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PD AVELLINO . FORGIONE RISPONDE A LUCIO FIERRO : I COCOMERAI E IL MUTANDARO

Posted by irpinianelmondo su novembre 28, 2009

28.11.2009-Purtroppo per questa provincia continua la saga degli interventi del sig. Lucio Fierro che persevera nel suo solitario intento di buttare il can per l’aia. Ad animare questi suoi comportamenti è un grande senso di solitudine politica e la consapevolezza che il suo tempo politico è finito. Una cattiveria mista a livore che da tempo ormai anima le sue prese di posizione politiche. Un giorno Fierro si definisce Bassoliniano, il giorno dopo  Bersaniano, poi ancora Dalemiano ed in altre occasioni Amendoliano, tutto utile a nascondere la sua vera natura politica di Demitiano incallito. Fierro in sostanza dice: “i Bersaniani non sono andati al convegno con Vincenzo De Luca perché il Sindaco di Salerno è il problema e non la soluzione”. Ora, noi vorremmo sapere quale soluzione ha in mente Fierro, forse la riproposizione del vecchio asse Bassolino-De Mita che tanti danni ha fatto alla regione Campania? Oppure pensa di lavorare, come un vero druido celtico, magari nei panni del Panoramix di turno, alla preparazione di qualche astrusa pozione magica per risolvere le dispute interne al teatrino della politica? Ma al di là delle note di colore, la verità nuda e cruda è un’altra: le posizioni politiche che, di volta in volta, assume Lucio Fierro sono il motivo principale per cui la gente si allontana dal Partito democratico. I suoi interventi sui giornali e nelle televisioni convincono sempre più l’elettorato di centrosinistra a schierarsi con l’elettorato di centrodestra di Cosentino o a non andare a votare. Tanto è vera questa affermazione che si contano ormai a centinaia i simpatizzanti del Partito democratico che hanno lasciato il partito alla sola idea di dover militare insieme ad un signore che si chiama Lucio Fierro. Egli però, se si riflette bene, il suo ruolo di Demitiano incallito, infiltrato tra le fila del PD, lo svolge egregiamente. Infatti, negli ultimi quattro giorni, ha aggredito con i suoi interventi ad orologeria i seguenti soggetti politici: Gennaro Imbriano Coordinatore provinciale di Sinistra e Libertà, Michele D’Ambrosio Leader di Sinistra Democratica, Franco Maselli Presidente dell’Alto Calore, Mario Melchionna Segretario provinciale della CISL, il Senatore Enzo De Luca, il Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, il Comitato dei Mille, etc. etc. Come dire: io contro tutti, io contro il mondo, io contro l’universo. Noi invece siamo persone serie e misurate, non soffriamo di delirio di onnipotenza tuttavia non ci sottraiamo alla zuffa se questo è l’unico canale di comunicazione che l’avversario predilige. Nessuna mania di  notorietà ha animato il Comitato dei Mille, bensì una mentalità di servizio, cosa che a Lucio Fierro manca completamente. I padroni politici di Lucio Fierro (Bassolino-De Mita-Mastella) hanno rovinato la Campania e la sua immagine nel mondo: sommersa dai rifiuti, infiltrata dalla camorra, con una sanità commissariata e allo sfascio, con un territorio inquinato all’inverosimile; dove ai poveri cittadini non viene lasciata neppure la possibilità di coltivare la speranza in un futuro migliore. Mentre i padroni politici di Lucio Fierro gettavano nel baratro la Campania, il Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca ha saputo mantenere dritta la barra del buon governo facendo di Salerno una città moderna, pulita, al passo coi tempi: vera città del Mediterraneo che guarda all’Europa. Il Comitato dei Mille non ha fatto altro che registrare questo successo politico-amministrativo della Città di Salerno e proporlo ai cittadini campani come modello da esportare in tutta la Regione. E questo lo abbiamo fatto partendo da Avellino, che rimane sempre un grande laboratorio politico, nonostante la presenza dei vari Lucio Fierro che, politicamente parlando, abbassano il livello del ragionamento e rovinano l’immagine del PD e della classe dirigente irpina. E’ fin troppo chiaro che l’unico personaggio in cerca di notorietà a basso prezzo è proprio Lucio Fierro. Tra l’altro, accreditandosi come portavoce della mozione Bersani, senza che Luigi Famiglietti, Rodolfo Salzarulo, Rosanna Repole, Gerardo Adiglietti e tanti altri, ne condividano i suoi metodi e le sue posizioni. Molto di quello che oggi accade in provincia è spiegabile attraverso un racconto popolare assolutamente vero che qui voglio utilizzare come metafora. Subito dopo la seconda guerra mondiale gli italiani soffrivano la fame e per sbarcare il lunario si inventarono mille espedienti. A Paternopoli, per esempio, molti contadini, sfruttando le grandi risorse idriche presenti sul territorio, cominciarono a produrre in quantità crescente cocomeri ed ortaggi quali cetrioli e zucchine. Naturalmente per far crescere i cocomeri ci vuole grande fatica ma alla fine i paternesi la spuntarono: fecero di Paternopoli un grande centro per la produzione di ortaggi rinomati in tutta l’Alta Irpinia, tanto che spesso gli ortolani venivano chiamati: “i cocomerari di Paternopoli”. Nello stesso periodo, però, in un paese vicino, alcuni cattivi lavoratori, parassiti della società, sanguisughe del lavoro altrui, si inventarono il mestiere del “mutandaro”. Questi signori si recavano al porto di Napoli e acquistavano una balla di “panni viecchi” che  provenivano dall’America e poi venivano a rivenderli nei paesi dell’Alta Irpinia spacciandoli per nuovi. Il prodotto più richiesto all’epoca erano le mutande da signora tanto che questi “pannacciari” venivano anche chiamati “li mutandari”. Uno dei mercati più importanti in Alta Irpinia era quello di Lioni. Capitava infatti spesso che al mercato di Lioni il “cocomeraro” ed il “mutandaro”  avessero la bancarella uno vicino all’altro. Il “cocomeraro di Paternopoli”, emblema del lavoro e della fatica, della dignità del contadino, vendeva ortaggi e un frutto della terra a basso prezzo, come il cocomero, che erano in grado di placare i morsi della fame della povera gente, mentre il mutandaro, speculatore e parassita, cercava di arricchirsi sfruttando i bisogni della povera gente ed ingannando le signore di Lioni. Ora, per dirla con questa metafora, le migliaia di uomini e donne che costituiscono il Comitato dei Mille si comportano come i “cocomerari” che in una situazione di crisi politico-amministrativa, qual è quella attuale, si rimboccano le maniche e cominciano a dissodare il terreno affinché produca frutti sani e popolari, genuini e puliti, utili alla cittadinanza. Dall’altra parte, invece, i pochi “mutandari” rimasti, parassiti e speculatori, credono ancora di poter prendere in giro i cittadini irpini vendendo “panni viecchi” per nuovi, così come facevano quando erano ambulanti in quel di Lioni. Ma per fortuna i tempi sono cambiati e la gente, anche se vive questo periodo di crisi, non compra più stracci vecchi ed usati ma predente onestà, trasparenza e nuova speranza per il futuro.

Andrea Forgione, fondatore del Comitato dei Mille

2 Risposte a “PD AVELLINO . FORGIONE RISPONDE A LUCIO FIERRO : I COCOMERAI E IL MUTANDARO”

  1. mimmo said

    FORGIO’ SEI GRANDE!

  2. franceschiello said

    Forgione, lo pubblicheresti l’elenco dei mille?

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