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MEDICINA: LA PILLOLA ANTICONCEZIONALE RIDUCE DEL 70% RISCHIO TUMORE ALLE OVAIE

Posted by irpinianelmondo su giugno 26, 2008

26.6.2008-  La contraccezione ormonale (pillola, anello e cerotto) protegge dal tumore dell’ovaio. Lo dice uno studio condotto su oltre 300 mila donne nel mondo e pubblicato di recente dalla rivista The Lancet. Secondo questo studio, i cui risultati sono stati presentati congresso straordinario dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani, AGUI, che si è aperto oggi a Cagliari e condotto da epidemiologi britannici dell’Università di Oxford, i contraccettivi ormonali costituiscono le armi di prevenzione più efficaci contro i tumori dell’apparato riproduttivo e non solo. Sembra, infatti, che oltre che sul tumore dell’ovaio, l’efficacia protettiva riguardi anche il tumore del colon. “Si tratta di un risultato molto importante – ha detto Gian Benedetto Melis, ordinario di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Cagliari, intervenendo al Congresso – che metterà fine alla cattiva informazione, alla conseguente scarsa fiducia delle donne e degli stessi medici, nei confronti del trattamento contraccettivo ormonale e anche della terapia ormonale sostitutiva in menopausa. Non va dimenticato – ha continuato Melis – che il tumore ovarico, essendo di difficile diagnosi, è un killer silenzioso che viene scoperta spesso in fase avanzata e che quindi, nonostante le cure di ultima generazione, lascia poche speranze di guarigione”. In Italia il carcinoma ovario colpisce ogni anno 5mila donne e ne uccide oltre 2.700. Gli esperti sono convinti che la terapia ormonale, utilizzata non solo a scopo contraccettivo, possa rappresentare la via da percorrere per prevenire una malattia difficile da diagnosticare ma caratterizzata da una forte familiarità. La protezione, secondo Melis, potrebbe arrivare fino al fino al 60-70 per cento “Ciò significa – ha sottolineato – che 6-7 tumori su 10 potrebbero non insorgere grazie dall’uso dei contraccettivi ormonali”. In Italia, però, la contraccezione ormonale è ancora poco diffusa. Ad eccezione della Valle d’Aosta e della Sardegna, in linea con gli altri paesi europei la sua diffusione tra le donne in età fertile non supera il 15-20 per cento, contro una media dell’Europa centro-settentrionale superiore al 30-35 per cento. I ginecologi riuniti al congresso sono tutti d’accordo nel ritenere che molto deve ancora essere fatto per diffondere la fiducia nei confronti non solo di una contraccezione corretta ed efficace (che, oltre a proteggere la salute, ridurrebbe il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza), ma anche della terapia ormonale sostituiva, importante alleato della salute e del benessere della donna nel delicato periodo post menopausale, fra i 50 e i 59 anni.

 

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