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ELEZIONI REGIONALI LAZIO.CON LA DECISIONE DEL CONSIGLIO DI STATO FINISCE L’AVVENTURA DELLE LISTE PdL PER LA POLVERINI

Posted by irpinianelmondo su marzo 13, 2010

13.03.2010-Renata Polverini correrà per conquistare la carica di governatore del Lazio orfana della lista del gotha del Pdl romano. Così hanno deciso i supremi giudici amministrativi di Palazzo Spada. Il Consiglio di Stato ha dichiarato l’appello del Pdl contro l’esclusione della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali «improcedibile». Il Consiglio di Stato ha anche respinto i ricorsi presentati dalla Federazione della Sinistra e dei Radicali in Lombardia: Formigoni dunque correrà per essere riconfermato presidente.

Il Consiglio di Stato ha messo dunque la parola fine alla querelle giudiziaria a Roma, confermando l’esclusione definitiva della lista del Pdl della circoscrizione di Roma dalla competizione elettorale di fine marzo. Non si fermerà invece la polemica politica che ha già visto schierato personalmente il premier Silvio Berlusconi che ha anche promesso ai candidati Pdl della lista esclusa che verranno ricompensati comunque del loro impegno per sostenere la candidata presidente del centrodestra. La decisione dei togati di Palazzo Spada è l’ultima tappa della lunga maratona dei ricorsi che ha caratterizzato l’avvio di una campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale e l’elezione del governatore del Lazio iniziata quasi in sordina e sulla quale, ancora oggi, prevale la polemica sul binomio legalità-giustizia rispetto ai programmi dei candidati.

Da oggi è però assodato in via definitiva che alle urne nel Lazio, Renata Polverini, candidata del Centro destra, perde un pezzo importante dei suoi supporter e corre, ufficialmente, da sola con la sua lista. I consiglieri Pdl della circoscrizione di Roma sono fuori gioco e dovranno decidere a quali altri candidati di liste collegate a Polverini affidare i loro consensi il 28 e 29 marzo. Per la lista del Pdl romano quella di Palazzo Spada è una conferma definitiva ma i 41 consiglieri Pdl avevano già ricevuto la bocciatura sia del Tar del Lazio sia della Corte d’Appello di Roma che non avevano ritenute sufficienti le motivazioni sulle quali si basavano i ricorsi per la loro riammissione. Resta a questo punto pendente solo il ricorso della Regione Lazio alla Corte Costituzionale con il quale si sostiene l’ illegittimità del provvedimento varato dal Consiglio dei ministri, il cosiddetto decreto salva-liste. Ma nel Pdl qualcuno non si arrende. Il responsabile elettorale Ignazio Abrignani rilancia: l’ordinanza con cui il Consiglio di Stato ha giudicato «improcedibile» l’appello del Pdl per la ripresentazione della lista provinciale di Roma «spazza il campo dal concetto relativo alla vigenza o non vigenza del decreto» e, grazie a questo, «ricorreremo al Tar che mercoledì 17 marzo saremo in udienza».

Se la Polverini rosica, Formigoni invece può festeggiare. «Ci hanno dato ragione su tutta la linea» hanno commentato i legali del governatore Fabio Cintioli e Beniamino Caravita di Toritto. Si chiude così una vicenda che non ha risparmiato colpi di scena e scambi di accuse da quando la Corte d’Appello il 2 marzo ha deciso di non ammettere la lista collegata al presidente uscente per la mancanza del numero necessario di firme, di fatto escludendo dalle elezioni del 28 e 29 marzo Lega Nord e Pdl. «Il Consiglio di Stato – ha commentato il radicale Marco Cappato – ha confermato in questo modo che non importa se le firme regolari ci sono o no, e sanno tutti che non ci sono, ma afferma il principio che il primo conteggio, anche se sbagliato, prevale». Inizialmente, infatti, la lista di Formigoni era stata ammessa e poi esclusa dopo un ricorso della lista Bonino Pannella. «Così – ha aggiunto – si impedisce agli elettori di accertare la verità prima delle elezioni» e il risultato sarà, a suo dire, l’annullamento del risultato elettorale.

Il candidato della Federazione della sinistra, Vittorio Agnoletto, ha preferito non entrare nel merito della sentenza ricordando che le motivazioni si conosceranno solo fra qualche giorno e che solo allora si saprà se il ricorso è stato respinto in base al decreto salvaliste «su cui pende un ricorso alla Corte Costituzionale». Proprio contro il decreto oggi Agnoletto è sceso in piazza a Milano con associazioni e partiti, dal Popolo Viola al Pd. Per Formigoni, invece, la sentenza del Consiglio di Stato mette la parola fine alla questione. «Anche il Consiglio di Stato – ha scritto in un post sul suo sito – ci dà ragione ed è un’altra sentenza tombale, definitiva». Il suo invito adesso è a smetterla «con i ricorsi e con i confronti in tribunale» per fare un confronto sui contenuti. Il vicecoordinatore regionale del Pdl, Massimo Corsaro, invece ha attaccato l’opposizione. Per lui la sentenza di oggi «conferma che qualcuno in Lombardia ha provato a fare una porcata e a ingannare i cittadini dicendo loro che non potevano votare Formigoni. E adesso saranno i cittadini a dimostrare che in Lombardia siamo solo noi titolati a rappresentarli». Il risultato di questa «porcata che ci ha tenuto otto giorni fuori dalla campagna ufficiale – ha aggiunto – sarà un numero ancora maggiore di voti». Voti per Lega e Pdl ma anche e soprattutto per Formigoni che in questa situazione «ha mantenuto compostezza e serenità facendo una scelta di responsabilità» a differenza dell’opposizione. Non si è fatta attendere la replica di Agnoletto. «Di scorretto – ha osservato – ci sono state solo le loro firme e il decreto che è servito per riammetterli». Ma per il centrodestra oggi è «vittoria piena».  La Stampa

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