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POLITICA. FORCHETTONI E MANGIABAMBINI : LA PROPAGANDA DEI PARTITI CHE FURONO

Posted by irpinianelmondo su giugno 15, 2010

16.06.2010 / “Gesù disse ai discepoli: ‘Vi dico in verità: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli’. Votate per il socialismo, che redime i poveri dallo sfruttamento”. Stringeva il patto d’unità d’azione col Pci, ma citava il Vangelo raffigurando un manifesto col Cristo e le fabbriche sullo sfondo, il Partito socialista del primissimo dopoguerra. Una rarità dimenticata, che si ritrova nell’apparato iconografico del libro che Americo Bazzoffia, docente di Tecniche della comunicazione pubblicitaria alla Sapienza, ha dedicato alla storia della propaganda politica italiana. Titolo, che riprende lo slogan più in voga delle “decisive” elezioni del 1948: “Nel segreto dell’urna Dio vi vede, Stalin no!” (Irideventi edizioni).

Una lunga cavalcata che parte dalla propaganda patriottica dell’800 e arriva fino alla rivoluzione linguistica operata dalla Lega. A cominciare dalle frasi a effetto più celebri: il mussoliniano “Vincere e vinceremo!”, il democristiano “I comunisti mangiano i bambini”, “Il partito della forchetta” di invenzione comunista, il celodurismo del Carroccio o il berlusconiano “nuovo miracolo italiano”. Ma senza dimenticare gli aspetti meno noti e quelli più curiosi di questo linguaggio che meglio ha segnato le evoluzioni della società italiana. Come la storia del poster della Democrazia cristiana che nel 1962, per autocelebrarsi, diffuse un manifesto con la scritta “la Dc ha 20 anni”, raffigurando una giovane sposa in abito bianco. “È ora di fotterla”, iniziarono sarcasticamente a scriverci sopra i militanti di sinistra, obbligando piazza del Gesù a bloccare frettolosamente le ordinazioni in tipografia e a far staccare i manifesti già attaccati. “Un classico caso di contropropaganda, che punta a sfruttare i manifesti dell’avversario per irriderlo o spingerlo a ritirarlo – spiega al VELINO l’autore -. Per molti versi questo episodio è un antesignano del naso da pagliaccio fatto ai cartelloni di Berlusconi in occasione delle ultime politiche. Eppure fino alla Seconda guerra mondiale il concetto di propaganda non aveva un’eccezione negativa. È dalla fine del conflitto, dopo l’esperienza del fascismo, che in Italia inizia ad assumere una connotazione spregiativa. Col tempo, la competizioni tra propagande diventa la chiave della vera democrazia”.

Ma quella della propaganda è anche e soprattutto una storia di “travestimenti”, come quelli adoperati dal Movimenti sociale, che lasciava i toni nostalgici ai militanti, mentre sui muri nascondeva il proprio oscurantismo col frequente ricorso all’iconografia religiosa, in modo da attenuare l’asprezza dei messaggi politici con immagini tenui e delicate. È così che contro il divorzio e il femminismo, le donne dei manifesti del Msi sono raffigurate a testa china e hanno capelli lisci e lunghi assomiglianti a un velo, tipo la Vergine dei santini, oppure un giovane a petto nudo riverso all’indietro, simile a Cristo, raffigura il tossicodipendente nella campagna che chiede l’istituzione della pena di morte per i trafficanti di droga. Immagini e parole d’ordine tipiche della sinistra doveva invece dare l’idea di un partito rinnovato e rispettabile, lontano dagli stilemi del neofascismo.

Nel libro Bazzoffia analizza anche alcuni dei fenomeni più recenti della propagando moderna, ora definita con la locuzione più digeribile di “comunicazione politica”: il ricorso alla paura, l’“effetto gregge” (fare qualcosa perché anche gli altri lo fanno, in modo da avvalorare la propria politica), il richiamo nei discorsi a valori universali e quindi difficilmente confutabili come “amore”, “libertà”, “pace”. Ma oggi com’è la situazione? “C’è una grande capacità tecnica del centrodestra nei media generalisti, come mostrano a volte le lamentele perché l’ospite di turno mentre sta parlando viene ‘impallato’ dal presentatore. Il problema è che l’iper-semplificazione spesso nasconde una leggerezza nei saperi politici, che è invece quello che dovrebbe contraddistinguere chi vuole occuparsi della cosa pubblica”. Il rischio è così di perdere qualcosa in più della semplice “serietà”: “La manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica – ammette Bazzoffia -. Non bisogna però dimenticare che se la comunicazione delle idee è importante, solo un pubblico istruito, attento ed informato può essere la chiave di un buon governo”.

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