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DECRETO SICUREZZA: ECCO IL VADEMECUM DEL VERO RONDISTA

Posted by irpinianelmondo su agosto 9, 2009

ronde09.08.2009– adnk-Molte conferme, rispetto alle anticipazioni dei giorni scorsi, e qualche novità, a cominciare da quelle contenute nell’Articolo 9, “Norme transitorie”, che prevedono che le “le associazioni già costituite”, purché autorizzate da un’apposita ordinanza dei sindaci, possano continuare a esistere “per un periodo non superiore a sei mesi”, dalla data del Decreto. Poi, le conferme, a cominciare da quelle contenute nell’Articolo 1. Le associazioni di “osservatori volontari”, si legge nel testo, non dovranno essere “espressione di partiti o movimenti politici, né di organizzazioni sindacali né essere ad alcun titolo riconducibili a questi”; inoltre, non dovranno “essere ad alcun titolo collegate a tifoserie organizzate”; dovranno poi, “svolgere la propria attività gratuitamente e senza fini di lucro, anche indiretto”.

 

E, sempre all’Articolo 1 del decreto, si legge che “ai fini dell’iscrizione, le associazioni devono devono avere tra gli scopi sociali, risultanti dall’atto costitutivo e/o dallo statuto, quello di prestare attività di volontariato con finalità di solidarietà sociale nell’ambito della sicurezza urbana”. Ancora all’Articolo 1 è indicato chiaramente che le associazioni di osservatori volontari, di cui “in ciascuna Prefettura-Ufficio territoriale del Governo è istituito l’elenco provinciale”, opereranno “per la segnalazione alle polizie locali, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, di eventi che possono arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale”.

 

La loro attività (Articolo 2) sarà quindi “di mera osservazione in specifiche aree del territorio comunale”. Questa attività di osservazione “può essere svolta esclusivamente in nuclei composti da un numero di persone non superiore a tre, di cui almeno una di età pari o superiore a 25 anni, senza l’ausilio di mezzi motorizzati e di animali”. Inoltre, “durante lo svolgimento della predetta attività gli osservatori volontari devono essere in possesso di un valido documento di riconoscimento e, anche se titolari di porto d’armi, non devono portare al seguito armi o altri oggetti atti ad offendere”.

 

Sul fronte ‘uniformi’, qualche delusione per chi, nei mesi scorsi, magari sfogliando qualche vecchio numero di ‘Storia Illustrata’, si sentiva già pronto a scendere in strada vestito di tutto punto. Gli osservatori volontari, si legge nel Decreto del ministro Maroni, “durante lo svolgimento delle attivita… indossano una casacca… di colore giallo fluorescente, contenente la scritta ‘osservatori volontari’, il logo dell’associazione, il nome del comune ed un numero progressivo associato al nominativo dell’operatore”. In un Allegato al decreto, vengono meglio descritte (con tanto di disegno) le indicazioni per l’allestimento delle ‘pettorine’.

 

Quindi “è fatto divieto di utilizzare uniformi, emblemi, simboli, altri segni distintivi o denominazioni riconducibili, anche indirettamente, ai corpi di polizia, anche locali, alle forze armate, ai corpi forestali regionali, agli organi della protezione civile o ad altri corpi dello Stato, ovvero che contengano riferimenti a partiti o movimenti politici e sindacali, nonche’ sponsorizzazioni private”.

 

L’attività di segnalazione è effettuata “utilizzando esclusivamente apparecchi di telefonia mobile, ovvero, se in possesso dell’apposita abilitazione, apparati radio-ricetrasmittenti omologati, i cui elementi identificativi o di riferimento devono essere comunicati al responsabile del servizio di polizia municipale territorialmente competente”. Inoltre, le modalità operative per l’impiego degli osservatori volontari, “devono essere coordinate con i servizi della polizia municipale del comune interessato in modo che sia garantita un’idonea ricezione delle segnalazioni”.

 

L’Articolo 3 del Decreto indica che il sindaco che intenda avvalersi della collaborazione delle associazioni, “emana apposita ordinanza con la quale formalizza la propria volontà di ricorrere alle associazioni di osservatori volontari, identificando gli ambiti per i quali intenda utilizzarle”. A questo scopo (Articolo 4), “i sindaci stipulano convenzioni con le associazioni iscritte nell’elenco volte ad individuare l’ambito territoriale e temporale in cui l’associazione è destinata a svolgere l’attività”, nonché “a disciplinare il piano d’impiego, la formazione degli associati con compiti di osservatore volontario ed adeguate forme di controllo per la verifica del rispetto delle disposizioni contenute nelle convenzioni e di quelle di cui al presente decreto”.

 

Il piano d’impiego, inoltre, “deve contenere anche i presupposti oggettivi per effettuare le segnalazioni alla polizia locale e alle Forze di polizia dello Stato”. Il contenuto delle convenzioni, infine, “viene concordato con il Prefetto competente per territorio, sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica”.

 

L’Articolo 5 del Decreto è quello nel quale sono indicati i “Requisiti degli osservatori volontari e condizioni per l’impiego”. Ecco allora che per far parte delle ‘ronde’ occorrerà: “età non inferiore a 18 anni; buona salute fisica e mentale, assenza di daltonismo, assenza di uso di stupefacenti, capacità di espressione visiva, di udito e di olfatto ed assenza di elementi psicopatologici, anche pregressi, attestate da certificazione medica delle autorità sanitarie pubbliche; non essere stati denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, per delitti non colposi”.

 

Inoltre, “non essere sottoposti né essere stati sottoposti a misure di prevenzione”, così come “non essere aderenti o essere stati aderenti a movimenti, associazioni o gruppi organizzati”. E’ previsto anche che “gli osservatori volontari devono essere in possesso di idonea copertura assicurativa”. Qualora un osservatore volontario non sia più in possesso di uno o più dei requisiti necessari, o nel caso venago posti in essere comportamenti in contrasto coin quanto previsto dal decreto, il prefetto può disporre lo stop immediato al volontario e dare un termnine di 30 giorni all’associazione per cessare il suo rapporto con lui. Lo stesso, avviene nel caso che il volontario operi in stato di ebbrezza. Stesso trattamento viene riservato alle stesse associazioni, il cui elenco viene sottoposto a revisione annuale da parte del prefetto, nel caso di violazione delle norme contenute nel decreto.

 

Un articolo del decreto, l’ottavo, viene dedicato alla “Formazione”, per la quale è previsto che “le regioni e gli enti locali interessati possono organizzare corsi di formazione e aggiornamento per gli osservatori volontari, appartenenti alle associazioni”. Lo stesso avviene per le associazioni già operanti, come indicato nell’Articolo 9, per le quali “i corsi dovranno essere svolti in tempo utile per proseguire nell’impiego degli osservatori”.

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