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SCUOLA. I TAGLI SI ABBATTONO SULLA REGIONE CAMPANIA : 5.645 CATTEDRE IN MENO

Posted by irpinianelmondo su marzo 25, 2009

scuola-scipero-225.03.2009– coriere mezzogiorno- Il decreto sugli organici, approvato in via definitiva, prevede dal primo settembre un taglio di 9900 posti per la scuola elementare, 15500 alla media e 11000 alle superiori. E non è ancora finita, un ulteriore taglio di 5100 cattedre sarà disposto in organico di fatto. Il totale sarà di 42100 posti in meno. La Campania conquista il primato con 5645 cattedre soppresse, segue la Sicilia con 5020, la Puglia con 3600 e la Calabria con 2800.

Lo scorso anno i tagli furono meno della metà e originarono il disastro che molti ricordano: mobilità spinta al massimo, quasi nessun trasferimento interprovinciale, le supplenze ridotte al lumicino. «Nelle primarie siamo solo all’antipasto – dicono i docenti legati al sindacato scuola «Athena»- , perché partiamo dalle prime classi, nelle secondarie invece siamo ai preliminari perché, nonostante il rinvio della “riforma” al 2010/11, per effetto della saturazione delle cattedre e dell’aumento del numero degli alunni per classe, avremo una riduzione che arriva al Sud all’8% dell’organico 2008/09. I tecnici e i professionali, per via anche della riduzione del tempo scuola, assorbiranno quasi tutti i tagli previsti».

«In un colpo solo -protesta la Flc-Cgil della Campania – il Governo impoverisce la scuola pubblica nazionale, riducendone fortemente il ruolo formativo; dà una pesante mazzata ai territori più disagiati e alla parte più debole della popolazione, che necessitano di maggiori interventi educativi e non di privazioni; aggrava le condizioni di lavoro di tutti ed espelle parte dei precari. Questa drammatica realtà testimonia la giustezza della linea della Cgil, le sue ragioni, a partire dalle motivazioni dello sciopero dello scorso 18 Marzo e della prossima manifestazione a Roma del 4 aprile, alla quale i lavoratori dei settori della conoscenza, gli studenti, i genitori, il mondo delle associazioni, ma anche le istituzioni locali devono, insieme a tutti gli altri lavoratori e pensionati, partecipare numerosi per gridare la propria contrarietà verso una politica che aggrava le conseguenze della crisi economica già devastante, togliendo ancora di più a chi ha di meno, economicamente e culturalmente».

Già dai prossimi giorni gli Uffici Scolastici Provinciali metteranno mano agli organici. Una prospettiva non allettante per tanti docenti di ruolo sbattuti anche a cento chilometri da casa con trasferimenti d’ufficio e migliaia di precari condannati ad aspettare ogni mattina il telefono che squilli per qualche supplenza breve.

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