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ELEZIONI REGIONALI. INDAGINE DELL’ANTIMAFIA SU OLTRE 100 CANDIDATI INQUISITI

Posted by irpinianelmondo su marzo 12, 2010

12.03.2010-La buona notizia è che la Camera ha votato all’unanimità l’istituzione dell’Agenzia per la gestione dei beni confiscati alla mafia con grande soddisfazione della maggioranza, che sottolinea l’azione del governo per contrastare la criminalità organizzata e dell’opposizione, in particolare del Pd, che fa notare come la norma «sia stata riscritta per renderla più efficace». La cattiva è che il codice etico che si sono affrettati ad approvare tutti partiti «è stato trasversalmente trasgredito», avverte il vice presidente della commissione parlamentare Antimafia, Fabio Granata del Pdl. Il che significa che in molte liste per le regionali ci sono inquisiti, perfino candidati collegati alle mafie, e, cosa più grave, ma tutta da provare- spiega Granata- anche prestanome per conto delle cosche, che hanno a disposizione una liquidità di 120 miliardi da riciclare in attività lecite».

Come se non bastasse, in serata, si diffonde la notizia di una circolare del Viminale che invita «a innalzare la vigilanza degli obiettivi a rischio in concomitanza con le elezioni». Ma la Polizia precisa che «non esiste nessun allarme terroristico o di altra natura». «La circolare – si spiega- contiene raccomandazioni che ripropongono le disposizioni che, come consuetudine, vengono diffuse ad ogni tornata elettorale a prefetti e questori. Quest’anno è stato inserito il servizio di vigilanza al materiale elettorale – prosegue la nota – esclusivamente per armonizzare il trattamento economico del personale che presta i servizi connessi alle elezioni».

Ma che il clima sia teso alla vigilia del voto del 28 marzo non è una novità. Da parte sua, la Commissione parlamentare Antimafia intende intervenire con decisione per contrastare ”l’inquinamento” delle liste. Perciò, dopo che i partiti hanno inviato gli elenchi dei candidati alle amministrative a San Macuto, ha messo sotto la lente di ingrandimento molte situazioni e si ripromette di verificarle e, in caso di riscontri positivi, di denunciare subito dopo le elezioni coloro che non sarebbero potuti essere candidati e tanto meno essere eletti.

I ”sospetti” in tutta Italia sarebbero un centinaio. «Faremo una relazione dettagliata alle Camere e chiederemo la loro esclusione dai consigli regionali e interverremo anche sugli assessori e i consulenti», promette Granata. Insomma, l’Antimafia indaga. E a chi obietta che forse sarebbe stato meglio intervenire prima, il presidente della Commissione, Beppe Pisanu, ha assicurato che «il vaglio sarà severo», ma ha spiegato che non si poteva intervenire durante la compilazione delle liste «perchè si sarebbero intaccati i diritti costituzionali all’elettorato passivo». Sotto osservazione, in particolare, le regioni dove è forte la presenza della criminalità organizzata, Calabria, dove sono monitorati almeno 25 candidati, e Campania, dove se ne tengono d’occhio circa 12.

Ma ci sono «casi critici» in tutte le regioni. «Passeremo tutte le candidature ai raggi X», ha assicurato il presidente Pisanu nella seduta del 2 marzo scorso, in cui è stato sollevato il caso dei candidati inquisiti. «Ci sono troppi amici degli amici che corrono per le amministrative», ha avvertito Angela Napoli del Pdl, che per le sue battaglie contro la criminalità organizzata ha subito pesanti minacce. In quell’occasione sono stati fatti i nomi dei più chiacchierati. Ci sono i calabresi, candidati in una lista collegata al Pdl, come Tommaso Signorelli e La Rupa, indagati per concorso esterno in associazione mafiosa, che hanno fatto sobbalzare il candidato governatore del centrodestra Scopelliti, a Nicola Adamo, uomo di punta del Pd, rinviato a giudizio nell’inchiesta ”Why not”. Tra i campani, Roberto Conte, che corre con una lista di sostegno al Pdl, condannato in primo grado per associazione camorristica e arrestato due volte, contestato dal candidato presidente del centrodestra, Stefano Caldoro, che promette di dimettersi se i suoi voti dovessero essere determinanti, e il candidato governatore del centrosinistra, Vincenzo De Luca, indagato non per reati connessi all’associazione mafiosa, ma per truffa e concussione, accuse ricevute durante il mandato di sindaco a Salerno, che lui contesta duramente in ogni occasione elettorale. Il Merssaggero

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