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EURISPES :DISOCCUPAZONE IN AUMENTO ALL’8,5%. ANCHE LA LAUREA NON GARANTISCE LAVORO

Posted by irpinianelmondo su gennaio 29, 2010

29.01.2010-Il tasso di disoccupazione a dicembre è salito all’8,5% dall’8,3% di novembre. Lo rileva l’Istat, precisando che è il dato peggiore da gennaio 2004, inizio delle serie storiche. I senza lavoro sono 2.138.000, 57mila in più rispetto a novembre e 392mila in più rispetto a dicembre 2008.

In Eurolandia in dicembre la disoccupazione è salita al 10%, contro il 9,9% rivisto di novembre. Nel dicembre di un anno fa era all’8,2%. Lo rende noto Eurostat rilevando che si tratta del tasso più elevato nella zona dell’euro dall’agosto 1998. Il più elevato tasso di disoccupazione della zona euro e tra i più alti in Ue resta quello della Spagna al 19,5%.

Nell’intera Ue il tasso di dicembre era al 9,6% (9,5% in novembre) e il 7,6% un anno fa. In questo caso è il tasso più elevato dal gennaio 2000. Secondo stime Eurostat, a dicembre i disoccupati erano nell’Ue 23,012 milioni di cui 15,763 milioni nell’eurozona. In un anno la disoccupazione è aumentata di 4,628 milioni nell’Ue e di 2,787 milioni nella zona dell’euro.

Usa, balzo del pil oltre le previsioni. Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti ha segnato nel quarto trimestre 2009 una crescita del 5,7% su base annua. Il dato è decisamente superiore alle stime degli analisti, che avevano previsto un +4,7% dopo il +2,2% segnato nel terzo trimestre del 2009.

I numeri del pil del quarto trimestre dimostrano «i progressi» compiuti, con l’economia che si trova ora «in una posizione molto differente» rispetto a un anno fa, ha detto il presidente americano Barack Obama, sottolineando come il +5,7% del quarto trimestre rappresenti un «deciso miglioramento».

EURISPES:ITALIA SENZA PROGETTO CHE RISCGGHIA LA TENUTA DEMOCRATICA

Un Paese «senza progetto», in «perenne transizione», che paga «un costo altissimo» per l’economia e «rischia per la sua tenuta democratica». L’isituto di ricerca Eurispes, nel Rapporto Italia 2010, descrive «una sorta di cantiere aperto, che non si riesce a chiudere perchè nessuno ha le idee chiare su cosa si deve costruire» e denuncia «una frattura fra la politica e il paese reale».
Quello dipinto dall’istituto guidato da Gian Maria Fara è un affresco in cui prevale la preoccupazione per quanto non si sta facendo, rispetto alla soddisfazione effimera per non aver subito colpi irreparabili dalla crisi economica.

La tesi portante è che dalla fine della prima Repubblica, ovvero da quasi vent’anni, l’Italia non è stata ancora capace di riparire. È, appunto, «un cantiere aperto, popolato da una moltitudine di litigiosi aspiranti architetti che non riescono a mettersi d’accordo perchè, in definitiva, non hanno nessun vero interesse a che i lavori partano e si concludano». Questi, secondo Fara, sono infatti «i figli e i padroni della transizione infinita interessati, più che alla prospettiva, al mantenimento dello statu quo».

La crisi – emerge dai risultati di un sondaggio dell’Eurispes, pubblicato nella 22/a edizione del rapporto Italia – continua a influire negativamente sugli italiani, per i quali la situazione economica del Paese è di molto peggiorata, ma allo stesso tempo le prospettive di ripresa spingono verso una maggiore fiducia per il futuro. Insomma, l’oggi preoccupa ma il domani si profila migliore. Anche se quasi quattro su dieci vedono ancora nero.

Rispetto ai risultati del medesimo sondaggio realizzato nel 2008, si registra, infatti, una crescita dei pessimisti: la percentuale degli italiani che considera la situazione economica del nostro Paese «nettamente peggiorata» è del 47,1% nel 2010 contro il 37,6% di due anni prima. Però, dallo stesso confronto emerge come sia quasi raddoppiata la percentuale di quanti si dicono convinti di un futuro economico migliore per il Paese: il 18,3% rispetto al 10,9% del 2008.

Italia fanalino di coda tra i Paesi dell’Ocse per salari percepiti e nella top ten per il cuneo fiscale. È quanto emerge ancora dall’ultimo rapporto dell’Eurispes, in cui si riprende la classifica 2008 dei trenta paesi industrializzati dell’organizzazione parigina. Infatti, dice il rapporto, ammonta a poco più di 14.700 euro (21.374 dollari) il salario medio netto annuo percepito da un cittadino italiano. Una cifra che pone il Paese al ventitreesimo posto; in coda dopo gli altri paesi europei dove le retribuzioni nette annue si aggirano in media intorno ai 25.000 dollari, tra i quali Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632) e superando, invece, solo Portogallo (19.150), Repubblica Ceca (14.540), Turchia (13.849), Polonia (13.010), Slovacchia (11.716), Ungheria (10.332) e Messico (9.716).

La laurea, oltre ad essere un miraggio per molti, sostiene poi l’Eurispes, non è più garanzia di impiego stabile o adeguatamente retribuito ed ha, invece, conseguenze negative sull’occupazione. Lo afferma l’Eurispes nel Rapporto Italia 2010. Nel nostro Paese, infatti, solo il 16% degli occupati in età compresa tra i 25 e i 34 anni è laureato (a fronte della media Ocse del 32%) e per la popolazione compresa tra i 15 e i 24 anni il rischio di rimanere disoccupati, aumenta al crescere del titolo di studio, tendenza che trova espressione anche nella bassa percentuale di laureati rispetto alla popolazione adulta (circa il 15% rispetto alla media europea del 22,3%).

Single in aumento. Se la tendenza all’aumento registrata negli ultimi sette anni si mantiene costante, nel 2010 i single, cioè le persone che vivono da sole, aumenteranno del 10% rispetto a tre anni fa. Dal 2001 al 2007, spiega l’istituto di Gian Maria Fara, i single sono aumentati da 5.592.381 a 6.910.716 (dati Istat). Basandosi sull’andamento della serie storica, l’Eurispes ha stimato che, in proiezione, e quindi se il trend degli ultimi sette anni si manterrà costante, il numero dei single subirà nel 2010 un incremento percentuale di circa il 10,4% rispetto al 2007.
 IL MESSAGGERO

 

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