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LO SCANDALO DEI PRIVILEGI DELLA CASTA DI DEPUTATI E SENATORI : PAGANO SOLO IL 17,36 % DI TASSE

Posted by irpinianelmondo su gennaio 12, 2010

12.01.2010/L’analisi è accurata e ha l’effetto di un pugno nello stomaco dei contribuenti spremuti dal Fisco anche perché hanno la scalogna di non essere né deputati né senatori della Repubblica. I quali, all’erario versano soltanto il 17,36% di ciò che intascano. Altro che aliquota del 22% e del 33%, di cui si discute in questi giorni, a proposito del progetto di riforma fiscale.

Franco Bechis, vicedirettore di Libero, scrive stamane sul suo giornale: “L’unica cosa importante l’hanno già ottenuta da tempo: il fisco non mette le mani nelle loro tasche. Sarà per questo che Pierluigi Bersani, Antonio Di Pietro ed Enrico Letta fanno spallucce alla riforma fiscale proposta da Silvio Berlusconi. Due sole aliquote, una del 23 per cento e una al 33 per cento oltre quei centomila euro che sono circa la metà di quel che guadagnano i Bersani, Di Pietro e Letta jr? Il magnifico trio appena sceso in campo contro l’abbassamento delle tasse se ne può allegramente infischiare: tutti e tre dovrebbero versare al fisco il 43% del loro reddito, più i contributi per assistenza e previdenza.

Ma facendo parte della casta dei mandarini che le leggi le impone agli altri lasciando per sé un trattamento di lusso, i Bersani- Di Pietro e Letta jr all’erario girano il 17,36% di quel che davvero finisce nelle loro tasche, come capita per altro a chi è stato eletto alla Camera (e al Senato il fisco è ancora più leggero: 15,32%). Chi ha un reddito imponibile di 9 mila euro lordi all’anno, pari a 692 euro lordi al mese, paga in proporzione più tasse del segretario del Pd, del suo vicesegretario e dal padre-padrone dell’Italia dei valori: il 23 per cento.

E’ per questo che i mandarini del centrosinistra, nati e cresciuti a palazzo dove vigono sempre regole speciali, non riescono a capire perché ci si lamenta delle tasse troppo alte. Non le devono pagare loro, non le devono pagare i loro amici, i collaboratori di una vita: in quel mondo le tasse un tempo non si pagavano del tutto, poi si è fatto finta di pagarle come tutti i comuni mortali. Così oggi i deputati si intascano netti ogni mese 5.486,58 euro, dopo avere pagato ritenute previdenziali di 784,14 euro, assistenziali di 526,66 euro, un contributo per l’assegno vitalizio di 1006,51 euro e Irpef per 3.899,75 euro. Così sembrerebbero come tutti gli altri.

Ma poi si mettono in tasca ogni mese esentasse 4.003,11 euro di diaria, 4.190 euro netti “a titolo di rimborso forfettario per le spese inerenti il rapporto fra eletto ed elettore”, circa 1.100 euro al mese di rimborso per taxi che né Bersani né Letta né Di Pietro di solito prendono, e poco meno di 300 euro al mese netti a titolo di rimborso spese telefoniche. I senatori si intascano invece qualcosina in più, perché durante una delle varie auto-riduzioni della indennità sotto il pressing della protesta popolare, hanno girato la testa dall’altra parte lasciando che fossero solo i deputati a tirare un pochino la cinghia: prendono quindi 150 euro al mese più dei colleghi di base e rimborsi assai più generosi. E’ per questo che i mandarini della riforma fiscale non sentono proprio alcun bisogno…  QN

