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ELEZIONI REGIONALI LAZIO . ANCHE LA CORTE D’APPELLO NON AMMETTE LE LISTE PdL . BERLUSCONI : LA PAROLA PASSA ALLA PIAZZA

Posted by irpinianelmondo su marzo 9, 2010

09.03.2010-L’ufficio elettorale circoscrizionale di Roma non ha ammesso alle prossime elezioni regionali la lista del Pdl a Roma. Dopo il no del Tar di ieri, oggi anche i giudici della Corte d’Appello bocciano la lista. Berlusconi parla di sopruso violento e annuncia la mobilitazione del Pdl con una grande manifestazione a Roma, forse il 20 marzo. Delegazione Pdl via senza dichiarazioni. La delegazione del Pdl, composto dal deputato Marco Marsilio, dal presidente del XIX municipio Alfredo Milioni e il coordinatore romano del Pdl Gianni Sammarco, ha lasciato il Tribunale di Roma, dopo che l’ufficio elettorale ha notificato loro la decisione in merito alla lista provinciale del Pdl di Roma, senza rilasciare alcuna dichiarazione. L’Ufficio elettorale circoscrizionale è presieduto da Anna Argento. Ancora non si conoscono le motivazioni dell’esclusione della lista circoscrizionale provinciale del Pdl. Appello al Consiglio di Stato. «Stiamo lavorando per predisporre l’appello al Consiglio di Stato». Così gli avvocati del Pdl replicano alla nuova esclusione da parte dell’Ufficio elettorale della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali del Lazio. Domani mattina sarà il deposito dell’appello al Consiglio di Stato contro la decisione di ieri del Tar Lazio che ha respinto la richiesta del Pdl di riammettere la lista. Secondo quanto si è appreso gli avvocati del Pdl, riuniti ora per valutare la decisione dell’Ufficio elettorale che ha escluso la lista Pdl presentata ieri in applicazione al decreto legge, chiederanno una fissazione celere dell’udienza entro sabato. Legale Pd: ora inutile polemizzare. «Se la motivazione è sul fatto rappresenta la conferma di ciò che è già stato detto dal Tar e contro i fatti è inutile polemizzare». Lo ha detto uno dei legali del Pd Gianluigi Pellegrino dopo la decisione dell’Ufficio elettorale di non ammettere la lista Pdl provinciale di Roma. «Il decreto legge – ha spiegato Pellegrino – è applicabile soltanto i casi in cui con certezza la documentazione non è stata modificata dopo le 12. Se è vero che a mezzogiorno la documentazione era quella prescritta avrebbero dovuta consegnarla subito ai carabinieri». Berlusconi: contro di noi sopruso violento. «Cari promotori della Libertà, presto vi darò appuntamento per una grande manifestazione nazionale per difendere il nostro diritto al voto e quindi la nostra democrazia e le nostra libertà». Si conclude con queste parole il nuovo video messaggio che il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha indirizzato ai Promotori della Libertà e che sarà on line questa sera sul sito della nuova organizzazione coordinata da Michela Vittoria Brambilla e che a lui fa riferimento. «Come sapete si è cercato di estrometterci dal voto per le regionali in Lombardia, nella città di Roma e nella sua provincia – dice tra l’altro Berlusconi – Vogliono impedire a milioni di persone di votare per il Popolo della Libertà. È un sopruso violento e inaccettabile, che in parte abbiamo respinto. A Milano, sia pure con un ritardo di una settimana, la nostra correttezza è stata pienamente riconosciuta. A Roma, invece, abbiamo subito una duplice ingiustizia». «La sinistra non si misura democraticamente». Le elezioni del 28 e 29 marzo «ci vedono contrapposti a una sinistra che, invece di misurarsi democraticamente con il voto, scende in piazza seminando menzogne, invidia e odio». Lo afferma nel videomessaggio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che lamenta i «soprusi» subiti in Lombardia e Lazio per le liste Pdl. Berlusconi ha aggiunto di confidare nei Promotori della Libertà per sostenere la campagna elettorale: «Non abbiate timore, sfidate a viso aperto l’arroganza della sinistra: impegnatevi, datevi da fare, scendete in campo, sensibilizzate le forze sane del Paese e convincete tutti a schierarsi dalla parte del buongoverno, dalla parte della democrazia, dalla parte della libertà». Ci hanno impedito di consegnare le liste. «Ai nostri incaricati, che erano presenti in orario nell’ufficio preposto – si legge in una nota diffusa dal coordinamento dei Promotori della libertà -, prima è stato impedito di consegnare le liste del Popolo della Libertà da coloro che hanno il dovere di ritirarle. Poi il Tribunale Amministrativo ha completato l’opera, respingendo non solo il nostro ricorso, ma anche l’invito che il Presidente della Repubblica aveva lanciato con una propria lettera, affinchè il diritto di voto, attivo e passivo fosse garantito nei confronti di tutti i contendenti, compresa la maggiore forza politica in Italia: il Popolo della Libertà». La manifestazione a Roma il 20 marzo. Si