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CASO SCAJOLA: L’AGENDA CHE FA TREMARE I PALAZZI

Posted by irpinianelmondo su Maggio 5, 2010

05.05.2010-Un esposto anonimo. Così ha preso il via il filone dell’inchiesta perugina sulla “cricca” e che ha portato, tra l’altro ieri, alle dimissioni del ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola. Dimissioni maturate per via di quei 900 mila euro che non figurano nell’atto di vendita dell’appartamento acquistato dall’esponente politico a due passi dal Colosseo dalle sorelle Barbara e Betrice Papa nel 2004. La missiva, anonima, ma ben circostanziata è stata inviata alla procura di Firenze proprio nei giorni caldi dell’inchiesta, che portò all’arresto nel febbraio scorso, tra gli altri, di Angelo Balduccci e dell’imprenditore Diego Anemone. Attraverso quella lettera i magistrati sono risaliti all’ex autista di Angelo Balducci, il tunisino Hidri Fathi, che nel corso dell’interrogatorio dello scorso 25 marzo ha affermato, tra l’altro, di aver consegnato per conto di Anemone, all’architetto Angelo Zampolini (accusato di riciclaggio) 500 mila euro.

Denaro versato poi sul conto concorrente della Deutsche Bank e cambiato in una quota degli 80 assegni circolari. Gli stessi – secondo l’accusa – consegnati alle venditrici dell’immobile a margine dell’atto di acquisto da parte di Claudio Scajola. Nel dossier vengono inoltre citati episodi, fatti, persone e più in generale quel sistema gelatinoso di affari, tangenti e appalti pubblici, presumibilmente pilotati. L’anonimo raccontata la storia di Fathi e di numerose circostanze, che avrebbero visto l’ex autista di Balducci protagonista, talvolta addirittura nei panni di messo, postino di buste, documenti, ma anche di assegni. «Il mio amico tunisino – si legge nella lettera inviata alla procura di Firenze – mi raccontava che era stato fortunato ad avere incontrato Balducci. Ascoltava telefonate, partecipava a cene, e poi Balducci gli dava tanti soldi per il lavoro che svolgeva. Il periodo di lavoro in questione è quello del governo Berlusconi».

Quindi il passaggio relativo all’ex ministro alle Infrastrutture Piero Lunardi. «Balducci – si legge – firmava i progetti che mandava a Lunardi. Lunardi approvava e li rimandava a Balducci. Balducci a sua volta dava il lavoro a Diego, il quale aveva costituito dieci società». Quindi, gli elementi relativi a numerosi investimenti all’estero. «Con i soldi delle tangenti – si legge nel dossier – per anni sono state comprate ville a Cartagine, per poi essere rivendute. E questo denaro, una volta rientrato in Italia veniva reinvestito».

Poi nel 2004 ci fu la rottura tra Balducci e Fathi. «Balducci – spiega l’anonimo – disse a Fathi che aveva comprato del terreno sulla Salaria e lì sarebbe sorto un centro sportivo dove lui avrebbe svolto il ruolo di direttore per riconoscenza della devozione mostrata in questi anni». Impegno che poi, invece, salta da qui la fuga di Fathi e l’offensiva legale di Anemone. Poi l’invito ai magistrati. «Se mi permettete un suggerimento – si legge – potete andare in Tunisia, a Cartagine, e vedere che le ville comprate venivano intestate all’autista di Balducci per poi essere rivendute dopo tre anni. Dove sono stati investiti quei soldi? Appartamenti a Parigi e nei centri storici di Milano e Roma».

 Ed, infine, i suggerimenti alla procura da parte dell’anonimo. «Mi permetto di darle 3 consigli: verificare la causa a Roma tra Diego e Fathi (il tunisino dopo la rottura con Balducci secondo l’esposto fu accusato di appropriazione indebita, ndr); chiedere a Balducci delle ville intestate al tunisino a Cartagine; rintracciare l’austista di Balducci) e chiedere dell’agenda con i mille nomi». Un’agenda che, secondo chi ha scritto l’esposto inviato alla procura, scuote davvero il Palazzo. La Stampa

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