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CRISI PdL . DOMANI SFIDUCIA A CALIENDO . BERLUSCONI : FINI VALE 1,5 %

Posted by irpinianelmondo su agosto 3, 2010

03.08.2010-Primo test alla Camera per la maggioranza, dopo la rottura nel Pdl e l’uscita dei finiani con la nascita del gruppo Futuro e libertà. La conferenza dei capigruppo a Montecitorio ha stabilito che il “caso Caliendo” approderà alla Camera mercoledì. In Aula si svolgerà l’esame e il voto sulla mozione di sfiducia dell’opposizione nei confronti del sottosegretario alla Giustizia, coinvolto nell’inchiesta P3. Il voto, previsto per le 17 di dopodomani, sarà trasmesso in diretta tv. Caliendo, intanto, ribadisce: non mi dimetto.

Il calendario deciso dalla capigruppo della Camera prevede, per domani alle 11 con eventuale pomeridiana e notturna, l’esame dei decreti sull’energia e sul trasporto marittimo. Mercoledi, alle 11.30, inizierà la discussione sulle mozioni di sfiducia a Caliendo. Il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto ha detto che il suo gruppo «respinge come inaccettabile la calendarizzazione di una mozione mentre è aperto ancora un procedimento giudiziario. Noi siamo interessati ai due decreti e valuteremo con attenzione i risultati delle mozioni di sfiducia».

I finiani potrebbero votare la sfiducia, indebolendo il governo, ma il loro leader non si pronuncia ancora (ieri si è limitato a dire che sul tema ha le idee chiarissime). Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro lo ha invitato ad approvare la mozione.

Costituito il gruppo Futuro e libertà al Senato. A Palazzo Madama la formazione del gruppo finiano era incerta fino all’ultimo malgrado i contatti andati a buon fine con senatori incerti ai quali non è poi escluso che si possa unire a breve qualcun altro. Per ora la pattuglia finiana è guidata da Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze e spesso critico sulla politica economica del Governo. Con lui le senatrici Contini e Germontani e i senatori Saia, De Angelis, Digilio, Valditara, Pontone, Viespoli e Menardi. La nascita del gruppo è stata sancita con una riunione nello studio di Baldassare a Palazzo Madama, meta di un continuo andirivieni di senatori. Tra loro anche Enrico Musso, impegnato in concitate telefonate al cellulare dal quale si è staccato solo per dire che non aderisce.

Alla Camera Fini ha numeri molto più rassicuranti, 33 deputati, e anche membri del governo come Andrea Ronchi, Adolfo Urso, Roberto Menia e Antonio Buonfiglio. Della pattuglia fanno parte Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio. Finiani anche Ruben, Ronchi, Lamorte, Buongiorno, Scalia, Lo Presti, Perina, Conte, Bellotti, Polidori, Moffa, Tremaglia, Consolo, Angeli, Sbai, Paglia, Raisi, Barbareschi, Siliquini, Della Vedova, Napoli, Proietti, Di Biagio, Santo Patarino, Cosenza, Divella e Barbaro.

Fini, martedì cena con i nuovi gruppi per decidere sulla mozione. Fini ha organizzato per martedì sera alle 20.30 una cena alla Fondazione Farefuturo: sia per salutare la nascita dei gruppi di “Futuro e Libertà per l’Italia” alla Camera e al Senato, sia per valutare il da farsi circa il voto sulla mozione di sfiducia a Caliendo. L’orientamento è verso una soluzione “soft”: non votare con il governo, ma neppure creare incidenti che potrebbero precipitare verso la crisi di governo. Ipotesi accreditata, al momento, è un documento di censura meno duro di quello delle opposizioni, ma non sono escluse l’astensione o addirittura l’uscita in massa dall’Aula delle truppe finiane. «Faremo una bella cosa», assicurano da “Fli”.

Sembra delinearsi una possibile convergenza tra Fli e Udc sulla mozione di sfiducia contro Caliendo: i due gruppi hanno stabilito di vedersi per cercare di presentarsi in aula con una posizione comune. «Il gruppo di Futuro e Libertà – ha detto il capogruppo provvisorio di Fli, Giorgio Conte – incontrerà nel primo pomeriggio di domani una rappresentanza dell’Udc per fare valutazioni in merito alla mozione Caliendo e cercando di raggiungere una convergenza, se ce ne saranno le condizioni». Tuttavia il rappresentante del Fli respinge la prospettiva di un “asse” con l’Udc. «Non è un asse – ha puntalizzato – ma solo un’apertura di dialogo, come ce ne sono tante tra le formazioni politiche presenti in Parlamento, Semplicemente andiamo ad approfondire e a valutare insieme».

«Io voglio andare avanti ma se la via si fa stretta non resta che andare al voto», avrebbe detto Silvio Berlusconi alla terrazza Caffarelli, alle spalle del Campidoglio, a un cocktail di saluto con i senatori del Pdl prima delle ferie di agosto. «I finiani non faranno mancare l’appoggio al governo. Senza aver preso contatti con nessuno sono certo che il governo andrà avanti. Fini non ha interesse a votare, vale l’1,5%».

Il premier ha affermato di «non aver fatto telefonate per la campagna acquisti ma al contrario di essere stato contattato». Berlusconi avrebbe detto di essere stato «contattato da 5 finiani. Di fronte all’iniziativa di Fini non potevamo comportarci diversamente, ma siamo tranquilli: rispetteranno il voto del popolo delle libertà con cui sono stati eletti», ha assicurato Berlusconi, il quale tra le altre cose avrebbe detto che «i giudici della Corte Costituzionale al 90% sono di sinistra».

