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SCUOLA. BOTTINO AI PRECARI : ” CAMBIATE MESTIERE”

Posted by irpinianelmondo su settembre 1, 2009

bottino01.09.2009-Venticinquemila precari in tutta Italia, ottomila in Campania. Un altro bollino ne­ro per la Regione eterna maglia nera: «Pro­prio così, conferma il professore Alberto Bottino, più di un terzo del precariato sco­lastico bivacca metaforicamente fuori del mio ufficio mentre io mi danno l’anima per trovare una soluzione che non c’è».

Ma perché, mi scusi, sono così tanti i nostri precari?
«Perchè qui la scuola è anco­ra oggi il rifugio più a buon mercato per chi deve mettere d’accordo il pranzo con la ce­na. Non hai nè arte nè parte, bene, buttati a fare il professo­re, qualche scampolo di catte­dra prima o poi te lo daranno. E così sono arrivate persone demotivate e prive dei necess­ari requisiti di qualità e i quadri si sono insopportabilmente appesantiti. Ho cerca­to di farlo capire, ma il messaggio non è stato raccolto».

Quale messaggio?
«A chi me lo chiede, sconsiglio di fare il professore, cercate altre strade, rispondo, questa è senza sbocchi. Ma nessuno mi crede».
Il direttore dell’Ufficio scolastico regio­nale è asserragliato nel suo bunker, al Pon­te della Maddalena, e non abbandonerà il suo posto di comando neanche se la nave stesse per naufragare. Questione di orgo­glio, ma anche un forte attaccamento al la­voro. Alberto Bottino, 66 anni metà dei quali trascorsi nei ranghi della scuola («An­che di più, precisa, perchè ho cominciato nel ’74») vede nero: «Con il Ministero e con la Regione sto battagliando per ottene­re aiuti finanziari che mi consentiranno di salvare, forse, un migliaio di posizioni, ma so bene che di questi tempi la Campania non è in grado di sopportare un simile sa­lasso. Sediamo su una polveriera, è una metafora che abbiamo usato spesso a spro­posito, ma stavolta è proprio così. Dal mio studio ascolto gli slogan dei precari che at­tendono risposte, sono richieste sacrosan­te, ma la riforma andava fatta, non è giusto affidarsi ai punteggi delle graduatorie per affidare un incarico così delicato qual è quello dell’insegnamento».

Ha paura che la tensione degeneri?
«Può accadere, ma finora la protesta è stata contenuta in termini accettabili e mi auguro che non degeneri. Certo la febbre dei precari è altissima».

Vogliamo provare a dividere la torta della disperazione?
«Quattromila precari, anche qualcosina in più, appartengono alla provincia di Na­poli; 1200-1300 a Salerno, un pò meno a Caserta; il resto se lo dividono Benevento e Avellino dove le cose vanno decisamente meglio».

Allora non è vero che la maglia nera è in Terra di Lavoro.
«I dati sono questi, poi ci si può rica­mare sopra».

Quanti sono gli addetti alla scuola?
«Un esercito: 80mila docenti regolari, 12mila di sostegno; 28.000 impiegati e ad­detti non docenti. E non è finita, bisogna aggiungere 964mila studenti statali e 100mila privati».

Un mondo che in questi giorni ribolle di rabbia. Che cosa può fare il ministero?
«Può concedere un congruo sussidio economico e può riconoscere un anno di franchigia in considerazione della eccezio­nalità della situazione».

È tutto deciso?
«Volesse il cielo fosse così, tutto è da de­finire ».

A conti fatti l’intervento più consisten­te lo otterrete dalla Regione.
«E’ molto probabile anche perchè c’è il precedente dell’anno scorso quando otte­nemmo undici milioni con i quali riuscim­mo a salvare quattrocento posti con uno stratagemma che ci consentì di superare for­tissimi ostacoli giuridici. Misi in campo un pizzico di fantasia, ma mi criticarono anche per questo. Ora siamo tornati alla carica e spero proprio di chiudere al più presto».

In che modo?
«Abbiamo chiesto il rinnovo dello stan­ziamento e confidiamo nella buona dispo­nibilità della Regione che, d’altronde, è sta­ta sempre al nostro fianco. Quest’anno, per la verità, ci toccherebbero solo nove milioni perchè la Regione disse che non avrebbe mai superato il tetto dei venti mi­lioni, ma mi auguro che la giunta non si tirerà indietro ed esaudirà le nostre richie­ste ».

Oltre a questi interventi congiunturali intravede, per il futuro, soluzioni più di prospettiva?
«Tante, a partire dal reclutamento. Ser­ve personale più qualificato e più motiva­to. Poi doterei la scuola meridionale di labo­ratori e di mense. L’obiettivo ideale è mi­gliorare la qualità dei nuovi cittadini tratte­nendo gli studenti nella scuola per speri­mentare di pomeriggio le nozioni didatti­che che hanno appreso di mattina. Ma que­sto, per ora, è un sogno di fine estate».

corrieremezzogiorno.it

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