2 Risposte a “LO SCANDALO DEI PRIVILEGI DELLA CASTA DI DEPUTATI E SENATORI : PAGANO SOLO IL 17,36 % DI TASSE”

  1. Salvatore said

    Buon giorno.
    Scusa Dott. Bechis ma Berlusconi e il Suo clan che aliquote pagano (o meglio dovrebbero pagare)?
    Lo sa che il 23 Maggio 1947 Assemblea Costituente “licenzia” l’Articolo 53 nella attuale forma:
    Comma I-Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capcaità contributiva.
    Comma II -Il Sistema Tributario è informato a criteri di progressività
    Attenzione !!! Il Comma I precede il Comma II. Non è cosa da poco… Tutti, e dico tutti i politici stanno andando dietro alla lotteria dei numeri delle Aliquote, che appartengono al Comma II, saltando a piè pari quello che non è mai stato fatto: ACCERTARE la REALE CAPACITA’ CONTRIBUTIVA.
    Sa cosa vuol dire CAPACITA’ CONTRIBUTIVA? Per quei pochi che fanno la denunzia dei redditi o il modello 730 è il REDDITO NETTO su cui si calcolano le tasse.
    Secondo l’Art. 53 tale reddito dovrebbe essere ottenuto sottraendo al REDDITO LORDO, non solo poche ricevute, non una percentuale pari al 19% o 22% delle ricevute, ma, aprite le orecchie, TUTTE e ripeto TUTTE le ricevute, IVA Compresa, che sono state mantenute, a qualunque acquisto si riferiscano.
    Su questo valore, MOLTO MA MOLTO diverso da quello oggi calcolato, si dovrebbe calcolare secondo il COMMA II dell’Art. 53, l’importo delle tasse da pagare, usando non una, non due ma usando una serie di aliquote (legge delega 825 /71) che determinano in modo PROGRESSIVO il tributo.
    Allora perche’, chiedo a gran voce PERCHE’ questo dal 1947 ad oggi non e’ diventato realtà ?
    Non e’ il momento di dilungarsi ulteriormente,
    L’Art 53 della Costituzione , insieme alla legge delega 825/71 rappresentano la base giuridica e COSTITUZIONALE da cui partire.
    Non riesco poi a non indignarmi del fatto che ogni volta che Berlusconi promette una riforma per il bene del Paese poi la ritira, mentre quando la legge serve ai suoi interessi, va invece avanti come un bulldozer. Il premier aveva promesso una riduzione delle aliquote Irpef, vale a dire una sostanziosa riduzione delle tasse per i lavoratori dipendenti. Come fa di solito, oggi ha smentito se stesso e dichiarando che per ora non se ne fa nulla “per colpa della crisi”.
    A chi ha buona memoria non sfugge che analoga promessa era stata fatta per la prima volta nel 1994, vale a dire 16 anni fa e che da allora il premier ha governato per 9 anni ma non ha mai trovato né il tempo né i soldi per portarla a compimento. Nel frattempo, in questi nove anni da presidente del consiglio, ha messo mano a una serie di leggi ad personam che gli hanno consentito da un lato di evitare i processi a cui da buon cittadino non doveva sottrarsi, dall’altro di aumentare le entrate sue e dei suoi familiari. Così, mentre da una parte ritira l’annunciata riforma fiscale con relativa promessa di riduzione delle tasse, dall’altra continua ad occupare il Parlamento con leggi che lo aiuteranno a non essere processato. Alla Camera infatti si discute di legittimo impedimento, mentre il Senato è occupato con il cosiddetto processo breve.
    Stiamo entrando in un tunnel pericolosissimo; François-Marie Arouet, meglio conosciuto come Voltaire, ritiene che il sentimento di giustizia sia talmente avvertito nell’uomo da sembrare indipendente da singole leggi, convinzioni politiche o religiose. Evidentemente la maggioranza intende infrangere questo principio naturale solo per porre rimedio ai problemi giudiziari del Presidente del Consiglio.
    Così come confezionato da Governo e maggioranza, questo processo breve, o meglio, ammazza processi, invece di garantire uno snellimento delle procedure processuali, appare sempre di più come un’amnistia per i colletti bianchi e tutto questo è ancora più grave perché, date le premesse, compromette la possibilità di un serio confronto sulle riforme, ammesso che queste interessino davvero a Berlusconi e alla sua maggioranza.
    Grazie ed auguri!!!

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