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ARRESTATO SINDACO DI PESCARA ( PD ) . 40 IN TUTTO GLI INDAGATI

Posted by irpinianelmondo su dicembre 16, 2008

16.12.2008- QN – Il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, che è anche segretario regionale del Pd, è stato arrestato dalla polizia giudiziaria su ordine della procura della repubblica di Pescara con l’accusa di concussione. Il provvedimento del Gip DFe Ninis, era stato richiesto dal Pm Gennaro Varone
D’Alfonso, che si trova agli arresti domiciliari, è stato arrestato insieme ad altre due persone: l’imprenditore dei servizi cimiteriali di Pescara De Cesaris, l’ex braccio destro del sindaco, Guido Dezio, gia’ arrestato in passato per inchieste in cui D’Alfonso era indagato

D’Alfonso – secondo fonti della Procura – si e’ era dimesso nei giorni scorsi, ma avrebbe annunciato ufficialmente la sua decisione solo oggi.
Voci sull’atrresto di D’Alfonso si erano rincorse per tutta la giornata, ma erano state smentite e lo stesso sindaco aveva emesso una nota in cui affermava che era al lavoro in Comune, poi era apparso anche in televisione. In serata aveva presieduto una giunta.

Le ordinanze di custodia cautelari sono state firmate dal Gip, Luca De Ninis su richiesta del pm Gennaro Varone. Dezio, dirigente dell’ufficio appalti e patrimonio del Comune, era stato arrestato nel maggio scorso con l’accusa di concussione e tentata concussione. Secondo l’accusa avrebbe chiesto denaro alle imprese verso le quali aveva potere di proroga nei contratti di appalto.

Al sindaco di Pescara era già stato notificato più di un avviso di garanzia nell’ambito di diversi filoni di indagini. Il cinque gennaio del 2008 fu interrogato in Procura per quattro ore e il verbale venne secretato. All’epoca fu il costruttore Aldo Primavera a denunciare presunti abusi e favoritismi nei confronti dei “soliti” imprenditori. Disse di aver pagato per anni tutti “ma qui non si sblocca nulla” fornendo alla squadra mobile anche una ‘prova’ contro l’attuale amministrazione: un ‘fondaco’ ad uso gratuito la cui piena disponibilità era all’ex segretario particolare del sindaco, Dezio. Il primo cittadino, ma anche i suoi familiari, furono sottoposti ad accertamenti bancari e patrimoniali.

D’Alfonso, nell’ambito di un’altra inchiesta, è anche accusato di abuso patrimoniale proprio per l’assunzione in Comune di Guido Dezio ad un livello superiore. Dezio, a sua volta, deve rispondere di abuso e falso ideologico perchè avrebbe attestato il falso nel presentare i requisiti per partecipare al concorso.

La terza persona arrestata è Guido Dezio, ex braccio destro del sindaco e dirigente comunale già finito in manette nei mesi scorsi nell’ambito di un’altra inchiesta. Massimo De Cesaris è invece un imprenditore.
 

L’inchiesta riguarderebbe la gestione dei cimiteri affidata da qualche tempo dall’amministrazione ad alcuni privati. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, abuso d’ufficio truffa aggravata ai danni dell’amministrazione e falso ideologico. Tutti e tre gli indagati si trovano agli arresti domiciliari. Ad agire è stata la squadra mobile di Pescara, coordinata dal vice questore Nicola Zupo, e la Polpost.

L’ordinanza al sindaco è stata notificata dagli agenti intorno alle 22.30, mentre il primo cittadino stava rincasando.

 

 ANCHE IL PATRON DI AIR ONE CARLO TOTO TRA GLI INDAGATI

 

Sono 40 complessivamente gli indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura della repubblica di Pescara ( titolare il Pm Gennaro Varone), sulle presunte tangenti negli appalti pubblici, che ha portato ieri sera all’arresto del sindaco Luciano D’Alfonso, che è anche segretario regionale del PD, dell’imprenditore Massimo De Cesaris e dell’ex dirigente al patrimonio del comune di Pescara, Guido Dezio.


Tra gli indagati anche il patron di Air One, Carlo Toto e il fratello Alfonso
. Indagato anche l’imprenditore Dino Di Vincenzo. Secondo l’accusa Carlo Toto e il fratello Alfonso avrebbero fornito al sindaco di Pescara un’auto con autista per tre anni, dal settembre 2004 al gennaio 2007, per ottenere appalti. Dalle indagini, inoltre, sarebbero state trovate tracce di tangenti in denaro, concessione di voli gratis sulla compagnia area Air One, pranzi e cene per circa 11 mila euro. I fratelli Toto, sempre secondo le accuse, avrebbero anche versato finanziamenti a società ed enti ricollegabili in qualche modo a D’Alfonso ( 100 mila euro alla Pro Loco di Lettomanoppello, 100 mila mila euro per acquisito mezzo di soccorso sempre a Lettomanoppello).

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