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INCIDENTI SUL LAVORO.RISARCIMENTO PER I MORTI DELLA THYSSEN E RICHIESTA DANNI ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME DELLA UMBRIA OLII

Posted by irpinianelmondo su giugno 30, 2008

30.6.2008  I morti per incidenti sul lavoro non sono tutti uguali.  Per i poveri operai della  Thyssen Krup l’azienda ha riconosciuto un risarcimento di 14 milioni di euro  ,per gli altri ragazzi morti nel rogo della Umbria Olii di Terni l’azienda ha  addirittura richiesto 35 milioni di risarcimento alle famiglie delle vittime .Ecco i singoli casi

THYSSEN KRUPP .Alla fine si sono messi d’accordo con la Thyssenkrupp, ma senza gioia e senza soddisfazione: più di uno, anzi, dopo la firma è scoppiato in un pianto che ben poco aveva di liberatorio. I familiari dei sette operai morti a Torino nel rogo dello scorso 6 dicembre sono sfilati questa mattina alla direzione provinciale del lavoro per sottoscrivere la proposta della multinazionale di versare una somma a titolo di risarcimento: 12 milioni e 970 mila euro da suddividere tra 29 persone, in cambio della rinuncia a costituirsi parte civile nel processo che comincia domani.

Non sono mancate le scene di commozione, i piccoli mancamenti. E dalle parole di chi ha firmato è emersa tutta la fatica di accettare la conclusione della vicenda. “Non è una questione di soldi – afferma la signora Isa, la mamma del trentaduenne Roberto Scola – perché niente potrà restituirmi quello che ho perso. Gli avvocati dicono che è un nostro diritto e sarà pure così, ma io so che molte famiglie non volevano accettare, e se lo hanno fatto è per i figli, per garantire loro un futuro”.

Non è stato facile compiere il passo. In due si sono convinti solo dopo avere scritto a Raffaele Guariniello, il magistrato che ha coordinato le indagini, ed essere stati rassicurati: “niente paura, il processo si farà regolarmente anche se voi non sarete parte civile”. Ad Alessandro Marzo, 22 anni, è morto il papà, Rocco: “Ci siamo messi nelle mani dei legali, hanno fatto quello che dovevano fare, ci hanno detto che questa è la legge e stop, va bene così. Io però ho perduto mio padre, e tutti i giorni, ogni ora, ogni minuto devo portare un peso che non auguro a nessuno. Non mi conforta nemmeno pensare che forse qualcuno verrà condannato”. A una pena che, comunque, Isa chiede che sia “di esempio e di avvertimento per tutti, visto che non si possono spezzare le vite di sette ragazzi in questo modo”. Renato Ambrosio, il numero uno della squadra di avvocati che ha gestito le difficilissime trattative, adesso spiega che “la somma è di gran lunga superiore a quella liquidata normalmente dai tribunali in base alle loro tabelle”. Al risultato si è giunti partendo con la “minaccia” di chiedere all’azienda, in una causa vera e propria, il riconoscimento – e sarebbe stata la prima volta in Italia – del “danno punitivo” e del “danno esemplare”, come da tempo avviene negli Stati Uniti. Ad ogni famiglia andrà una somma differente.

Per individuarla, i legali hanno svolto una serie di interviste ai parenti delle vittime e hanno tracciato una serie di parametri: il numero dei figli, la durata dell’agonia della vittima, la presenza di congiunti che hanno potuto affrontare la sofferenza solo con l’aiuto di uno specialista, e altro. Due familiari dell’operaio Rosario Rodinò non hanno firmato perché la Thyssenkrupp non li ha riconosciuti come “aventi diritto”: chiederanno di costituirsi parte civile insieme a un’ottantina di colleghi delle vittime, alla Regione, alla Provincia e al Comune. “Dobbiamo essere grati alla procura – dice l’avvocato Luigi Chiappero – per la velocità con cui ha condotto le indagini, permettendoci di disporre molto presto di tutti gli elementi necessari al nostro lavoro”.

E davanti al gup Francesco Gianfrotta, cominceranno ad essere discusse le 200 mila pagine dell’inchiesta dei pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso. Sei i dirigenti Thyssenkrupp sotto accusa: e sul più alto in grado, l’ad Harald Espenhahn, pesa un’imputazione, l’omicidio volontario con dolo eventuale, che in caso di rinvio a giudizio comporterebbe un processo in Corte d’Assise

L’UMBRIA OLII CHIEDE IL RISARCIMENO DEI DANNI ALLE FAMIGLIE DEGLI OPERAI MORTI  “E’ come se mio marito fosse morto un’altra volta…”: Morena Sabatini, vedova di Maurizio Manili, titolare della ditta di impiantistica deceduto insieme ad altri tre operai nell’esplosione avvenuta alla Umbria olii il 25 novembre 2006(rpt 25 novembre 2006), parla con voce calma ma ferma della richiesta di risarcimento, oltre 35 milioni di euro, da parte della stessa azienda nei confronti dei parenti delle vittime e dell’unico sopravvissuto. Un’iniziativa sulla quale oggi sono riprese le polemiche. Proprio nel giorno in cui la ThyssenKrupp si è impegnata a versare complessivamente 12 milioni e 970.000 euro alle famiglie delle sette vittime del rogo di Torino.

Morena Sabatini sceglie di non commentare ulteriormente l’iniziativa della Umbria Olii, limitandosi a spiegare di essere “veramente indignata” per quanto successo. L’avvocato Sandro Parroni, che insieme al figlio Dino rappresenta la famiglia Manili e la società, sottolinea invece che la richiesta di risarcimento danni (che coinvolge anche l’assicurazione della ditta Manili) si basa su un accertamento tecnico svolto in sede civile “ancora sub judice”. Il 15 luglio prossimo è infatti fissata un’udienza davanti al presidente del tribunale di Spoleto per decidere in merito ad alcune eccezioni degli stessi legali.

Quattro giorni prima il gip di Spoleto dovrà decidere se rinviare a giudizio il titolare della Umbria Olii Giorgio Del Papa per omicidio colposo plurimo, disastro colposo, e violazioni a norme per la sicurezza del lavoro, con l’aggravante della colpa con previsione dell’evento. Un procedimento dal quale l’azione civile “ha l’evidente finalità di distogliere l’attenzione” per gli avvocati Giovanni Bellini e Francesca Di Maolo legali della famiglia di Tullio Mottini, un altro dei operai morti a Campello. Rabbia e sgomento per la decisione della Umbria Olii è stata invece espressa dal segretario generale della Flai-Cgil, Franco Chiriaco che parla di “insulto alla dignità umana” delle vittime.

Una richiesta “inaccettabile e assurda” secondo i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Paola Agnello Modica, Renzo Bellini e Paolo Carcassi. “Non c’é limite alla vergogna” sostiene invece Pino Sgobio, della segreteria del Pdci. “Un Paese civile – afferma – dovrebbe rispondere per le rime a questa richiesta mostruosa”.

ANSA

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