Berlusconi ha detto che «l’architettura dello Stato non ci lascia tranquilli» e per questo ha auspicato «riforme istituzionali perché non voglio rimanere imprigionato». Quanto al partito, Berlusconi ha invitato ad un nuovo slancio sottolineando: «Dobbiamo rinnovarci non in base ai comuni o alle province ma sulla base delle sezioni elettorali». Infine ha attaccato l’opposizione rimarcando l’attività del governo sul piano economico che è da l’esempio a tutta l’Europa.

Smentite frasi su Napolitano. Secondo diversi partecipanti, Berlusconi avrebbe anche sostenuto che “Napolitano è stato eletto da una maggioranza di centrosinistra, la corte costituzionale è formata per 11 membri da esponenti di sinistra. Lo staff del presidenze della Repubblica controlla anche gli aggettivi delle leggi che gli sottoponiamo per cui ciò che nasce un cavallo purosangue, esce come un ippopotamo. Alla fine in comune hanno solo la suffisso ‘ippo’”. A tamburo battente Palazzo Chigi ha diffuso una nota per dire che «a frase sul Capo dello Stato attribuita dalle agenzie al Presidente Berlusconi non è mai stata pronunciata».

«Credo che ci saranno ulteriori appoggi al gruppo del Pdl al Senato nelle prossime settimane. Il Senato è un punto di solido appoggio», ha detto Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, rivolgendosi a Berlusconi.

Lo strappo con i finiani è per il segretario del Pd Pier Luigi Bersani solo il preludio a una crisi che coinvolgerà tutto l’esecutivo. Lo ha messo in chiaro parlando a Bologna durante la cerimonia del 2 agosto: «Credo che questa crisi di maggioranza abbia già in incubazione una crisi di governo, poi in quale mese possa avvenire non saprei dirlo. Si è rotto il meccanismo e non per caso».

«I finiani faranno come riterranno, ovviamente quando presento una mozione io spero che passi – ha detto il segretario del Pd sulla mozione di sfiducia contro il sottosegretario alla Giustizia – Useremo tutti gli strumenti regolamentari per discutere quella mozione e se non vogliono discuterla devono mandare a settembre anche tutti i decreti. Diversamente sono costretti a discutere».

«L’Italia dei valori insisterà sulla calendarizzazione della mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario Caliendo. Legalità e moralità non sono valori barattabili, anzi, proprio sulla questione morale si gioca la credibilità di buona parte delle forze parlamentari», ha affermato il presidente del gruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi.

Di fronte alle difficoltà della maggioranza, intanto Pd, Udc e Api sono tornati ieri a chiedere un governo di transizione, che faccia la riforma della legge elettorale. Ipotesi già bocciata in precedenza dal premier Silvio Berlusconi, che ha ribadito che l’esecutivo va avanti e che non ci sono ipotesi di governi tecnici o elezioni anticipate. Queste ultime sono chieste invece dall’aspirante leader del Pd e governatore della Puglia Nichi Vendola e dall’Idv. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini prevede la caduta del governo a settembre.

Anche Veltroni dice sì a governo tecnico. «Il primo obiettivo è superare Berlusconi». Perciò «il Pd non stia fermo, altrimenti rischiamo di aprire due praterie, una a sinistra e l’altra al centrò». In un’intervista a Repubblica, Walter Veltroni, il leader con cui il Pd è nato, invita a non perdere più tempo. E bocciando l’ipotesi delle elezioni anticipate («sono la peggiore delle soluzioni»), si dice invece «a favore di un governo di transizione breve che affronti l’emergenza economica, faccia la riforma della legge elettorale e porti l’Italia al voto. Abbiamo un esempio luminoso -fa notare- che è stato il governo Ciampi».

In una nota intanto Palazzo Chigi smentisce una presunta «campagna acquisti segreta» di Berlusconi, a base di telefonate e anche minacce, per rafforzare la maggioranza dopo l’uscita dei finiani. «È completamente falso. Il presidente Berlusconi non ha effettuato nessuna chiamata, nemmeno una, ai parlamentari citati da La Repubblica, avanzando offerte o tanto meno minacce».

«Come vedete, io continuo a lavorare», ha detto Caliendo, intercettato dai cronisti in Senato, dove è arrivato per la riunione della commissione Giustizia, che insieme a quella Affari costituzionali ha all’ordine del giorno il piano antimafia, replicando a chi gli chiedeva della situazione politica e delle fibrillazioni in corso.

«Non ho fatto nulla di quanto mi si addebita, anzi», aveva già detto, respingendo l’ipotesi di sue dimissioni, sottolineando che «in quarant’anni di magistratura e due di vita parlamentare» non ha «mai commesso alcunchè di illecito» e di avere la «fiducia» da parte di Berlusconi e del ministro Alfano. Intervistato dalla Stampa, dal Corriere della Sera e dal Giornale, Caliendo spiega che «è sui fatti che si deve parlare» e che sui fatti non ha «nulla da rimproverarsi».

A proposito della «leggina», che avrebbe mandato in pensione i vertici della Cassazione tre anni dopo il previsto, Caliendo precisa che non è stata mai proposta da lui: «Non esiste al riguardo un solo atto parlamentare. Eppure leggo sui giornali che sarei io il padre di questa fantomatica leggina che non c’è e che peraltro nemmeno è stata mai proposta da un singolo parlamentare». «Un certo giorno – prosegue – mi chiamò Carbone stesso per chiedermi: io non ci tengo, ma mi fate la cortesia di dirmi qualcosa? E allora diedi incarico agli uffici di fare una ricognizione, per vedere se c’era un emendamento, un ddl… Nulla. E comunque ero contrario. Ne ho parlato con diversi parlamentari dell’opposizione che potranno confermare.

il Messaggero

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