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NAPOLI . “FORUM SOCIETA’ CIVILE” .D’ASTOLI A JERVOLINO E BASSOLINO : “FONDAMENTALI L’INCLUSIONE E IL DIRITTO ALLA PACE “

Posted by irpinianelmondo su novembre 28, 2009

28.11.2009-“Caro Sindaco, Caro Presidente  ,Per ragioni indipendenti dalla mia volontà non posso partecipare attivamente ai lavori del Forum, che si apre oggi a Napoli grazie all’impegno convergente ed alla sinergia fra la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, il Comune di Napoli e la Regione Campania. 

Da cittadino europeo e da meridionale, mi fa piacere che ancora una volta il Comune di Napoli e la Regione Campania si siano fattivamente impegnati – nel quadro di una fruttuosa collaborazione interistituzionale con l’esecutivo europeo – alla realizzazione di un evento destinato a contribuire ad una riflessione comune sui temi dell’inclusione e della lotta agli effetti più drammatici di una crisi che è ben lontana da una sua duratura soluzione. 

Come molti dei partecipanti provenienti dalla società civile organizzata sanno, l’evento di Napoli rappresenta una nuova importante tappa del dialogo e del dibattito fra le istituzioni europee – ed in particolare la Commissione europea – ed il mondo associativo in Italia ed in Europa che, per quanto riguarda il nostro paese, si è sviluppato prima nel Forum di Bergamo del novembre 2006 e poi negli incontri di Firenze sulla democrazia partecipativa dello scorso febbraio e di Genova sulla collaborazione euromediterranea dello scorso marzo. 

Questo dialogo e questo dibattito sono apparsi ancora più importanti dopo i risultati negativi dei referendum sulla costituzione europea in Francia ed in Olanda nel 2005 che hanno purtroppo spinto i governi nazionali a scegliere la via di una riforma meno ambiziosa portandoci – come ha affermato il Presidente Napolitano – al “modesto Trattato di Lisbona”. 

Il lavoro sulla costituzione europea all’interno della Convenzione europea e nei rapporti fra i suoi membri e la società civile organizzata – sulla scia di quel che era avvenuto durante l’elaborazione della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea – ha rappresentato un momento di svolta nelle relazioni fra il mondo politico ed il mondo associativo, durato tuttavia lo spazio di un mattino perché ai principi della democrazia partecipativa iscritti nel Trattato di Lisbona ha fatto seguito la protervia dei governi nella gestione degli affari europei come è stato dimostrato dalle ultime vicende delle nomine alla testa delle istituzioni comunitarie. 

Nei referendum in Francia e in Olanda non fu sconfitta – come disse affrettatamente un distratto deputato europeo – l’Europa della costituzione disegnata da “burocrati e banchieri” ma la miopia delle apparenti sovranità nazionali che hanno fino ad ora impedito all’Unione europea di assumersi delle responsabilità e dunque farsi carico di competenze che sfuggono ormai al controllo degli Stati-nazione. 

Sappiamo tutti –  e lo sanno anche coloro che proclamano che la crisi è ormai dietro le nostre spalle – che gli effetti di quel che è avvenuto sui mercati finanziari si sta ripercuotendo sul mercato del lavoro e che – secondo le convergenti previsioni della Commissione europea e dell’OCSE – il tasso di disoccupazione nei paesi dell’Unione europea dovrebbe superare nel 2010 l’11% con sette milioni di posti di lavoro persi fra il 2009 ed il 2010 rispetto ai quasi dieci milioni di posti di lavoro creati fra il 2005 ed il 2008. All’aumento della disoccupazione si accompagna la crescita della precarietà che colpisce soprattutto i giovani, le donne e gli immigrati di paesi terzi spingendo categorie deboli nella spirale della povertà e dell’esclusione.  

Per quanto riguarda gli immigrati dai paesi terzi, le tendenze in atto in alcune legislazioni nazionali spingono decine di migliaia di uomini e donne ad uscire dall’immigrazione regolare per cadere nel buco nero dell’immigrazione irregolare e divenire rapidamente preda di regolamenti che collocano sullo stesso piano l’immigrazione irregolare e quella illegale ma contemporaneamente vittime della criminalità organizzata. 

Rispetto a molti altri paesi europei poi, l’Italia presenta un deficit legislativo e dunque un livello di intolleranza maggiore perché non è stata ancora in grado di dotarsi né di una moderna legge sulla cittadinanza né di norme sul diritto di asilo e di protezione dei rifugiati politici secondo le regole internazionali. 

Sappiamo tutti che lo sviluppo di forme non più solo embrionali di populismo si nutre dei sentimenti di apparente perdita di identità fra i nostri cittadini e che le paure di molti vengono a loro volta esasperate dal populismo aumentando l’insicurezza ed insieme ad essa l’intolleranza.

Sappiamo tutti che il passaggio dall’insicurezza alla sicurezza non avviene attraverso misure di repressione – che pure devono colpire con fermezza chi delinque ed in particolare nelle nostre regioni del Sud la criminalità  organizzata della ‘ndrangheta, della camorra, della mafia e della sacra corona unita – ma attraverso politiche pubbliche capaci di dare una risposta strutturata alle crisi irrisolte nelle nostre società: l’esclusione sociale e la povertà, il cambiamento climatico, l’alimentazione e l’acqua, l’approvvigionamento energetico, l’intolleranza culturale, religiosa e linguistica, la mancanza di solidarietà fra generazioni, la regressione nella difesa delle pari opportunità, le violazioni del diritto all’informazione, alla libertà di espressione ed al diritto al sapere (che si colloca su un gradino superiore rispetto alla conoscenza), i rischi di epidemie e pandemie…. 

A ciascuna di queste crisi irrisolte corrisponde – richiamandoci alle analisi ed alle proposte di Elinor Ostrom – la necessità di “governare dei beni comuni” e di assicurare dei diritti collettivi: l’inclusione (che si colloca su un gradino superiore rispetto all’integrazione), lo sviluppo sostenibile, il diritto all’alimentazione ed all’acqua, la sicurezza energetica, la sicurezza culturale, le pari opportunità, il pluralismo nell’informazione e dell’informazione, la sicurezza sanitaria. Al di sopra e come condizione indispensabile per assicurare il governo di questi beni comuni, sappiamo tutti che l’impegno principale dell’Unione europea nel mondo è quello del diritto alla pace (e del corrispondente ripudio della guerra come strumento per la soluzione dei conflitti fra i popoli) e dello sviluppo della democrazia delle forme moderne della partecipazione attiva dei cittadini. 

Sul tema dei beni comuni e dei diritti collettivi il Forum permanente della società civile, di cui ho promosso la creazione quasi quindici anni fa, sta lavorando da più di un anno nella ragionevole speranza di trovare interlocutori attenti fra le istituzioni e nel mondo associativo. Su questo lavoro vi riferirà più ampiamente e più autorevolmente di me il collega Raymond Van Ermen. 

Sono convinto che ci saranno in un prossimo futuro occasioni di dialogo e di dibattito su questi temi. ”
 

Pier Virgilio Dastoli

Comitato di coordinamento del Forum Permanente Europeo della Società Civile

Pier_virgilio@hotmail.com

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