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MONTAGUTO (AV). PIOGGIA SULLA FRANA . SI COMPLICA LA SITUAZIONE PER TRENI E STATALE 90

Posted by irpinianelmondo su aprile 29, 2010

29.04.2010-Nella notte tra domenica e lunedì ha piovuto sulla montagna di Montaguto e la frana ha riconquistato sei-sette metri lungo la ferrovia e la strada statale 90 delle Puglie. Tutto da rifare per i 250 uomini della Protezione civile e del Genio guastatori di Foggia. Una lotta strenua, con pericoli e trappole. 

Dice Angelo Pepe, ingegnere e riferimento operativo di Bertolaso: «È una bestia in movimento e incontrollabile. Lavoriamo al massimo delle possibilità». L’obiettivo è liberare dal fango la tratta ferroviaria nella valle del Cervaro: dal 10 marzo la Puglia è tagliata fuori dai trasporti in treno verso il Tirreno. L’impegno di Bertolaso («A fine maggio la ferrovia riaprirà») potrebbe saltare. 

«Non me ne vado, qui sono nato e cresciuto », protesta Mario Perazzo, 75 anni, un contadino che vive in un casolare della valle. La frana è entrata nell’orto. Le ruspe stanno cercando di salvare la casa, però Perazzo deve sgombrare, la montagna di argilla ha già divorato una casina, ora potrebbe toccare alla sua. 

Sono almeno 12 milioni i metri cubi di fanghiglia ballerini. Un movimento iniziato a 850 metri di altitudine, provocato dall’acqua, che si snoda per tre chilometri e mezzo fino al Cervaro, 450 metri più giù. Un movimento mai cessato. Si mobilitano tecnologie e studiosi. Oggi sarà montato un radar in un punto della «Ciccotonno», una bretella che porta a Savignano, di fronte alla frana. «Le faremo la tac – annuncia Nicola Casagli, docente di Geologia applicata a Firenze -. È uno strumento avanzatissimo». 

È vasta la letteratura sugli smottamenti. «È una frana alpina, difficile, grande e veloce. Si muove sempre, potrebbe anche venir fuori che è necessario lasciarla stare, farla scivolare naturalmente. Difficile fermarla, troppo alto il volume». In questo caso ferrovia e strada dovrebbero essere spostate. 

Sembrava facile, quando a novembre del 2009 si cominciò a togliere il fango dal piede della frana. I camion di giorno trasportavano via i materiali e la frana di notte li beffava spingendo dall’alto la montagna. «Bisogna lavorare anche la notte», ha detto Bertolaso nominato commissario. Nei quattro cantieri da una settimana si lavora con i fari. 

Il Genio militare si sta rivelando importante. Oltre a camion ed escavatori, 130 uomini si alternano nei tre turni. La parte delicata è la sistemazione idraulica alla sommità con il laghetto alimentato da molte sorgenti. Le acque devono essere convogliate fino al Cervaro e i militari lavorano con pale e badili. Lì la meccanica non può avere accesso. «L’acqua – dice Pepe – è il propellente della frana, bisogna governarla». Giù si fanno i terrazzamenti, ma la terra si è gonfiata e incombe. Occorre ridurre la pressione e non è semplice. 

La ferrovia è ancora bloccata da una lingua di una cinquantina di metri su un fronte di 400-500. Ma dietro c’è l’inferno.

gazzetta mezzogiorno

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