETTO SICUREZZA .L’ANM ATTACCA IL GOVERNO: “SONO MISURE DANNOSE “

Posted by irpinianelmondo su giugno 6, 2008

6.6.2008– Il loro leader lancia l’allarme dalla tribuna del congresso, e per alcune delle norme più contestate del ‘pacchetto sicurezza’ la bocciatura delle toghe è esplicita: introdurre il reato di clandestinità creerebbe “gravissime disfunzioni per il sistema giudiziario e per il sistema carcerario”, avverte subito il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, aprendo i lavori della 29esima assise del ‘sindacato’, ascoltato anche dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, ospite d’onore stamattina nella Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma. Parole, quelle del pm capitolino di ‘calciopoli che da qualche settimana guida l’Anm, che i colleghi condividono in pieno. Troppe le “perplessità” sulle norme che il governo ha messo, o la maggioranza ha in mente, di mettere in campo sulla questione. Anche sulla ‘novità’ della giornata: prostitute inserite tra le persone pericolose per la sicurezza, quindi da espellere. “Non si può colpire l’anello debole”, è la risposta di molti dei giudici presenti al congresso: semmai, bisogna puntare a colpire “gli sfruttatori”, a “smantellare le organizzazioni criminali” che sfruttano queste donne. E’ lo stesso Palamara, terminata la relazione, a respingere l’ipotesi: “La piaga del nostro Paese è lo sfruttamento, sono le prostitute che diventano vittime, il traffico di esseri umani”. “Sono questi gli aspetti prevalenti” del fenomeno, evidenzia il leader dell’Anm, convinto che “l’obiettivo principale del legislatore e dei magistrati deve essere quello di individuare gli sfruttatori”. Il ‘no’ alle misure del pacchetto, in primis quel reato di immigrazione clandestina che mette a rischio la tenuta del sistema e appare impraticabile, mette insieme le diverse ‘anime’ della magistratura. E’ esplicita la leader della corrente di sinistra, Md, Rita Sanlorenzo: la strategia dell’intervento contro i clandestini è sbagliata, si crea solo “più illegalità e disegualianza”. Il “buon senso”, le fa eco il procuratore di Venezia Vittorio Borraccetti, dovrebbe sconsigliare di introdurre un nuovo reato come quello della clandestinità, che è “di dubbia utilità” e sostanzialmente impraticabile: “Se arriva un barcone pieno di immigrati, che facciamo? Li arrestiamo tutti?”, chiede. E suggerisce: l’unico “rimedio” è proseguire sulla strada delle “espulsioni immediate”, dei “rimpatri fisici”, che vale anche per le prostitute clandestine. Di fronte allo “spettacolo angosciante” della prostituzione, dice il sostituto pg della Cassazione Vito D’Ambrosio (Movimento per la giustizia), non si può scegliere di “scaricare tutto sull’anello più debole”, così è “più facile ma non si risolve nulla”. Semmai, bisogna impegnarsi per “eliminare lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione”. La via, rilancia il pm romano Paolo Auriemma, che negli anni si è occupato spesso proprio di inchieste sulla prostituzione, è infatti quella di “colpire, smantellare le organizzazioni criminali che gestiscono il giro di prostitute, la maggior parte delle quali sono straniere”. Per farlo però, segnala, non si può pensare di “restringere le possibilità di indagare, ad esempio con le intercettazioni”. Auriemma condivide le critiche al reato di clandestinità: “Il legislatore dovrebbe chiedersi se la giustizia è in grado di reggerne l’impatto”. “Rischiano di restare grida manzoniane”, gli dà man forte il collega Antonello Racanelli, anche lui pm a Roma, rappresentante della corrente più moderata, Magistratura indipendente: la questione della sicurezza, infatti, “si accompagna all’efficienza della giustizia”, che non può essere assicurata con scelte di cui “il sistema non regge l’impatto”. “Le nostre perplessità nascono dall’esperienza quotidiana”, ci tiene a precisare Racanelli per rispondere a chi accusa i magistrati di invasione di campo. “Ognuno ha le sue responsabilità, il Parlamento è sovrano, se queste leggi saranno approvate i magistrati le applicheranno”, assicura. Più diretto il ‘no’ al reato di clandestinità di D’Ambrosio: “Per me è incostituzionale, ma anche il presidente del Consiglio ha riconosciuto che comunque è irrealistico. Lo strumento non funziona, come è possibile arrestare in flagranza e processare per direttissima gli immigrati che arrivano ad ondate sui barconi?”. Il “punto debole” del sistema sta nel meccanismo di espulsione, osserva il pm di Santa Maria Capua Vetere Carlo Fucci, ex segretario dell’Anm: introdurre il reato “non risolve il problema, non pone alcun freno, è una strategia sbagliata”. Così come, sostiene ancora, non va bene prendersela con le prostitute: sono “l’anello più debole, come possono essere una minaccia per la sicurezza pubblica?”.

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