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SCUOLA. IMPORTANTISSIMA SENTENZA DEL GIUDICE DEL LAVORO : AI PRECARI DA LUNGO TEMPO SPETTA L’INENNITA’ DI CARRIERA

Posted by irpinianelmondo su ottobre 7, 2009

07.10.2009-Dalla sentenza si evince che le supplenze lunghe, protratte anche per 20
anni, corrispondono ad un “abuso di contratto a tempo determinato”. E quindi lo
Stato deve pagare la differenza fra quanto percepito e quanto avrebbe dovuto
percepire. Un’interpretazione, e non è la prima, su cui pesa una chiara
direttiva della Comunità Europea.
In contraddizione con gli intendimenti del ministero dell’Istruzione, che di
recente (ignorando l’art. 60 del Ccnl secondo cui, all’art. 60, “il rapporto di
lavoro a tempo determinato può trasformarsi in rapporto di lavoro a tempo
indeterminato per effetto di specifiche disposizioni normative”) ha ribadito la
non assimilabilità dei contratti a tempo determinato con quelli a tempo
indeterminato, un giudice del lavoro di Treviso ha emesso un’importante
sentenza sul diritto dei docenti e del personale Ata precario da lungo tempo a
vedersi corrisposta l’indennità di carriera.
La sentenza, che ha reputato pertinente la causa presentata al ministero dell’
Istruzione dai legali della Uil Scuola territoriale, ha riguardato un primo
raggruppamento di 30 docenti, amministrativi, tecnici e collaboratori
scolastici precari storici su 300 complessivi: personale che svolge supplenze
da un periodo variabile tra i 5 ed i 20 anni. Un periodo molto lungo che
secondo  il giudice trevigiano corrisponde chiaramente ad un “abuso di
contratto a tempo determinato”. E che di conseguenza “condanna il Ministero a
risarcire in favore della parte ricorrente – si legge nella sentenza – il danno
da individuarsi nella differenza fra quanto è effettivamente percepito e quanto
avrebbe dovuto percepire se i periodi di lavoro effettivamente prestati fossero
stati da subito regolati secondo la disciplina del contratto a tempo
indeterminato”.
Ma non finisce qui: la Uil Scuola ha anche deciso di tutelare altri 200
precari (tutti collaboratori scolastici) ai quali la supplenza su posto vacante
era stata per anni interrotta alla fine di giugno. Anche in questo caso, su cui
esistono invece già precedenti, vi sono buone possibilità che il giudice dia
loro ragione: perché quando le supplenze sono assegnate per carenza di
titolari, come ultimo giorno di lavoro va considerato quello massimo (quindi il
31 agosto).
La sentenza di Treviso fa il paio con quella dello scorso giugno, emessa a
Viterbo, quando il giudice del lavoro ha condannato il Miur a pagare da quattro
a sei mensilità a 63 tra docenti e Ata precari, anche loro storici, che dopo
essere stati assunti per l’anno scolastico 2006/2007 non furono riconfermati
per i tagli agli organici. Anche in quell’occasione il giudice reputò non
applicato il dl del 2001, che recepisce una direttiva della Comunità Europea,
con cui si stabilisce l’eccezionalità del contratto lavorativo a tempo
determinato. Ed alla direttiva dell’Ue stanno facendo riferimento sempre più
precari: un’indicazione sovra-nazionale che rischia di creare non pochi
problemi alle casse dello Stato.

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