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CASO MARRAZZO: ECCO LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI . IL PRESIDENTE SI AUTOSOSPENDE

Posted by irpinianelmondo su ottobre 24, 2009

MARRAZZO24.10.2009-È una mattina di luglio quando un maresciallo e tre carabinieri semplici della Compagnia Trionfale fanno ingresso nella casa di un transessuale, solito prostituirsi nella zona. Natalie apre la porta ai militari che dicono di essere lì perché sanno che si sta tenendo un festino a base di cocaina. È una messinscena che ha un altro obiettivo: quello di “incastrare” il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Nella casa, infatti, c’è anche lui per «un incontro» che gli inquirenti definiscono «mercenario».

I carabinieri gli chiedono i documenti e filmano tutto con il telefonino di uno di loro, poi conservano il file gelosamente. Quello che vogliono è ricattarlo. Sono passati tre mesi da quella mattina d’estate e solo quattro giorni fa il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli hanno ricevuto l’informativa dei carabinieri del Ros, nella quale viene relazionato nel dettaglio il tentativo di estorsione nei confronti del governatore del Lazio. Viene emesso subito un decreto di fermo, i militari vengono arrestati e portati a Forte Boccea.

Si difendono, inventano storie, dicono di non aver mai voluto ricattare Marrazzo. Ma i fatti contestati parlano di ben altra verità. E ieri sera i Ros sono tornati nell’appartamento dell’incontro, in via Gradoli, per cercare Natalie, che si è allontanata dopo la diffusione della notizia.

 Una delle vicine ha raccontato: «Mi sembra di avere visto diverse volte venire qui quel signore che è oggi sul giornale. Sempre intorno alle 5, con una giacca verde. Non avevo capito chi fosse, ma un giorno mio marito mi aveva detto: non è quello della televisione?».

Nelle cinque pagine del provvedimento restrittivo emesso dalla polizia giudiziaria viene ribadita l’esistenza di un video nel quale è ripreso il presidente della Regione «mentre si intratteneva con un transessuale all’interno di un’abitazione». Luciano Simeone, 30 anni, Carlo Tagliente, 29, Antonio Tamburrino, 28, e Nicola Testini, 37, finiscono in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla rapina, all’estorsione e allo spaccio di droga.

Mercoledì scorso, prima di eseguire gli arresti, i Ros sentono il governatore e cercano di farsi spiegare come sono andate le cose. Lui parla di violazione palese della privacy, ammette di aver dato agli indagati tre assegni, da lui firmati, per ventimila euro, perché sopraffatto dai metodi aggressivi e intimidatori.

 Ci sarebbero stati anche altri incontri, durante i quali Marrazzo avrebbe continuato a dare soldi, questa volta in contanti, ai suoi ricattatori. La procura sta effettuando proprio in questi giorni gli accertamenti bancari e ancora non ha avuto riscontro, visto che le matrici degli assegni non sono state trovate durante le perquisizioni. La storia si fa ancora più delicata quando nella vicenda viene tirata in ballo la cocaina, o almeno tracce di presunta cocaina.

 È sempre durante l’interrogatorio a Marrazzo che i magistrati cercano di farsi spiegare se avesse visto che c’era della droga in casa. Lui racconta di aver lasciato il portafogli su un tavolino appena arrivato. «Quando mi hanno chiesto il documento – dice – sono andato a prendere il portafogli per farglielo vedere ed è stato in quel momento che ho visto delle strisce di polvere bianca con vicino il mio tesserino della Regione. Ho capito subito che stavano cercando di incastrarmi, era una messiscena creata da loro, perché quando sono arrivato quella roba lì non c’era».

La procura crede alla sua ricostruzione, anche dopo aver visto il video che indugia molto su questo particolare. «Nel filmato – spiegano – si vedono della polvere bianca, che, per le caratteristiche, le circostanze e le dichiarazioni rese, consisteva con ogni evidenza in cocaina, nonché un tesserino sul quale si legge il nome di Marrazzo».

I magistrati sottolineano che la presenza della presunta cocaina è riconducibile «a un’intenzionale messinscena, effetto reso ancor più evidente dalla collocazione accanto del tesserino di Marrazzo, che non può ritenersi casuale». Ciò, si legge nel provvedimento, è «del tutto conforme alle evidenti finalità dell’intervento premeditato e diretto proprio a sfruttare quell’occasione».

Dopo il controllo nella casa di Natalie, i carabinieri incriminati si mettono a cercare acquirenti. Chiedono fino a 900 mila euro a giornali, tv e agenzie. Si servono di vari intermediari, un giornalista e un paparazzo molto conosciuto nell’ambiente, Massimiliano Scarfone, detto Max, il fotografo il cui nome è finito nella vicenda di “Vallettopoli”, lo stesso che ha scattato le immagini su Sircana quando era il portavoce di Prodi.

Gli indagati si sarebbero rivolti a lui per tentare di “piazzare” il video e sarebbero arrivati a trattare per 90 mila euro la cessione. Scarfone non è indagato e, sentito dagli investigatori, ha sostenuto di aver consegnato una copia del filmato «a rappresentanti di alcune testate e gruppi editoriali». Le tante persone coinvolte nella vicenda hanno fatto pensare a un complotto ordito per screditare il presidente Marrazzo, ma la Procura ha voluto spiegare che «si tratta solo di un episodio di criminalità comune».

Per la procura, inoltre, «Non può ritenersi casuale la circostanza che proprio la mattina del 21 ottobre, cioè poche ore dopo l’avvenuta esecuzione delle perquisizioni (in casa degli indagati, ndr) le autovetture della ex moglie e della figlia di Marrazzo sono state fatte oggetto di atti di vandalismo». Stamattina il gip Sante Spinaci interrogherà gli indagati, deciderà se convalidare il fermo e contestualmente emettere un’ordinanza di custodia cautelare nei loro confronti. IlMessaggero

Una Risposta a “CASO MARRAZZO: ECCO LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI . IL PRESIDENTE SI AUTOSOSPENDE”

  1. Flavio said

    ho letto l’orsinanza sul blog indagini misteri segreti e dintorni, dategli un occhiata

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