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CASSAZIONE: POSSIBILE USARE LA VIDEOCAMERA PER INCASTRARE IL VICINO MALEDUCATO

Posted by irpinianelmondo su giugno 14, 2008

14.6.2008 .La Cassazione offre un’arma importante per smascherare i vicini di casa molesti. E, con una sentenza della Quinta sezione penale, dà l’ok al ‘grande fratello’ per inchiodare i condomini maleducati. Sì, dunque, alle videoriprese con telecamere dall’interno dell’appartamento a patto che l’area interessata dalla videoregistrazione, chiarisce la Suprema Corte, “ricada nella fruizione di un numero indifferenziato di persone” e non attenga “alla sfera di privata dimora di un singolo soggetto”.

La Quinta sezione penale (sentenza 22602) fa un puntuale elenco dei luoghi nei quali si può spingere l’occhio del ‘grande fratello’. E ricorda che sono “probatoriamente utilizzabili le videoregistrazioni effettuate dalla parte offesa di reiterati atti vandalici e di danneggiamento ai danni della porta del proprio appartamento, della porta dell’attiguo garage e della cassetta postale antistante l’ingresso dell’appartamento, dal momento che – sottolinea piazza Cavour – l’area interessata dalle videoregistrazioni, operate con telecamera sita all’interno dell’appartamento, ricade nella fruizione di un numero indifferenziato di persone e non attiene alla sfera di privata dimora di un singolo soggetto”.

Inoltre, spiegano gli ‘ermellini’, “con specifico riferimento a riprese effettuate dalla pubblica via verso l’ingresso di un privato edificio” vanno “considerate legittime, e pertanto utilizzabili, le videoregistrazioni dell’ingresso e del piazzale di accesso a un edificio sede dell’attività di una società commerciale, eseguite dalla polizia giudiziaria dalla pubblica strada, mediante apparecchio collocato all’esterno dell’edificio stesso, non configurando esse un’indebita intrusione né nell’altrui privata dimora, né nell’altrui domicilio, nozioni che individuano una particolare relazione del soggetto con il luogo in cui egli vive la sua vita privata, in modo da sottrarla a ingerenze esterne, indipendentemente dalla sua presenza”.

In questo caso, annota la Cassazione, “si deve escludere una intrusione tanto nella privata dimora quanto nel domicilio” dal momento che “le videoriprese si sono svolte tramite camera esterna all’edificio, del quale si inquadravano l’ingresso, i balconi e il cortile”. Ovviamente, avverte ancora la Suprema Corte, il ‘Grande fratello’ non può essere ammesso, “senza motivata autorizzazione del pm”, negli ambienti nei quali “è garantita l’intimità”. Ad esempio “nei bagni pubblici, nei camerini, o nei privé di un night club”.

Ad indurre i supremi giudici a fare chiarezza sul tema delle videoriprese, il caso di un calabrese, Vincenzo B., accusato di essere stato un messaggero di un’associazione malavitosa sulla base di videoriprese effettuate nel cortile dell’abitazione. In questo caso la Suprema Corte ha giudicato “legittime” le riprese con la telecamera in cortile, e ha rinviato il caso perché il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, nel confermare la custodia cautelare per l’indagato, non ha chiarito i “dati fattuali” secondo i quali Vincenzo B. sarebbe stato un messaggero della cosca malavitosa.

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