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AVELLINO . AL TETARO ” GESUALDO ” IL 10 E 11 APRILE CONCERTO DEL MAESTRO NICOLA PIOVANI

Posted by irpinianelmondo su aprile 9, 2010

08.04.2010-Sette i musicisti che suonano in scena: Pianoforte, Contrabbasso, Batteria, Percussioni, Violoncello, Clarinetto (o Sassofoni), Fisarmonica (o Tastiera elettronica). Sette i movimenti, per una durata complessiva di un’ora e quindici circa, e ogni movimento ha uno strumento protagonista che dialoga con il resto dell’ensemble.Questo è “Epta” la suite ispirata al numero sette del celebre maestro Nicola Piovani,

il concerto evento in programma per sabato e domenica 10 e 11 aprile al Teatro Carlo Gesualdo di Avellino, rispettivamente alle 21 e alle 18,30. Fra un movimento e l’altro delle voci registrate recitano dei brevi brani ispirati al numero sette, al suo misterioso fascino nella tradizione poetica, mitologica, biblica, cabalistica. Il disegno delle luci, curato da Sergio Rossi, aiuta a raccontare l’indicibile che è nascosto nel virtuosismo di uno strumentista e nella sua tensione a esternare un racconto senza parole

 Il pianista/compositore e direttore d’orchestra romano, premio Oscar nel 1999 per le musiche de “La vita è bella”, presenta “Epta”, suite strumentale in sette movimenti per sette esecutori, ispirata al fascino del numero sette. Con lui sul palco i solisti dell’Orchestra Aracoeli, per uno spettacolo che comprende anche le voci registrate di Piergiorgio Odifreddi, Omero Antonutti, Ascanio Celestini, Mariano Rigillo, Vincenzo Cerami e Gigi Proietti. “Epta è un´opera a cui pensavo da tempo, un progetto per me talmente impegnativo, anche dal punto di vista emotivo, che lo rimandavo di anno in anno, di mese in mese.

La seduzione del numero sette ha per me qualcosa di indefinibile, ma poco legata alle superstizioni cabalistiche o esoteriche o paramistiche con le quali ho poca frequentazione e confidenza. Il sentimento dominante di questa piccola suite nasce dalle peculiarità strettamente matematiche del numero sette, coniugate con la avvincente maestà delle sette porte di Tebe. In questa composizione non c´è molto ordine logico, e men che mai filologico.

 Non c´è disciplina metodica nei testi – che in realtà fungono da sottotesti al testo musicale. C´è semmai la ricerca-desiderio di mettere in ordine, sul pentagramma, una passione caotica e senza soluzione, come certi problemi matematici; c´è la voglia di dare suono a quel patema febbrile che spunta ogni volta che cerco di guardare più in là di quello che ci è dato di vedere e di capire – almeno per ora – come nella favola di Sant´Agostino in riva al mare. Epta è insomma, nonostante le apparenze, un´opera autobiografica”. (Nicola Piovani)

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