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BAMBINI DENUDATI PER SCOPRIRE CHI AVEVA SPORCATO IL BAGNO

Posted by irpinianelmondo su marzo 2, 2010

02.03.2010-Colpito da un attacco di dissenteria, un bambino di 8 anni ha sporcato il gabinetto dei maschi della sua scuola elementare. A quel punto, però, la bidella, furibonda, ha convinto le insegnanti della seconda e della terza classe a far spogliare tutti gli alunni per scoprire chi “fosse” il colpevole. L’episodio è accaduto ieri mattina in un istituto di Brione, in provincia di Novara. A denunciare l’episodio è stata la mamma del piccolo. “C’è rimasto molto male – ha detto la donna – è stato umiliato davanti a tutta la classe. A casa non mi ha detto nulla proprio per la vergogna e ho saputo della cosa da un’altra mamma, furibonda per quello che era successo al suo bambino. Ora vedrò che decisioni assumere”. Anche tutti gli altri bambini, denudati in classe, sono rimasti scioccati. “Sono esterrefatto e allibito – dichiara il direttore didattico Renato Schettini – mi hanno avvisato della vicenda le stesse maestre che probabilmente solo stamattina si sono rese conto della gravità del fatto accaduto. Mi hanno spiegato che di fronte all’ira della bidella non erano riuscite a mantenere la calma ed a trovare un modo diverso per risolvere il problema”. Il direttore didattico ha poi detto di “scusarsi pubblicamente per quanto è accaduto”. “Il mio compito – aggiunge – non è quello di difendere a tutti costi la scuola perché in primo piano vengono i ragazzi. E comunque in questo caso le insegnanti e la bidella sono indifendibili. Sono molto deluso e addolorato anche perché si tratta di insegnanti di esperienza. Ho aperto un procedimento istruttorio per valutare quale tipo di sanzione adottare”.QN

Una Risposta a “BAMBINI DENUDATI PER SCOPRIRE CHI AVEVA SPORCATO IL BAGNO”

  1. Giuseppe said

    “LA MALA SCUOLA” E LA TERAPIA
    Ancora una violenza a scuola e non per opera di un bulletto ma di persone chiamate
    istituzionalmente a istruire,educare, formare e curare gli alunni.
    La settimana scorsa, nella scuola elementare Gianni Rodari (ironia della sorte!) di Briona nel
    Novarese, una bidella innervosita perché aveva trovato il bagno dei maschi sporco, avrebbe
    convinto le maestre a far denudare i bambini, di sette e otto anni, per scoprire chi aveva sporcato.
    A denunciare l’accaduto è stata proprio la madre del piccolo di otto anni che aveva saputo
    del fatto, non dal suo figlio che, pieno di vergogna non aveva raccontato nulla, ma da
    un’altra mamma indignata e furiosa per quanto era successo.
    Il dirigente scolastico Renato Schettini, da noi chiamato a telefono ha detto: “Sono
    esterrefatto e allibito, sono stato informato dell’accaduto dalle maestre stesse che si erano
    rese conto della gravità del fatto ma che, di fronte alla bidella arrabbiata, non erano
    riuscite a trovare una soluzione diversa. Nella mia qualità di responsabile della tutela dei
    piccoli non ho alcuna intenzione e interesse a difendere, ad ogni costo, la scuola che deve
    essere una “casa di vetro” e ho, perciò, aperto un procedimento istruttorio per valutare il
    tipo di sanzione da adottare. La bidella sarà anche stata esasperata e le maestre confuse – ha concluso- ma tra i
    mille modi che c’erano di gestire questa vicenda, é stato scelto quello peggiore”.
    Ma il trasferimento della bidella in altra sede, non farebbe correre il rischio di una reiterazione di tale comportamento?
    “Sono convinto anch’io che un trasferimento non può considerarsi, sempre, la migliore soluzione, ma tengo a
    precisare, ha affermato il dirigente, che ciò è stato fatto, non come provvedimento disciplinare definitivo anche
    perché siamo nella fase istruttoria,ma per tutelare momentaneamente la bidella”.
    Del fatto, però, si stanno occupando anche i carabinieri, che mantengono la massima riservatezza su un’eventuale
    denuncia presentata dai genitori del bambino “colpevole” e umiliato davanti ai compagni.
    Gli investigatori stanno valutando e approfondendo la dinamica dell’episodio, anche per capire se c’è responsabilità
    dal punto di vista penale.

