www.irpinianelmondo.it

politica cronaca arte cultura turismo gastronomia…. e molto altro ancora

LA RICERCA. UNIVERSITA’ BOCCONI DI MILANO : STUDENTI DEL SUD PIU’ ” SCADENTI ” DEI COLLEGHI DEL NORD. CAMPANIA PENULTIMA PER LA MATEMATICA

Posted by irpinianelmondo su aprile 15, 2010

15.04.2010-Le performance degli studenti meridionali iscritti alla Bocconi sono peggiori di quelle dei loro colleghi nati al Nord. Diventano uguali solo al netto della «zavorra culturale» che i primi si portano dietro. A dirlo è un’indagine interna condotta all’ateneo milanese citata da Donato Masciandaro in un’intervista pubblicata sabato scorso dal Corriere del Mezzogiorno e nella quale l’economista della Bocconi identifica la zavorra con la più scadente qualità dell’istruzione scolastica nelle regioni del Sud, registrata da molteplici indicatori scientifici.

«I dati sono dati e non si discutono», commenta il neo-direttore scolastico della Campania, Luciano Chiappetta, napoletano ma con esperienze lavorative anche in Lazio e Lombardia, «piuttosto è fondamentale capire quali fattori li hanno determinati». Che gli studenti del Sud siano meno preparati dei colleghi settentrionali in Scienze e Matematica, che insieme a Lettura sono i tre campi osservati da Ocse-Pisa, lo dicono dunque i numeri dell’indagine fatta nel 2006 dall’organizzazione internazionale: nella prima materia la Campania è la penultima regione italiana (solo la Sicilia fa peggio); per quanto riguarda la matematica quasi il quarantadue per cento degli studenti del Sud è al di sotto del livello 2 (su 6) di preparazione. Minori differenze si registrano nella sezione Lettura (che attiene alla comprensione dei testi).

In definitiva, però, secondo una rielaborazione di questi dati recentemente fatta dalla Fondazione Agnelli, in media lo studente di una scuola del Nord ha 68 punti Pisa in più rispetto ad uno di una scuola del Sud: un ritardo pari a un anno e mezzo di scuola.

 Il divario tra Nord e Sud si riduce però quando dalla superiore ci spostiamo alla primaria. Una recente indagine dell’Invalsi— Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione— evidenzia che i risultati delle prove di italiano e matematica compiute in quinta elementare non variano molto in relazione alla longitudine dello stivale: i bambini campani, ad esempio, con una media di 62,4 punti in italiano e di 57,2 in matematica, sono perfettamente in linea con i valori nazionali (62,3 e 57,1). Invitato a riflettere sul tema della zavorra culturale che pesa sugli studenti del Sud, Chiappetta individua, alla base di questi dati, una ragione che non si discosta molto da quel «deficit di capitale civile» che Masciandaro pone a fondamento dell’improduttività delle aree meridionali: «Non credo che tra Nord e Sud ci siano differenze nella qualità degli insegnanti o dei programmi ma, piuttosto, ritengo che a parità di validità, preparazione e aggiornamento professionale dei docenti, ciò che fa la differenza è la partecipazione del contesto circostante al processo educativo». Esempi concreti? «Nelle realtà settentrionali, anche in quelle più piccole, è assolutamente normale che enti locali, camere di commercio, associazioni imprenditoriali e piccole banche sovvenzionino singoli progetti all’interno delle scuole, corsi specifici nelle materie di loro interesse o un’integrazione dell’orario di insegnamento. Al Sud non accade, se non in rare eccezioni, come in Campania il progetto regionale Scuole aperte, e comunque non in maniera sistematica. Gli effetti positivi di quest’apertura della scuola», continua il direttore Chiappetta, «sono essenzialmente due: gli studenti, soprattutto negli istituti tecnici, apprendono competenze specifiche e gli insegnanti, sapendo di doversi esporre ad un confronto con esperti esterni, si sentono stimolati ad impegnarsi di più». Per Marco Rossi Doria, ex maestro di strada a lungo attivo nelle realtà difficili di Napoli e oggi, a Trento, impegnato nella formazione professionale, la peggiore qualità dell’istruzione delle scuole del Sud è essenzialmente frutto di minori investimenti, pubblici e privati, nel settore: «Prima di tutto i comuni del Nord investono molto di più in riscaldamento e mense, i due fattori che permettono di prolungare l’orario di insegnamento: nella città di Napoli nemmeno il 2 per cento delle scuole primarie è a tempo pieno, a fronte dell’89 per cento di Milano». Secondo elemento, per Rossi Doria, è proprio il tema di cui abitualmente si occupa come componente del Cies (Commissione nazionale di indagine sull’esclusione sociale), e cioè la povertà: «La Banca d’Italia ha calcolato che i bambini e ragazzi del Sud hanno un investimento medio annuo pro-capite per l’istruzione, da parte di enti locali, Stato e famiglie — inferiore di oltre mille euro rispetto a quelli del Nord. Questo significa, per gli studenti settentrionali, anche più libri, più tecnologia, più lezioni di sostegno dove necessario, quaderni più belli, che pure invogliano allo studio, e scuole più attrezzate. E poi mancano gli asili nido pubblici, che nella città di Napoli non sono più di dieci». Situazione che di certo non migliora, a suo giudizio, una volta finita la scuola: «I ragazzi del Sud», conclude Rossi Doria», «frequentano università più affollate, con peggiori strutture, minori servizi, poche opportunità di ricerca e di scambio internazionale. E i loro genitori, che mediamente leggono di meno libri e giornali e che hanno avuto, in media, una scolarità meno lunga dei genitori del Nord, hanno maggiori difficoltà a seguirli nel loro percorso». Corriere Mezzogiorno

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: