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ELEZIONI REGIONALI. IL 13 MANIFESTAZIONE NAZIONALE. I SOSPETTI DEL CENTROSINISTRA: SE NEL LAZIO IL CENTRODESTRA PERDE , NON CONVERTONO IL DL E LE ELEZIONI VENGONO ANNULLATE

Posted by irpinianelmondo su marzo 6, 2010

06.03.2010-La riammissione della Lista Formigoni da parte del Tar della Lombardia accresce la rabbia delle opposizione verso il decreto del governo che, ora, si configura come una norma ad esclusivo beneficio del Pdl della provincia di Roma. Tutto il centrosinistra, dall’Udc al Prc alza la voce contro il «decreto truffa», contro il quale il centrosinistra ha indetto una manifestazione nazionale per sabato 13 marzo. Ma l’unità delle opposizioni è rotta da Antonio Di Pietro che prende di mira il presidente Napolitano, e ipotizza l’impeachment per la sua firma al decreto. E, addirittura, serpeggiano timori di ulteriori «trucchi» del centrodestra in caso di sua sconfitta elettorale nel Lazio. «Il messaggio che passa al paese è devastante: le regole valgono solo per i deboli, mai per i forti» ha detto Pier Ferdinando Casini, che ricorda come l’Udc rimase escluso dalle elezioni del Trentino del 2008 per questioni di timbri: «non capisco perchè solo noi dobbiamo essere fessi».

Tutto il Pd, dal segretario Pier Luigi Bersani, agli esponenti delle varie anime del partito (Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Piero Fassino, Beppe Fioroni, Anna Finocchiaro), protestano in coro contro un decreto che «cambia le regole del gioco mentre la partita è in corso». I capigruppo Franceschini e Finocchiaro, in una lettera ai presidenti di Camera e Senato, preannunciano un irrigidimento del Pd su tutti i fronti. Anche i partiti fuori del parlamento, come Prc, Pdci e Sinistra e Libertà, fanno sentire la loro voce.

Ed ecco che di prima mattina dopo una serie di telefonate tra i leader del centrosinistra nasce l’idea di una manifestazione nazionale di protesta che infatti viene indetta per sabato prossimo, 13 maggio. A rompere l’unità però è Antonio Di Pietro e Idv che avanza l’ipotesi di impeachment verso il presidente Napolitano, per aver firmato un decreto a suo giudizio incostituzionale.

Il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi chiede spiegazioni su come sia andato il colloquio Berlusconi-Napolitano, visto che i retroscena di alcuni giornali parlano di minaccia da parte del premier di scatenare la piazza. «Se fosse vero ci troveremmo di fronte ad una nuova marcia su Roma, con Napolitano nelle vesti di Vittorio Emanuele». E quando il Capo dello Stato, nel pomeriggio, motiva le sue scelte, Di Pietro non arretra nelle sue critiche, nonostante le telefonate di Bersani che gli spiega che in questa battaglia l’avversario è il governo e non il capo dello Stato.

Argomento ripetuto da tutto il Pd, che si becca del «pavido e ipocrita» perchè non ammette che Napolitano non è stato «arbitro imparziale». A metà pomeriggio due manifestazioni a Roma e a Milano, danno voce alla rabbia del popolo del centrosinistra, che è più grossa dopo l’ok del Tar della Lombardia alla lista di Formigoni.

Il decreto alla fine sarà un salva-lista, quello del Pdl del Lazio; ed ecco che Esterino Montino, vicepresidente della Regione, annuncia un ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione. Emma Bonino, in piedi su una sedia tra le bandiere di tutto il centrosinistra, annuncia che non ci saranno «inutili e sterili Aventini», facendo fare un sospiro di sollievo ai militanti: era infatti corsa voce che Bonino, per protesta, si ritirasse dalle elezioni. «Se avessi ascoltato solo me stessa – ammette dal suo inusuale palco – avrei già detto che con i bari non si gioca, ma credo che in questa circostanza sia necessario un confronto con tutte le altre forze che compongono la coalizione». Insomma Bersani e alleati hanno usato il telefono.

La stessa Bonino e Di Pietro danno poi voce a un timore che circola già da ieri, quello che il centrodestra, se Renata Polverini non vincerà le elezioni, rinuncerà a convertire in legge il decreto, provocando così l’annullamento delle elezioni. «Se perdessero – ha detto Bonino – vorranno interpretare il risultato, perchè chi ha fatto questo decreto ieri è capace di tutto». E il verde Angelo Bonelli invoca per le regionali gli osservatori internazionali «come per l’Ucraina».  La Stampa

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