www.irpinianelmondo.it

politica cronaca arte cultura turismo gastronomia…. e molto altro ancora

CASSAZIONE. BATTUTE PESANTI E PROLUNGATE DEL CAPO: E’ MOBBING

Posted by irpinianelmondo su settembre 12, 2008

12.9.2008-“Le battute grossolane” e “le frasi deprecabili” contro i dipendenti, “che mai un superiore
gerarchico dovrebbe proferire nei confronti di un sottoposto” possono, insieme ad altre vessazioni, essere mobbing. La Corte di Cassazione con la sentenza 22858 ha accolto con rinvio il ricorso di una dirigente: la donna era oggetto di continue offese da parte del suo direttore, che l’aveva privata della scrivania e dell’armadio, trasferendola in un open space insieme agli altri dipendenti.

La donna aveva trascinato l’azienda di fronte al Tribunale di Torino chiedendo 800 milioni delle vecchie lire a titolo di risarcimento dei danni subiti per il comportamento del suo direttore qualificabili anche, aveva detto, “come mobbing”: si trattava di “avances sessuali, minacce,
ingiurie, sottrazione di responsabilita’ lavorative, demansionamento e illegittimo trasferimento”. Il Tribunale le diede torto e anche, a novembre del 2004 la Corte d’appello di Torino: per i giudici di merito i fatti non erano provati e poi, a loro parere, le presunte vessazioni erano durate sei mesi. Troppo poco per configurare un comportamento da mobbing.

Contro questa decisione la dirigente ha fatto ricorso in Cassazione e lo ha vinto.

Ora il caso torna sul tavolo della Corte d’appello, che per arrivare alla sentenza dovrà tener presente che “le frasi a dir poco deprecabili pronunciate dal direttore, (personaggio abituato a battute grossolane) e che mai un superiore gerarchico dovrebbe proferire nei confronti di un
sottoposto” pesano sull’accertamento del mobbing. E poi, il fatto che la condotta si fosse protratta per soli sei mesi non esclude l’illecito da parte del superiore dal momento che “se è vero che il mobbing non può realizzarsi attraverso una condotta istantanea è anche vero che un periodo di sei mesi è più che sufficiente per integrare l’idoneità lesiva della condotta nel tempo”.

Nel motivare la decisione i giudici di Piazza Cavour hanno fatto un’altra importante considerazione: il datore di lavoro deve anche vigilare e scoraggiare comportamenti di altri
dipendenti o dei capi che in qualche modo vessino il sottoposto.rainews 24

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: