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CASSAZIONE. E’ REATO DIRE AD UN DIPENDENTE : “NON CAPISCI UN C….”. ECCO ALCUNI PRECEDENTI

Posted by irpinianelmondo su luglio 25, 2008

25.7.2008-Stiano attenti i ‘capi’ che al lavoro apostrofano un dipendente con la frase ‘non capisci un c..’: rischiano una condanna per il reato di ingiuria. Alle posizioni gerarchiche più alte, infatti, è dovuta, per il ruolo rivestito, una certa ‘continenza espressiva’. Lo si evince da una sentenza della Quinta Sezione Penale della Cassazione che ha rigettato il ricorso di Sebastiano C., responsabile di una società in provincia di Catania, portato in giudizio da una sua dipendente.

La Corte d’Appello di Catania, aveva ‘salvato in calcio d’angolo’ il capo dichiarando la prescrizione del reato ma confermandone però le ‘statuizioni civili’. Sebastiano ha fatto anche ricorso in Cassazione sostenendo che “in ragione dell’evoluzione dei costumi e del mutamento del linguaggio quella frase era l’equivalente rafforzativo di ‘lei non capisce nulla’”, del tutto innocente, quindi, che stava a significare un ‘lei non ha compreso quello che io ho scritto’ trattandosi di una discussione nata per un ordine di servizio sugli straordinari.

La Cassazione, però, nella sentenza n.31388, ha ritenuto il ricorso ‘inammissibile perche’ tendente ad una rivalutazione della effettiva potenzialità offensiva dell’espressione” che nel merito era stata già valutata dai giudici di primo grado, tra l’altro “tenendo conto del rapporto gerarchico che legava il capo alla dipendente, rapporto che avrebbe dovuto, oltre tutto, indurre il primo ad una attenta continenza espressiva”.

I PRECEDENTI

Con la sentenza che stabilisce che un capo non può dire ad un dipendente che ‘non capisce un c…’ la Cassazione aggiunge un altra pagina alle tante già scritte sul problema degli scontri verbali tra dipendenti e dirigenti. Eccone alcune:

– COMANDATO DA UN BAMBINO – 11 giugno 2003: la Cassazione conferma la condanna per ingiurie per un maresciallo dei carabinieri che, rivolto ad un suo superiore, aveva detto:”Ho 35 anni di servizio e devo essere comandato da un bambino”.

– DELINQUENTE
– 19 gennaio 2007: la Sezione lavoro della Cassazione boccia il ricorso di un impiegato che aveva perso il posto per aver detto “delinquente” a un proprio superiore, dopo un diverbio col responsabile del personale della società finanziaria dove lavorava.

– LETTERE AI SUPERIORI – 11 giugno 2007: la Cassazione conferma una condanna per abuso di ufficio e diffamazione per il capo di un ufficio della pubblica amministrazione di Cagliari che inviava ai dirigenti più alti in grado lettere nelle quali offendeva la reputazione e la professionalità del personale che lavorava con lui.

– M’HAI ROTTO LI CO… – 14 novembre 2007: la Cassazione conferma la condanna per ingiurie per un dirigente di una società romana che aveva criticato un suo subordinato, durante l’orario di lavoro, usando “espressioni volgari” tra cui “mò m’hai rotto li co…, io voglio sapé te che ca… ci sta a fà qua dentro, che nun fai un cacchio”.

– NON SA FARE IL SUO LAVORO – 12 dicembre 2007: la Cassazione conferma la condanna per diffamazione per una psichiatra che aveva pronunciato contro il suo direttore di un Centro di Salute Mentale frasi del tipo ‘non sa fare il proprio lavoro’ ed è ‘completamente assente’.

– BASTARDE FIGLIE DI P…
– 21 febbraio 2008: la Cassazione conferma il licenziamento del capo reparto del settore macelleria di un supermercato milanese, che era solito mortificare alcune lavoratrici con frasi del tipo “bastarde, figlie di p…, toglietevi dai c…, vi faccio licenziare”. 

ansa

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