    Questi i fatti così come sono stati riportati, con toni in parte scandalistici, dai mass-media ma che meritano qualche
    riflessione sul versante educativo istituzionale.
    Abbiamo chiesto un parere alla Prof.ssa Carmela Calandra, direttore dell’Unità Operativa Complessa di
    Psichiatria dell’Università di Catania, la quale ci ha detto: “Non entro direttamente su quanto accaduto perché
    l’accertamento della verità e di eventuali responsabilità spetta alle autorità competenti.
    Credo, però, di poter subito affermare che, un primo diritto del bambino, che va a scuola, comprende anche la
    presa in carico delle sue necessità fisiologiche cui corrisponde, quindi, un preciso dovere degli educatori che
    devono dare tutte le indicazioni, adeguate all’età, sui comportamenti utili ai fini dell’esercizio concreto di questo
    diritto. Ciò è importante anche perché la disfunzione dei bisogni fisiologici rappresenta l’espressione di una fase
    critica di adattamento alla scuola e, il timore di un’incapacità, a gestire questi bisogni, rappresenta uno dei motivi
    della fobia scolare. E’, perciò, obiettivo educativo perseguire l’adattamento del bambino a delle regole chiare
    perché questo è un elemento forte nella formazione della sua personalità.
    C’è da dire, però, che non sempre il docente ha gli strumenti efficaci per differenziare il capriccio dell’alunno
    dalla sua necessità, inclusa quella psicologica, e che spesso, nella scuola, non vi sono figure tenute ad
    accompagnare i piccoli in bagno (non sempre, fra l’altro, fornito del necessario) e aiutarli a svolgere tutti i
    comportamenti conseguenti.
    Certo quest’opera di vigilanza, in un momento in cui i casi di pedofilia sono all’ordine del giorno e preoccupano
    legittimamente non solo i genitori, ma tutti gli operatori scolastici, deve essere messa in atto con senso di alta
    responsabilità anche prevedendo strumenti auto difensivi quale, ad esempio, la presenza di più operatori garanti.
    In mancanza di questo supporto, educazione e verifica, senza escludere in assoluto, la necessità educativa e anche
    terapeutica del richiamo da parte di chi ne ha il dovere, qualunque intervento a posteriore, specialmente nei
    riguardi dei più piccoli, potrebbe diventare illegittimo e umiliante.
    Occorre, ancora ricordare, che il rimprovero introduce nella mente del bambino varianti assenti
    decolpevolizzandolo nel caso di presenza di queste varianti.
    In ogni caso, occorre dire che un fatto del genere non può trasformarsi in un evento traumatico ma deve essere
    occasione per tutti gli operatori scolastici, ognuno nell’ambito del proprio ruolo, per comunicare ai bambini e ai
    loro genitori, che l’essere umano ha queste fragilità e che deve essere aiutato a socializzarle”. All’autorevole
    pensiero della Prof.ssa Carmela Calandra, ci sembra opportuno aggiungere che, le umiliazioni subite durante
    l’infanzia, pur essendo considerate elementi comuni concorrenti nella formazione integrale della persona, restano
    tra i segni più indelebili, nella mente di tutti, specialmente se ricevute a scuola.
    E’, perciò, veramente grave, se gli operatori scolastici tutti, dai dirigenti al personale ausiliario, istituzionalmente tenuti a occuparsi della crescita e della formazione di chi è loro affidato, non riescono a capirlo.
    Un genitore deve avere la certezza che gli operatori, ai quali ha affidato il proprio figlio, siano all’altezza del
    compito e che la scuola è pronta a garantire questo diritto.
    “La scuola è degli alunni e quanti vi lavorano sono al loro servizio” dovrebbe essere lo slogan che deve
    accompagnare quanti lavorano nelle scuole, a prescindere dal ruolo che giocano.
    Non vi è dubbio che, nelle scuole, sono presenti moltissimi operatori scolastici che eccellano per impegno,
    professionalità e dedizione e che, perciò, non bisogna gettare fango su tutta la categoria, ma non possiamo crearci
    alibi riparandoci sempre sotto l’ombrello che sono pochi i casi di “mala scuola”.
    Smettiamola, ancora, di ricorrere, di norma, alla strategia dei trasferimenti di chi non dimostra di rispettare gli alunni.
    Il trasferimento, infatti, non punisce chi ha sbagliato, ma colpisce altri alunni degradando sempre di più l’immagine delle istituzioni scolastiche.
    Ha fatto bene la Gelmini a dare un significato educativo al cinque in condotta per gli alunni, ma farà meglio se e
    quando, con la consulenza di docenti, dirigenti scolastici, psicologi ed esperti dell’età evolutiva, scriverà un codice etico che tutti dovranno rispettare.
    E’ bene sapere cosa non devono fare gli alunni anche per non rischiare il cinque in condotta, compromettendo
    l’esito di un anno scolastico, ma sarebbe altrettanto bene e urgente definire meglio cosa non devono fare gli
    operatori scolastici non tanto per non essere trasferiti ma, se necessario, per non essere mandati a casa.
    Occorre che le annunziate nuove regole per il reclutamento e la formazione, prevedano strumenti per verificare
    anche lo stato psicologico di chi dovrà lavorare negli istituti scolastici perché non si potrà “sapere e sapere
    insegnare” se non si sa “essere”.
    Giuseppe Luca, pippo.luca@alice.it, 3334358311
    Direttore Responsabile della “Letterina”

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