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SCANDALO INTERCETTAZIONI. TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE : I MAGNIFICI 7 DEL CAVALIERE NELLA RAI

Posted by irpinianelmondo su marzo 15, 2010

15.03.2010– Sarà pure di sinistra, come sostiene Berlusconi da sempre e nulla riesce a convincerlo del contrario, quell’immenso, gommoso e insidioso corpaccione Rai che dà tanti grattacapi al premier. E tuttavia, il Cavaliere, fra Viale Mazzini, Saxa Rubra e le varie autorità di garanzia, non è affatto sguarnito di figure a lui riconducibili, inserite nel cuore del sistema e dotate ai suoi occhi di totale affidabilità. In certi casi, si tratta di profondi conoscitori del mezzo televisivo e dell’intero sistema delle comunicazioni, con i quali Berlusconi interloquisce e che lo aiutano a creare le strategie. Non soltanto di tipo direttamente operativo ma anche di tipo normativo.

La berlu-galassia Rai s’è allargata negli ultimi tempi, per esempio nelle testate giornalistiche e nel motore produttivo dell’azienda, ma svettano su tutti i Magnifici Sette. Uno di questi ovviamente è Giancarlo Innocenzi, detto Inox e abituato a chiamare il premier così: «il Grande Capo». Innocenzi è una figura made in Silvio al cento per cento. E’ arrivato a diventare membro dell’Agcom – dalla quale tenta d’incidere fortemente sulla Rai, come testimoniano anche le telefonate – dopo una vita nel partito-azienda, fra Fininvest, Forza Italia di cui è stato deputato già nel ’94 e poi senatore, e governo Berlusconi II (dal 2001) in cui fu sottosegretario alle Comunicazioni, seguendo passo passo l’iter della legge Gasparri.

In un’altra autorità di garanzia, l’Antitrust, ovviamente interessata all’universo della televisione anche pubblica, siede un super-tecnico e una testa pensante del valore di Antonio Pilati. Vero creatore della legge Gasparri, è uno di quei titolari di competenze di cui Berlusconi ha grande bisogno. Ha un profilo diversissimo da quello di Innocenzi, come si capisce a occhio nudo, ha fra l’altro scritto insieme al riformista democrat ed ex senatore Franco Debenedetti un recente volume einaudiano intitolato «La guerra dei 30 anni. Politica e televisione in Italia 1975-2008», e se prima stava all’Agcom adesso è membro appunto dell’Antitrust.

Nel consiglio d’amministrazione di Viale Mazzini, un grande punto di riferimento berlusconiano è l’ex parlamentare Antonio Verro. Mentre nella categoria pensatori, rientra ampiamente – anche se più in maniera tremontiana che berlusconiana – un personaggio del calibro di Angelo Maria Petroni. Segretario generale dell’Aspen Institute Italia, professore ordinario di Logica e Filosofia della scienza all’università di Bologna, docente in una mezza dozzina di atenei stranieri compresa la Sorbona, è un liberal d’estrazione Forza Italia oltre che autore di saggi su Popper o di volumi come «Il federalismo possibile, un progetto liberale per l’Europa». E’ ancora nel Cda della Rai, ma quello nuovo e non più quello da cui ai tempi del governo Prodi si cercò di rimuoverlo producendo un’infinita querelle politico-giuridica.

E siamo a quattro dei Magnifici Sette. Chi manca? Minzolini volutamente non lo mettiamo nel conto, perchè è troppo facile e comunque può essere considerato quasi più berlusconiano di Berlusconi. Manca infatti, al direttore del Tg1, quella democristianeria che spesso il ruolo istituzionale e alcuni consiglieri impongono al Cavaliere il quale, per indole, sarebbe più arrembante un po’ sullo stile del Minzo.

Il quinto dell’inner circle del Cavaliere in Rai è Gianfranco Comanducci, vicedirettore generale, piazzato nel cuore gestionale della televisione pubblica e dotato di deleghe molto pesanti.

Ed eccoci al sesto pianeta della berlu-galassia: Alessio Gorla, ex manager Fininvest, attuale consigliere d’amministrazione a Viale Mazzini e uomo di raccordo fra Innocenzi e la Rai: a sua volta finito nel giro di telefonate per mettere a punto la strategia anti-Santoro.

Manca l’ultimo dei Magnifici Sette, ed è quello che siede sulla punta di questa piramide televisiva: Paolo Romani, vice-ministro delle Comunicazioni e uomo di strettissima fiducia del Cavaliere. Come e anche più dell’inossidabile Inox.

Il Messaggero

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