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“REPUBBLICA” E “IL GIORNALE” : SCONTRO SUL TERREMOTO DELL ’80 IN IRPINIA

Posted by irpinianelmondo su settembre 18, 2009

18.09.2009–Siccome in ogni esercito che si rispetti c’è più di un militare col grado di caporale, forse anche le truppe di largo Fochetti si sono conformate alla prassi. Tra le forze armate di Repubblica, infatti, di Caporale sembrano essercene due, entrambi, curiosamente, Antonello di nome. Il primo Caporale, penna di punta del quotidiano debenedettiano, è l’artefice di una bella inchiesta sul terremoto dell’Irpinia. Occhiello: «Vent’anni dopo, un cantiere aperto da 60mila miliardi». Titolo: «Il terremoto infinito».

Un reportage-schiaffo per denunciare lo schifo della ricostruzione post sisma (novembre 1980) nei dintorni di Avellino. Una paginata intera datata 13 dicembre 2004. E poi c’è il secondo di Caporale, anche lui Antonello, anche lui penna di punta del quotidiano debenedettiano, autore di un recente articolo (15 settembre 2009) in cui si dimostra che all’epoca dell’Irpinia be’, allora sì che ci si mosse bene. Altro che Bertolaso e compagnia bella.
Il primo Caporale, Antonello, rievoca la tragedia campana così: «I morti restarono sotto le travi spezzate delle misere abitazioni di montagna per giorni e giorni, in una confusione di ruoli e responsabilità che provocò la più dura delle denunce di un presidente della Repubblica sulle inefficienze di Stato». Il secondo Caporale, sempre Antonello, rievoca la medesima tragedia così: «Per dire del tempo e dell’organizzazione, a Laviano riuscirono a consegnare dopo quasi una settimana tutte le bare occorrenti… A dirigere le operazioni di soccorso da Roma fu incaricato Giuseppe Zamberletti. Da solo, quasi a mani nude». Della serie: ma sono tutti matti ’sti giapponesi, americani, tedeschi che, testimoni di quanto sta facendo il governo Berlusconi in Abruzzo si sperticano in lodi «Noi non avremmo saputo far di meglio»? Che esaltino l’Italia dei De Mita, Forlani, Gava.
Il primo Caporale, Antonello, denuncia i fiumi di denaro dirottati verso Avellino, Napoli, Potenza, Salerno (58.640 miliardi); riferisce che le zone colpite dal terremoto vennero dilatate a dismisura perché entrare nella liste dei comuni colpiti «significa essere o no destinatari di sontuosi contributi statali» e, insomma, «la corsa verso la ricostruzione inizia male, il piede inciampa al primo passo». Uno scandalo, insomma. Il secondo Caporale, sempre Antonello, magnifica invece il soccorso irpino: «26 marzo 1981. 122 giorni trascorsi dal sisma, 150 casette in legno tipo chalet consegnate a Laviano, Salerno, 450 persone ricoverate. 15 settembre 2009. 162 giorni trascorsi dal sisma, 47 casette in legno di tipo chalet consegnate, circa 200 persone ricoverate. E trent’anni fa non esisteva neppure la Protezione civile». In pratica: allora sì che ci si mosse bene, tempismo ed efficienza elvetica.
Il primo Caporale, Antonello, riconosce che «il groviglio inestricabile di leggi e leggine che a vario titolo hanno regolamentato l’opera di ricostruzione ha oggettivamente favorito una richiesta di investimenti sproporzionata alla realtà dei fatti» e smaschera lo scandalo così: «Ora è forse più facile capire perché dopo vent’anni e dopo 150mila abitazioni ricostruite, ci sia ancora qualche migliaio di persone, le più disgraziate, costrette a vivere nelle baracche». Baracche? Irpiniagate? Noooo. Il secondo Caporale, Antonello, non la pensa così: «Malgrado tutto, il sistema di prefabbricazione pesante fu realizzato in trecento comuni e in tempi che, l’avesse saputo, Bertolaso avrebbe definito incredibili, stratosferici, supercosmici».

Il primo Caporale, sempre l’Antonello di cui sopra, vergava i suoi j’accuse accanto a inchieste in cui si dava la parola al sindaco di Lioni che ammetteva (vent’anni dopo): «Non siamo ancora riusciti a smantellare tutti i prefabbricati». Il secondo Caporale, sempre l’Antonello, riporta invece il pensiero del sindaco di Laviano: «Al mio Paese le prime case in legno arrivarono già a febbraio, una ventina di alloggi con tutti i servizi. E a marzo la metà della popolazione era al caldo, negli stessi chalet che sorti a Onna».

Due Caporale o è la stessa persona che, a distanza di anni, fa a cazzotti con se stesso? Mistero e miracolo dell’antiberlusconismo. Ilgiornale.it

2 Risposte a ““REPUBBLICA” E “IL GIORNALE” : SCONTRO SUL TERREMOTO DELL ’80 IN IRPINIA”

  1. silvestro said

    il giornale.it dal dente avvelenato non riesce a concepire che, “MALGRADO TUTTO”, l’emergenza in Irpinia possa essere stata risolta in tempi piu’ brevi di quella in Abruzzo nei giorni nostri.
    Il fatto che poi si sia sviluppato un magna magna speculativo astronomico NON HA NIENTE A CHE VEDERE con il constatare che in ABRUZZO NON C’E’ NIENTE DI STRANO, DI SPECIALE, DI RECORD DA REGISTRARE, per quanto riguarda la consegna delle prime casette di legno ai terremotati.
    NON C’E’ NIENTE DI INCREDIBILE, MERAVIGLIOSO.
    C’e’ solo IL DOVEROSO IMPEGNO CHE CHIUNQUE ALTRO AVREBBE MESSO.
    Forse quel chiunque altro non avrebbe SFOGGIATO E SFRUTTATO MEDIATICAMENTE IL MERITO DI CONSEGNARE LE PRIME CASE AI TERREMOTATI PER FARSI BELLO, COME IL NOSTRO premiER…

    Caporale e’ uno solo, Antonello, sempre lui.
    Puo’ scrivere DEL BENE E DEL MALE di uno stesso argomento. Finche’ scrive la verita’.

    • Luciano Baroni said

      Capito per caso, per una ricerca su Google e devo dire che il post precedente, l’unico che leggo in questo momento, usa “risolta” come termine non possibile.

      Come si può dire “risolta l’emergenza” se dopo oltre 15 anni, vi erano ancora le baracche e non assegnate le abitazioni ?

      Emergenza risolta è quella che ha permesso di salvare vite che erano sotto le case distrutte.

      Buona giornata.

      Qui, in Abruzzo, l’unica comparazione disponibile è quella sulle tendopoli, anche quelle richieste dalla gente stessa per non andarsene : verranno tutte smantellate con la consegna delle case.

      E’ innegabile che la velocità di costruzione c’è, come c’era per alcune casette di legno che portò Zamberletti : ma allora non tennero conto, anzi byappasono, le Leggi e oggi invece un poco di tempo lo si è “perso”.

      Ma ci rimasero per decenni, quei container e le “casette”.

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