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SICUREZZA E INTERCETTAZIONI.SCONTRO TOTALE. DI PIETRO: ” SILVIO COME MUSSOLINI”

Posted by irpinianelmondo su luglio 3, 2008

3.7.2008 /Continua lo scontro politico-istituzionale sulla giustizia. Dopo il parere negativo del Csm sulla norma blocca-processi, ha agitato ancor di più le acque l’intenzione del premier di ricorrere al decreto legge per le intercettazioni, nonostante sia già stato presentato in Parlamento un ddl sulla stessa materia. E il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, oggi conferma: “Specie dopo le ultime intercettazioni la necessità e l’urgenza sono sotto gli occhi di tutti. Bisogna valutare e lo faremo nelle prossime ore, la praticabilità parlamentare in vista della pausa estiva”. Ma sull’ipotesi decreto pare ci sia stata una frenata del presidente della Camera Gianfranco Fini.

 

Venerdì ci sarà il consiglio dei ministri ma l’ordine del giorno non è ancora noto, quindi non si sa se il tema sarà affrontato. Intanto a stemperare i contrasti arriva dal Quirinale il via libera alla presentazione del ddl sulla immunità per le alte cariche. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha infatti autorizzato oggi la presentazione alle Camere del disegno di legge in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato.

 

Sul versante delle intercettazioni Italo Bocchino (Pdl) sostiene che “quanto accaduto in questi giorni certamente costituisce quei requisiti di necessità ed urgenza che potrebbero indurre il governo a varare un decreto legge sulle intercettazioni”. Mentre Anna Finocchiaro (Pd) dice ‘no’ ad un decreto: “La questione è troppo seria perchè, a causa della fretta di qualcuno, si possa affrontare in modo superficiale”. Intanto, l’aula della Camera stamattina ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’opposizione al dl sicurezza che comprende la contestata misura ‘blocca-processi’ Saranno un centinaio gli emendamenti del Pd.

 

Duro Antonio Di Pietro nel suo intervento in aula: ha definito Berlusconi un “incallito furbacchione” che “utilizza il decreto per farsi i cavoli suoi… Che c’azzecca la sospensione dei processi a suo carico con l’aumento dell’illegalità diffusa? O forse ci azzecca, ci azzecca…”. E senza mezzi termini, accusa: se passa questo provvedimento, la “dittatura è alle porte”. Il tema della giustizia probabilmente è stato al centro del pranzo che si è svolto tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

 

Ma ad agitare le acque ci sono anche altre due questioni. Le dure parole di Paolo Flores D’Arcais contro Veltroni e Napolitano, l’uno accusato di aver rivolto critiche “di miserabile volgarità” alle posizioni dei ‘girotondini’ e l’altro di aver inviato al Csm una lettera “vergognosa”, scatenano un vespaio nel centrosinistra, tanto che Di Pietro difende il Capo dello Stato. FI, con il coordinatore Verdini e il portavoce Capezzone, critica invece il vicepresidente del Csm, Mancino.

 

INTERCETTAZIONI, FINI FRENA SUL DECRETO

Un incontro di un’ora, un faccia a faccia fissato alcuni giorni fa in occasione di un altro pranzo a Montecitorio. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si sono dati appuntamento per oggi alla Camera, alla presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.

 

Nel faccia a faccia nel corso del quale non sono mancati i riferimenti all’attualità politica, a partire dal nodo delle intercettazioni. Ieri il premier aveva rilanciato l’ipotesi di procedere per decreto. Secondo quanto si apprende, il presidente della Camera, prescindendo dal merito della questione, avrebbe fatto notare che sarebbe impresa assai ardua trovare spazio per la soluzione del decreto, a causa del calendario già fissato, del fatto che ci si trovi a luglio e del clima che gli ultimi eventi hanno determinato fra maggioranza e opposizione.

 

Durante l’incontro, inoltre, fonti azzurre riferiscono che Berlusconi non avrebbe nascosto tutta la propria irritazione per lo scontro in atto sulla giustizia, e avrebbe ribadito la necessità di “andare fino in fondo” sul tema. Fini, dal canto suo, avrebbe sottolineato la necessità di ricercare “la massima concordia possibile fra le Istituzioni”, a partire dal rapporto con il Quirinale.

 

In apertura dell’incontro il presidente della Camera avrebbe ribadito direttamente a Berlusconi le proprie perplessità per le dichiarazioni rese ieri dal premier, alla base dell’incidente con il Colle e che secondo indiscrezioni lo stesso Fini aveva definito “improvvide”.

 

In serata la questione dell’ingorgo si è mescolata ai rilievi politici avanzati dall’opposizione. Walter Veltroni e Pier Ferdinando Casini hanno scritto al presidente della Camera per chiedergli di “salvaguardare il ruolo e la dignità del Parlamento garantendo i tempi e le modalità necessari ad affrontare temi e concrete questioni che riguardano da vicino la vita di milioni di famiglie italiane”.

 

La replica di Fini è arrivata in modo indiretto, ma non si è fatta attendere. Da ambienti della Presidenza, infatti, si è fatto notare che i tempi sono stati ampiamente garantiti e sono in linea con quanto accaduto in passato. Il calendario dei lavori di luglio, hanmno sottolineato dalla Presidenza, è stato fatto con il massimo sforzo da parte della Presidenza stessa, per contemperare l’esigenza di una particolare intensità ed efficienza dell’attività dell’Assemblea con quella di assicurare spazi e tempi di dibattito previsti dal regolamento.
 

QN

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