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L’INPS GLI NEGA LA PENSIONE. L’EX CAPO DELLE BR RENATO CURCIO PROTESTA : ” DOVRO’ LAVORARE ANCORA”

Posted by irpinianelmondo su gennaio 19, 2009

curcio20.01.200 – ADNK -“L’Inps mi ha comunicato che non ho diritto alla pensione“. A protestare è l’ex capo delle Brigate rosse Renato Curcio, 67 anni, che lancia la polemica, ripresa oggi sul ‘Corriere della sera’ e sulla ‘Stampa’: “Sono costretto a lavorare finché potrò. Eppure, io ho lavorato nelle varie carceri, ma risulta che non sono stati versati contributi adeguati. Quindi, non avrò mai un assegno pensionistico”.

Spiega ancora Curcio: “Non ho diritto nemmeno alla pensione sociale, quella di povertà per intenderci, perché sono sposato e mia moglie ha un reddito; quindi, non ho diritto a nulla”.

La seconda moglie dell’ex terrorista – che che non si è mai ‘pentito’ né dissociato ma ha dichiarato chiusa l’esperienza della lotta politica armata – è presidente della cooperativa editoriale ‘Sensibili alle foglie‘, per la quale lo stesso Curcio, che ne è socio, scrive e collabora.

Il reddito della consorte Maria Rita Prette è superiore a quello necessario per permettere al marito di chiedere la pensione sociale.

Sulla questione interviene Lorenzo Conti, figlio del sindaco di Firenze Lando Conti assassinato dalle Br. “Perché Curcio pretende la pensione, quando nemmeno alcune vittime del terrorismo l’hanno ricevuta da questo Stato? – si chiede – Perché Curcio, invece di dedicarsi alla guerra armata e alla rivoluzione proletaria, non si è dedicato come noi tutti a svolgere un normale lavoro? Come mai in tutti questi anni non ha mai chiesto scusa alle vittime del terrorismo che oggi, a stento, riescono a condurre una vita decorosa?”. E promette: “Se lo Stato riconosce a Curcio una pensione, io espatrio in Usa o in Israele“.

La pensione sociale per l’ex leader delle Brigate Rosse ”è un concetto al limite, un po’ temerario”, sottolinea all’Adnkronos Nando Dalla Chiesa, docente di Sociologia della Criminalità Organizzata all’Università di Milano e figlio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che diede un contributo fondametale allo smantellamento delle Br.

‘Non so come è regolata la questione contributiva per i lavori svolti in carcere ma non bisogna dimenticare che il lavoro in carcere è una modalità di attenuazione della pena, un’opportunità offerta in sostituzione della detenzione, volta al reinserimento”, aggiunge Dalla Chiesa, che conclude: ”Se dovevano esserci dei contributi e non sono stati versati, c’è stata una irregolarità ed è giusto che protesti per questa irregolarità. Ma, altra cosa è la pensione sociale, che lo stato riconosce a persone bisognose. Pensare alla pensione sociale come diritto per un terrorista è, a dir poco, contraddittorio”.

”Renato Curcio dice che non ha diritto alla pensione? Vorrà dire che le vittime del terrorismo organizzeranno una colletta…”. Ricorre all’ironia Bruno Berardi, presidente di Domus Civitas, associazione tra le vittime del terrorismo, per commentare all’Adnkronos le dichiarazioni del fondatore delle Br. ”Non posso credere – rileva Berardi – che i nostri politici, in genere cosiì attenti e premurosi con gli ex terroristi, non si siano attivati per assicurare una pensione a Renato Curcio. Una lacuna da colmare assolutamente: ecco perché sono certo che le vittime del terrorismo non mancheranno di intervenire per risolvere il problema di Curcio”.

“Curcio vuole dallo Stato la pensione? Certo: siccome ha lavorato per tutta la vita, adesso è stanco, poverino…“, commenta con l’Adnkronos il generale dei carabinieri Umberto Rocca, gravemente ferito a un occhio e a un braccio nel conflitto a fuoco che portò il 5 giugno del 1975 alla morte di Mara Cagol nella cascina presso Acqui Terme, in Piemonte, frequentata dallo stesso Curcio, che fu poi catturato nel successivo blitz a Milano del 20 gennaio 1976.

“Tante brave persone lavorano tutta una vita, sperando di arrivare alla pensione. Lui, visto che non lo ha fatto prima, lavori adesso e quando avrà raggiunto i contributi necessari per la pensione minima, l’avrà – afferma Rocca – Altrimenti, soffra in silenzio. I nostri figli, oggi, tra crisi economica e lavori precari, neanche lo sanno se un giorno potranno godere di una pensione. Uno come Curcio, che ha un così grande debito verso l’intera collettività, non può certo rivendicare crediti dallo Stato. Ma stiamo scherzando? La sua richiesta di pensione è ridicola, prima ancora che assurda”.

Mentre Isabella Bertolini, componente del direttivo del Pdl alla Camera, annuncia un’interrogazione parlamentare sulla possibile concessione di una pensione a Curcio e afferma che “gli italiani hanno già subito troppe offese. La pensione al capo delle Brigate rosse Curcio sarebbe veramente troppo”.

“Per questo presenterò – continua Bertolini – una interrogazione parlamentare al Governo, per assicurarmi che non sia assegnata alcuna somma a chi ha contribuito a far insanguinare la vita del nostro Paese. Senza considerare, poi, che non si capisce per quale motivo proprio quello Stato che Curcio voleva abbattere con la lotta armata, dovrebbe ora concedergli l’assegno pensionistico. Sono i cittadini per bene, quelli che hanno lavorato tutta la vita – conclude Bertolini – che si conquistano il diritto ad una pensione. Di sicuro non si possono dare premi ai terroristi”.

“Renato Curcio non sa davvero cosa sia la vergogna. Il fondatore di un movimento terroristico che ha insanguinato le strade del nostro Paese per oltre un decennio non puo’ e non deve chiedere nulla a quello Stato che lui ha tentato in tutti i modi di sovvertire ed abbattere”, fa sapere Gabriella Carlucci (Pdl) intervenendo sulle lamentele del fondatore delle Br, in materia di pensione.

E Mario Borghezio, Capo Delegazione della Lega Nord al Parlamento Europeo, ivolge al fondatore delle Br ”un buon consiglio: si rivolga – da ex terrorista noto e ben qualificato anche oltralpe – alle generose e sollecite sorelle Bruni, che già sono amorevolmente ed efficacemente intervenute a favore di Petrella e Battisti: non abbia dubbi, scriva subito, l’Eliseo rispondera”’.

Una Risposta a “L’INPS GLI NEGA LA PENSIONE. L’EX CAPO DELLE BR RENATO CURCIO PROTESTA : ” DOVRO’ LAVORARE ANCORA””

  1. Michele said

    Questo tizio io lo appenderei in pubblica piazza, a una trave, e permetterei a tutti di vendicarsi (lentamente) come meglio credono!

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