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MANOVRA ECONOMICA . CAMBIANO LE PENSIONI : LE ULTIME NOVITA’

Posted by irpinianelmondo su agosto 3, 2010

03.08.2010– Le pensioni che escono dalla cura della manovra correttiva rilanciano gli assegni di anzianità al femminile, ma solo fra le dipendenti degli uffici pubblici. Per tutti gli altri, invece, le novità sono destinate ad ampliare progressivamente gli spazi per la vecchiaia, soprattutto con l’adeguamento automatico dei requisiti all’aspettativa di vita. Già oggi, le vie verso l’uscita di anzianità sono chiuse per chi ha iniziato a versare i contributi dopo il 30esimo compleanno (si veda Il Sole 24 Ore del 1° agosto).

Con il nuovo assetto disegnato dalla legge 122/2010, la platea degli aspiranti pensionati è divisa in due grandi famiglie. La prima, maggioritaria, raccoglie gli uomini e le dipendenti pubbliche, che maturano i requisiti per l’assegno di vecchiaia a 65 anni e hanno quindi maggiori chance di sfruttare i meccanismi delle «quote» o la finestra che si apre dopo 40 anni di contributi.

La seconda famiglia sarà invece limitata alle dipendenti private e alle lavoratrici autonome (al netto delle particolarità delle singole casse professionali), che mantengono il diritto alla vecchiaia a 60 anni e quindi possono puntare all’anzianità solo se iniziano a lavorare prima di aver compiuto 20 anni (per questa ragione il loro caso non è contemplato nelle tabelle in pagina).

Tra i dipendenti, oggi è di anzianità il 61% degli assegni al maschile e solo il 14% di quelli destinati a donne; con il nuovo sistema la situazione si dovrebbe parzialmente riequilibrare. Il meccanismo sarà a regime dal 2012, mentre per questo e il prossimo anno le dipendenti pubbliche mantengono a 61 anni l’asticella della vecchiaia (come mostra la tabella più in alto).Entrano in vigore dal 2011, invece, le regole che impongono di aspettare 12 mesi dalla maturazione dei requisiti prima di poter effettivamente lasciare il lavoro; chi è nato nel 1950 ed è entrato in ufficio nel 1980, per esempio, maturerà i requisiti nel 2015 ma non potrà salutare i colleghi prima del 2016. Le soglie effettive della vecchiaia si alzano quindi a 66 anni per uomini e impiegate statali e a 61 per le dipendenti del settore privato, e per gli autonomi l’asticella si alza di ulteriori sei mesi perché per loro l’attesa tra i requisiti e l’uscita è fissata a un anno e mezzo.

Ancora più movimentato è il quadro delle pensioni di anzianità; oltre allo slittamento di 12 o 18 mesi imposto dalla manovra correttiva appena approdata in Gazzetta Ufficiale, infatti, questo terreno deve ancora scontare del tutto gli effetti prodotti dalla riforma del 2007 che ha introdotto le «quote» minime (somma di età anagrafica e anzianità contributiva) per lasciare il lavoro. Per questo e il prossimo anno la quota che consente di abbandonare l’ufficio è fissata a 96, con 60 anni di età , mentre dal 1° gennaio 2013 si dovrà salire a quota 97, e l’età minima salirà a 61 anni. I nati nel 1952 che hanno iniziato a lavorare a 24 anni potranno andare in pensione nel 2013, mentre con la stessa storia professionale i nati nel 1953 dovranno aspettare il 2015. Rispetto al quadro in vigore fino a maggio, si tratta di andare in pensione di anzianità con due anni di “ritardo”. Nemmeno questa griglia, comunque, è definitiva, perché la manovra introduce l’aggiornamento automatico dei requisiti in relazione alle dinamiche dell’aspettativa di vita. Il primo appuntamento è fissato per il 2015, e se la demografia non farà salti, dal 2028 potrebbe essere necessario un altro anno aggiuntivo di lavoro.

Sole 24 Ore

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