farà a Roma, probabilmente il 20 marzo la manifestazione che Silvio Berlusconi aveva già in mente per presentare i tredici candidati governatori del centrodestra alle regionali. È l’orientamento emerso nel corso del vertice che il premier ha tenuto a Palazzo Grazioli con i coordinatori nazionali del Pdl, la candidata Renata Polverini e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. La scelta della Capitale non è casuale, riferiscono fonti del Pdl, secondo le quali Roma è diventata il simbolo «di come l’opposizione vuole vincere le elezioni» e cioè «attraverso ricorsi e battaglie legali». Questa decisione era stata presa prima ancora della decisione dell’Ufficio elettorale. La manifestazione era già prevista ma ora ha un sapore diverso. La manifestazione era già prevista prima che scoppiasse il caos delle liste elettorali. Berlusconi aveva in mente di riunire i candidati governatori del centrodestra per presentarli tutti insieme nel corso di un’unica manifestazione e siglare quel «patto per l’Italia» che li avrebbe vincolati a rispetto delle direttive nazionali nell’ambito delle rispettive regioni in caso di elezioni. Un modo per consentire che i provvedimenti del Governo trovassero piena applicazione a livello locale. Una promessa solenne che Berlusconi aveva pensato principalmente per la realizzazione del piano casa che, a suo giudizio, non era stato adottato per l’opposizione dei governatori di centrosinistra. Il programma della manifestazione non è cambiato, spiegano fonti del Pdl, ma adesso – anche alla luce di quanto sta avvenendo nel Lazio – assume un significato più ampio. La manifestazione diventerebbe il simbolo della risposta che il centrodestra vuole dare all’opposizione: offrire un palco al premier per spiegare agli italiani quanto è avvenuto e denunciare quello che i suoi colonnelli ripetono da tempo e cioè che le opposizioni vogliono vincere a tavolino la competizione elettorale puntando all’esclusione delle liste avversarie. Berlusconi spiegherà il caos sulla lista del Pdl. Il nuovo stop alla lista provinciale Pdl nel Lazio non ferma Silvio Berlusconi. Il premier vuol mobilitare il suo popolo e lo farà anche con una campagna mediatica senza sosta. Nel Lazio possiamo vincere, avrebbe detto il Cavaliere ai suoi, ma dobbiamo mobilitarci tutti per sostenere il nostro candidato Renata Polverini. Il presidente del Consiglio, raccontano, non è affatto sorpreso dal procunciamento di stasera dell’Ufficio elettorale presso il tribunale di Roma. Per come si erano messe le cose, ce l’aspettavamo, sarebbe stato il ragionamento del leader del Pdl. Domani Berlusconi dovrebbe fare una conferenza stampa per spiegare come è nato il caos delle liste del Pdl. L’appuntamento dovrebbe tenersi a mezzogiorno, probabilmente in via dell’Umiltà. Il premier vuole chiarire, una volta per tutte, cosa è successo. Casini: no manifestazioni contro, governo arrogante. «Non mi piacciono le manifestazioni contro e non mi piacciono le arroganze del governo». Lo ha detto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, conversando con i giornalisti a margine di un’iniziativa elettorale del partito, a Lucca, commentando la vicenda delle liste in Lazio. «Non andare a elezioni, sarebbe l’ennesima burletta che ci coprirebbe di ridicolo in tutto il mondo. Io, comunque, credo sia necessario stare ai fatti – ha sottolineato il leader centrista – Non mi piace chi va in piazza a manifestare contro e, tanto meno, contro il Capo dello Stato. Non mi piace chi, invece delle richieste, ha delle arroganze». «Mi piace la gente che si occupa dei problemi degli italiani, che in questa campagna elettorale sono assolutamente assenti. È un’occasione persa», ha aggiunto Casini, che ha esortato a «mantenere il senso della misura» nel dibattito arroventato in corso. Di Pietro: lezione per il Colle. «Arroganza e ignoranza sono la costante classica delle dittature». Lo afferma in una nota il Presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. «Come volevasi dimostrare: hanno emanato un decreto dannoso per la credibilità delle istituzioni ed inutile. Infatti, dove era possibile le liste sono state riammesse senza bisogno di alcun decreto, invece, dove non era possibile, nulla poteva e può cambiare il corso degli eventi. Speriamo che questa batosta sia servita loro da lezione. La smettano, dunque, di rincorrere provvedimenti e abusi che metterebbero seriamente a rischio la democrazia, costringendoci a scendere in piazza per buttare fuori dal palazzo il Benito nostrano. Soprattutto si vergognino per la brutta figura che hanno fatto fare al Capo dello Stato e speriamo che questa lezione serva anche a lui per la prossima volta». Pedica (Idv): ripristinata la legalità. «Accogliamo la decisione della Corte d’Appello con soddisfazione, perchè ristabilisce le condizioni democratiche del nostro Paese respingendo