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ELEZIONI REGIONALI LAZIO. BONINO E POLVERINI A CONFORNTO SUI PROGRANMMI

Posted by irpinianelmondo su febbraio 1, 2010

 01.02.2010-«Voglio un Lazio dinamico, fantasioso, attivo. Un Lazio regione d’Europa, ma anche attento ai deboli, agli sfruttati, ai diseredati. Voglio insomma un Lazio che non ha paura, che sa affrontare le sfide: sappiamo che che il mondo non è perfetto, ma ci sono impegni che bisogna prendersi». Lo ha detto la candidata del centro sinistra alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino, nel corso della presentazione del suo comitato elettorale a Trastevere. Poi ha messo in guardia i suoi sostenitori dalle insidie della campagna elettorale: «Ogni giorno – ha affermato – ci tenderanno delle trappole, semineranno zizzania, falsi scoop, tireranno fuori cose che no esistono e che dureranno l’arco di 24 ore ma che potrebbero creare tensione tra di noi. Allora, sappiamolo prima che saranno trappole pesanti costruite a tavolino. Cerchiamo di essere gruppo e di avere le spalle forti – ha concluso – per questa sfida che ci appassiona».

Emma con la Guerritore e la Mafai. Bonino, vestita con una giacca rosa e pantaloni neri, è salita sul palco allestito in via Ripense accompagnata dal presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, dal coordinatore della campagna elettorale Riccardo Milana e dalla deputata radicale Rita Bernardini. In sala erano presenti, tra gli altri, il vice presidente della Regione Lazio Esterino Montino, il segretario regionale dell’Idv Stefano Pedica e l’assessore provinciale al Lavoro, esponente di Sinistra, ecologia e libertà, Massimiliano Smeriglio. Sul palco a fianco di Emma Bonino anche Miriam Mafai e l’attrice Monica Guerritore.

A me i voti di chi condivide legalità. «Sono convinta che moltissimi elettori e cittadini, che in passato hanno votato altro, si possano riconoscere in trasparenza, regole e legalità». Lo ha detto la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino, a margine della presentazione del suo comitato elettorale, rispondendo alla domanda di un giornalista che le chiedeva un commento su alcuni dati statistici, che la darebbero vincitrice solo conquistando parte dell’elettorato di centrodestra. «Penso – ha aggiunto – che questo sia un appello alla cittadinanza, alla cittadinanza attiva».

Colore della pelle non mi interessa. Il «patrimonio femminile» come «forza che va valorizzata, ascoltata e riconosciuta», l’immigrazione come «una possibilità per la Regione ed il Paese» perché «la pelle non ci riguarda». Al presidente del movimento africano in Italia Ouattara Gaoussou, presente all’inaugurazione, ha detto: «Chi è forte – parlando di immigrazione – non ha paura della contaminazione. Ai nuovi cittadini italiani dobbiamo offrire regole, che dobbiamo pretendere rispettino come lo pretendiamo dagli italiani, e certezze». Bonino ha poi concluso: «Non è vero che immigrato vuol dire criminale».

Polverini, sì alle coppie di fatto. «Sono favorevole a normare le unioni di fatto, a patto di non produrre un matrimonio di serie B. Allo stesso tempo sono convinta che diritti e doveri reciproci debbano essere riconosciuti alle coppie che vivono fuori del matrimonio». Lo scrive la candidata del Pdl a presidente della Regione Lazio Renata Polverini rispondendo, sul blog del suo sito web, a chi le chiede una sua opinione sulle unioni civili. «Bene Renata Polverini che dimostra di avere una sana apertura sul tema delle coppie di fatto. Credo che questo vada nella direzione di non ridurre tutto a uno scontro ideologico sulla famiglia e sul matrimonio, ma ca onfrontarsi serenamente sulle forme possibili di leggi», ha detto Imma Battaglia, presidente di Di Gay Project. Perplesso Francesco Storace, leader della Destra e alleato della Polverini: «Sul programma elettorale non c’è scritto questo». L’idea non è stata accolta bene neanche da Alemanno: «Quelle delle coppie di fatto sono materie che non attengono né al programma regionale né a quello comunale ma si tratta di una volontà di carattere statale, quindi penso sia inutile discuterne nel programma regionale ma è un tema che va affidato al Parlamento». Alemanno ha sottolineato di essere «contrario a queste ipotesi, ritengo bisogna distinguere tra responsabilità familiari e libertà delle coppie».

Non chiuderò ospedali. «Credo che chiunque si appresti a governare il Lazio deve necessariamente occuparsi di salute e di sanità perchè abbiamo un sistema sanitario che grava per il 75% sulle risorse dell’intero bilancio della Regione». Lo ha detto la candidata del Pdl alla Regione Lazio, Renata Polverini, nel corso della trasmissione del Gr Parlamento “60 Minuti”, condotta dal direttore della divisione radiofonia, Bruno Socillo. «Intendo rinegoziare il piano – ha aggiunto Polverini – in atto nella regione. Non intendo chiudere ospedali o tagliare posti letto se non prima di essere intervenuta su alcune grandi questioni. La prima è quella di rimuovere amministratori che hanno dimostrato l’assoluta incapacità nel governare le strutture alle quali fanno riferimento. Occorre, quindi liberare il sistema sanitario dalla politica e dagli eccessi di burocrazia. Occorre anche rivoluzionare il sistema organizzativo e abbassare le tasse, perchè questo sistema sanitario costa ai cittadini del Lazio anche un’addizionale Irap e Irpef più cara di tutte le altre regioni. Mi rendo conto che è una straordinaria rivoluzione, ma io ho tutta l’intenzione di farla».

Immigrazione non è delinquenza. «Rifiuto il binomio tra immigrazione e delinquenza. È necessario dividere chiaramente gli immigrati che arrivano nel nostro Paese con l’intenzione di lavorare ed integrarsi da quelli che invece prendono percorsi diversi». Lo ha affermato Renata Polverini, candidata alla presidenza della Regione Lazio per il Pdl, durante ilprogramma radiofonico ‘Gr Parlamento – 60 Minutì. «Dobbiamo accogliere ed integrare tutti coloro che vengono nel nostro Paese e cercano da noi quello che noi italiani abbiamo cercato altrove non tantissimi decenni fa. – ha sottolineato la Polverini – Siamo stati un paese di emigranti e dobbiamo oggi allo stesso modo permettere a chi ha bisogno di noi di attraversare processi di integrazione sani».
Il Messaggero

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