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PD . MARINI : E’ QUASI UN MONOCOLORE DS

Posted by irpinianelmondo su giugno 15, 2010

15.06.2010/Il Pd e’ ”quasi un monocolore” Ds, gli ex popolari devono dare vita a un’azione culturale comune, ma la leadership di Pier Luigi Bersani non e’ in discussione. L’ex presidente del Senato, Franco Marini, sceglie un’intervista al ‘Corriere della Sera’ per spiegare che ”gli ex ppi come i liberaldemocratici non hanno presenze visibili nelle strutture operative del partito. E questo e’ un errore”. Proprio sugli ex popolari, Marini fa notare: ”Noi ci siamo nel partito: Enrico Letta, Dario Franceschini, Rosy Bindi e Beppe Fioroni occupano posti importanti nel Pd”. Ma a giudizio dell’ex presidente del Senato ”il punto vero e’ che non c’e’ consapevolezza e concordanza tra queste nostre presenze. E invece io mi appello a loro perche’ diano vita a un’azione culturale comune, al di la’ delle diverse collocazioni interne”.

A chi gli fa notare poi che i democratici rimandano all’esterno l’immagine di un partito lacerato, Marini replica: ”Avverto questa cosa, ma credo che il Pd un passo avanti lo abbia fatto. Bersani -rimarca- non fara’ i fuochi d’artificio, perche’ come si dice in gergo ciclistico, e’ un passista, ma e’ un leader leader a cui tutti riconoscono serieta’, capacita’ di impegno, conoscenza dei problemi”. ”E allora -rilancia Marini- vogliamo fare un’innovazione? Diamo un grande segno di unita’ attorno a Bersani. E dico anche di dire basta a questa tiritera su chi fa il candidato premier. Io non ho dubbi: e’ Bersani, il segretario del partito piu’ forte”.

Quanto a un suo contributo per ”la riproposizione chiara ed unitaria del ruolo culturale e politico” degli ex popolari, Marini assicura: ”Se ci fossero difficolta’, per un aiuto potrebbero chiamarmi per 48 ore dalla riserva”. E precisa: ”48 ore, niente di piu’. Voglio evitare -conclude- il rischio che i giovani mi accompagnino all’uscio con l’aiuto dei piedi, come per i vecchi pare invocare Prodi”.

INTERCETTAZIONI: QUAGLIARIELLO, CHI CAMBIA IDEA FA UN ALTRO PARTITO

Roma – (Adnkronos) – Se si volesse cambiare la decisione assunta all’unanimita’ dall’ufficio di presidenza del Pdl sulle intercettazioni, ”saremmo di fronte all’atto di nascita di un partito all’interno di un altro partito”. E ”sarebbe un atto di rottura”. Non ha dubbi Gaetano Quagliariello, vice presidente dei senatori Pdl, che in’intervista al ‘Corriere della Sera’ dice di temere che dietro ”certe allusioni dei finiani si voglia scaricare su altri la necessita’ di rivedere il testo: il Parlamento, la Corte Costituzionale e perfino il capo dello Stato”.

”Non vorrei che qualcuno -spiega Quagliariello- e non penso al presidente della Camera, avesse deciso di votare in un certo modo in sede di partito ritenendo invece che sarebbe stato meglio non farlo. Questo linguaggio allusivo ci fa perdere la schiettezza di rapporti che ci deve essere all’interno di un’organizzazione politica”. ”Intendo affermare -spiega il vice capogruppo Pdl a palazzo Madama- che questo atteggiamento denota l’esistenza di un serio problema politico”, ovvero ”se le decisioni assunte in sede partitica contano oppure no, dopo ovviamente un dibattito nel corso del quale e’ stato possibile approfondire tutti gli argomenti”.

”Il Pdl -rimarca- ha approvato all’unanimita’, compresi i finiani, un testo che e’ il risultato di due anni di discussione. E quindi ne consegue che tutto il partito nel suo complesso e’ impegnato a fare approvare al piu’ presto possibile quanto e’ stato deliberato”. E a chi gli fa notare che ieri il presidente della Camera ha detto che non c’e’ fretta, Quaglieriello replica: ”Penso che non ci sia alcun problema se c’e’ la volonta’ politica di approvare subito la manovra economica per passare subito alle intercettazioni”.

INTERCETTAZIONI: BOCCHINO (PDL), ERRORE COLOSSALE NON DISCUTERNE PIÙ

Roma – (Adnkronos) – “‘Non vorrei che qualche falco berlusconiano volesse lo scontro istituzionale. Che accarezzasse l’idea di farsi respingere la legge dal capo dello Stato per riapprovarla nello stesso testo e avviare uno scontro costituzionale”. Italo Bocchino, vice presidente dei deputati del Pdl ed esponente finiano, contesta le obiezioni al presidente della Camera. ”Chi replica a Fini -dice in un’intervista al ‘Corriere della Sera’- non conosce bene il regolamento della Camera. La tabella di marcia non la decide Fini, ma la Costituzione, il regolamento e le scelte di Berlusconi”.

Il presidente del Consiglio, spiega Bocchino, ”ha voluto fare la manovra con decreto legge e le intercettazioni con disegno di legge: quindi Fini e’ obbligato a calendarizzare prima la manovra”. E a chi gli chiede che tempi ci sono, il presidente di Generazione Italia, replica: ”Le intercettazioni possono andare in commissione la prossima settimana. Se si fa un esame lampo di due settimane, arriviamo a luglio. A luglio -insiste- c’e’ la manovra e quindi le intercettazioni non possono andare in Aula prima del 20-22 luglio. Il regolamento della Camera prevede tempi lunghi per il primo mese: a Fini e’ vietato contingentare il provvedimento”.ADNK

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