al mittente la vera e propria truffa del Pdl che voleva presentarsi dieci giorni dopo tempo massimo e con documenti raffazzonati». Così il senatore Stefano Pedica commenta la decisione dell’ufficio circoscrizionale elettorale che ha rigettato l’ammissione della lista provinciale di Roma del Pdl per le regionali. «Non è solo una vittoria dell’Idv e della coalizione del centrosinistra – continua Pedica – ma è di tutti i cittadini. Adesso, con questo ulteriore pronunciamento, possiamo far ritrovare alla gente la fiducia nelle regole che il centro destra vuole invece far passare come degli optional». Baccini: ora verifiche su liste che sostengono Bonino. «Chiediamo di verificare anche la regolarità delle liste che sostengono la Bonino. Si sta consumando un vero e proprio esproprio della sovranità popolare. Sia chiaro che non rinunceremo ai nostri simboli e a fare campagna elettorale. Su questa inquietante storia di esclusione della lista del Popolo delle libertà a Roma è necessario fare chiarezza». Lo afferma Mario Baccini in seguito all’annuncio dell’esclusione del Pdl dalla competizione elettorale su Roma e provincia. Pannella e Bonino insosto: rinviare il voto. I Radicali confermano la richiesta di rinviare di un mese le elezioni regionali per «ripristinare la legalità di un processo politico già ampiamente compromesso». Si è conclusa con questo orientamento la lunga assemblea (iniziata questa mattina alle 10) indetta da Marco Pannella e Emma Bonino per rispondere al decreto legge del governo che ha rimesso in gioco le liste del centro destra nel Lazio e in Lombardia. Tocca a Emma Bonino riassumere, subito prima dell’intervento di Pierluigi Bersani, l’andamento del confronto. «Ci sono dei motivi essenziali che ci hanno indotto a chiedere il rinvio di un mese. In primo luogo -spiega la candidata del centro sinistra nel Lazio – c’è la questione della certificazione e dell’autenticazione delle firme che, come andiamo dicendo da anni, ha confermato una volta di più l’irragionevolezza della legge elettorale regionale». «L’illegalità manifestata dalle istituzioni preposte alla raccolta delle firme, si è risolta nell’esclusione, registrata in molte regioni italiane, delle liste minori, non solo della nostra, e nessuno -sottolinea- ha fatto una piega sul fatto che a centinaia di migliaia di persone sia stato precluso di votare il proprio partito». Bonino: tutto prevedibile. «Dopo la motivazione di ieri del Tar mi pare che la decisione di oggi fosse abbastanza prevedibile». Così la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio Emma Bonino commenta la nuova esclusione da parte dell’Ufficio elettorale della lista Pdl di Roma dalle elezioni regionali del Lazio. Polverini: vado avanti. «Io continuo la mia campagna elettorale. C’è una coalizione ampia che mi sostiene». Lo ha detto la candidata del centrodestra alle elezioni regionali del Lazio Renata Polverini, appresa la notizia che l’ufficio elettorale del tribunale non ha ammesso la lista Pdl. Rosy Bindi: subito al voto. «Ora basta, si vada a votare. Il Pdl aveva imboccato una strada senza uscita, cercando una inutile prova di forza a costo di mettere sotto scacco il principio di legalità. Dimostrino di avere a cuore il bene delle istituzioni e la dignità del Paese, accettino la sentenza senza altri colpi di mano e si torni a fare una campagna elettorale sui problemi veri dei cittadini». Lo dichiara Rosy Bindi, presidente dell’Assemblea nazionale del Pd. Bersani: apprendisti stregoni. «Siamo di fronte a degli apprendisti stregoni. Si dimostra che le divisioni e le forzature del Pdl hanno prodotto e stanno producendo solo inutili strappi alle regole e molta confusione». Lo afferma il segretario nazionale del Pd dopo la decisione del tribunale di Roma, che ha stabilito la non ammissione della lista del Pdl Lazio. Capezzone: elettori travolgeranno cavilli. «E` triste che Bersani e compagni siano lieti per un atto di prepotenza ai danni di tanti elettori. Ma non si illudano: gli elettori travolgeranno timbri e cavilli». Lo afferma il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. Calderoli: il voto abbatterà regime di chi impedisce di votare. «La Costituzione prevede il diritto-dovere del voto a tutti e questo vuol dire democrazia. Regime è chi impedisce al popolo di potersi esprimere, non certo chi invece vuole garantire un diritto costituzionale fondamentale. I regimi possono essere battuti solo dal popolo e quindi se fosse per me metterei da parte leggine, ricorsi e cavilli e andrei direttamente al voto nella situazione attuale». Lo afferma il ministro per la Semplificazione e coordinatore delle segreterie della Lega Roberto Calderoli. «Il popolo -aggiunge- saprà capire e quindi cancellare il regime con i suoi sodali, ristabilendo così la democrazia».IL MESSAGERO

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