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SCANDALO G8. L’IMPRENDITORE ANEMONE E IL TESORETTO DEL PRETE MISSIONARIO

Posted by irpinianelmondo su marzo 5, 2010

05.03.2010-E’ bastata una battuta di Diego Anemone alla moglie per mettere gli uomini del Ros sulla pista giusta. E arrivare in via Narni 29, al Tuscolano, per trovare un piccolo tesoretto nelle stanze blindate della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue: un milione circa di euro, in assegni circolari e contanti. Una piccola riserva alla quale, secondo gli investigatori, Diego Anemone poteva attingere quando voleva, con il preavviso di una telefonata.

Come quella che fece il 20 settembre 2008, alle otto e mezza di sera: il numero squilla per alcuni minuti, senza che nessuno risponda; ma i carabinieri del Ros (che intercettano), sentono in sottofondo la voce di sua moglie, Vanessa Pascucci, che si incuriosisce: «Ma lui, te li da per quale motivo?». Si parla di soldi, ovviamente. Diego Anemone risponde in maniera ambigua, senza prendere le cautele che solitamente utilizza quando parla telefono, forse pensando di essere al sicuro visto che dall’altra parte nessuno risponde: «Gli ho fatto i lavori, poi io c’ho il conto, ci sta il conto là…». Eppure il numero che sta chiamando non è quello di una banca, ma il cellulare di don Evaldo Biasini da Patrica, in provincia di Frosinone, che ha il delicato incarico di Economo Provinciale della Congregazione del Preziosissimo Sangue. Amico di vecchia data degli Anemone, Biasini lo chiamavano ”il giovane missionario”, a dispetto dei suoi 83 anni, forse perché ancora oggi trascorre lunghi periodi in Africa.

Così, passate le prime settimane di fuoco dopo gli arresti dei quattro protagonisti principali di questa indagine, i carabinieri del Ros si sono dedicati a questo ”conto” che Anemone riteneva di aver aperto presso don Evaldo. Trovando a sorpresa contanti e assegni per circa un milione di euro. E gli assegni, quasi esclusivamente circolari, erano riconducibili ad una società di costruzioni non direttamente intestata ad Anenome ma, secondo gli investigatori, a lui ricollegabile.

La scoperta è servita a spiegare come mai lo stesso imprenditore potesse richiedere in poche ore il versamento in nero di somme considerevoli, fino a 50mila euro, assolutamente in contanti e senza la firma di alcun documento contabile. Di alcuni dei pagamenti effettuati è rimasta traccia nelle conversazioni telefoniche intercettate dai carabinieri del Ros. Come quella delle nove di mattina del 21 settembre 2008, il giorno dopo la battuta del ”conto” aperto. Diego Anemone chiama don Evaldo e, premettendo che deve vedere una persona, gli chiede se ha disponibilità immediata di denaro: «Senti Don Eva’ scusa se ti scoccio … solo per rotture di coglioni perché stamattina devo vedere una persona verso le dieci e mezza, tu come stai messo?». Il religioso lascia intendere di aver capito al volo: «Di soldi? qui ad Albano ce n’ho 10 soltanto, giù a Roma potrei darteli».

Per i carabinieri del Ros è significativo anche un altro dettaglio, che riguarda la persona che Anemone deve vedere alle dieci e mezza: si tratta di Guido Bertolaso, e l’incontro deve essere molto importante se lo stesso Anemone incassa gli ”in bocca al lupo” della moglie e gli auguri dei sodali Balducci e Della Giovanpaola. L’appuntamento, per la cronaca, va ”bene”. Come dice lo stesso Anemone al telefono subito dopo.

Ma le disponibilità di don Evaldo sono ben altre, come quando mette sul piatto 50mila euro in mezza giornata. Accade il 22 settembre, due giorni dopo. Anemone lo chiama alle dieci di mattina: «ah Don Eva’». E quello: «Ti sto aspettando da stamattina». Anemone: «arrivo, arrivo io fra un po’ arrivo». Don Evaldo: «quanto ti serve?». Anemone: «quanto c’hai?». E il religioso: «dimmi tu perché li vado a prendere». Anemone «50». Don Evaldo: «cinquanta?». Anemone: «si». Don Evaldo: «uhm». Anemone: «Passo in tarda mattinata o pomeriggio?». Don Evaldo: «Si, vieni verso le quattro». Il giorno dopo Anemone chiama Bertolaso per chiedergli di vederlo quella sera. E ricevuta la risposta affermativa chiama la sua segretaria, Alida, e gli spiega che deve trovare velocemente altri cinquantamila euro in contanti.
Il Messaggero

Una Risposta a “SCANDALO G8. L’IMPRENDITORE ANEMONE E IL TESORETTO DEL PRETE MISSIONARIO”

  1. bobby said

    sui giornali, in questi giorni, si è letto che anemone aveva un debito nei confronti della missione e quindi mi pare logico che chiedesse soldi in acconto. Riguardo alla missione, pagando non faceva altro che onorare un debito e quello che ci faceva anemone con quei soldi non poteva saperlo come nessuno di noi può sapere quando paga un fornitore cosa ci faccia con i suoi soldi. Quanto agli assegni circolari trovati in una cassaforte, se c’erano, ed erano intestati, dovevano logicamente servire a pagare debiti che chi porta avanti missioni con impegni enormi considerati i costi delle missioni, deve sostenere. Andare oltre per adesso mi pare pura fantasia.

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