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DA OGGI IN LIBRERIA IL LAVORO DEL POETA GIOVANNI MOSCHELLA ” OLTRE LA FRONTIERA”

Posted by irpinianelmondo su agosto 4, 2010

04.08.2010– E’ presente in libreria la raccolta di liriche “Oltre la frontiera” del poeta Giovanni Moschella riedita per i tipi della casa  editrice Scuderi. Nel coro variegato costituto dai giovani poeti irpini, un posto importante è occupato da Giovanni Moschella, un uomo che si interroga sul perché delle angosce umane, sul perché delle sconfitte dell’umanità, sul perché del male del mondo. Si può leggere con questa chiave l’ultima raccolta, appunto Oltre la frontiera, in cui intimo e “civile”, particolare e universale si intersecano continuamente.

E così, una poesia è dedicata alla cittadina che gli ha dato i natali, e cioè  al suo microcosmo esistenziale: “Lungo il viale, / voci e grida gioiose / di bambini / intorno alla giostra … / l’acerbo profumo del mosto / in autunno, / la forza del fiume Sabato in piena, / il canto di pettirossi e canarini / rallegra il centro storico, / rondini in volo / annunciano la primavera … / i segreti dei giovani / custoditi dalla fontana della piazza, / il candore della neve a gennaio … / i richiami del mercato / di giovedì mattina … / paese in festa con la sua processione / no, questa non è pazzìa … / Atripalda sono innamorato / di te come non mai!” (Alla mia Atripalda).

Ma proprio perché è poeta dell’intimità sa porsi di fronte ai tanti problemi del mondo, li rivive, li fa propri sulla base di un’idea “filantropica” che rimonta alla grande poesia greca, alla filosofia ellenistica, al Cristianesimo. Una poesia universale, che ci accomuna tutti nella condivisione di sentimenti, stati d’animo, dolore e amore, è quella che descrive la vita dell’infanzia violata, di quei bambini – soldato, che diventano inconsapevoli armi di guerra, carnefici e vittime, di quei bambini senza famiglia, abbandonati in un orfanotrofio o agli angoli di qualche metropoli, di quei bambini violentati e oggetto di commercio pornografico. E così il poeta diviene strumento di questa condanna, ci costringe ad affrontare tutte le nostre contraddizioni, a scuoterci dal torpore, dal nostro “dolce consumismo”, che ci ottunde, dal nostro egoismo benpensante e cinico, dal nostro Natale, che arriva ogni anno e ci omaggia soltanto dei tanti dolci e regali, eterni bambini noi, che non sappiamo rinunciare ad una nostra infanzia e che non sappiamo in realtà essere uomini: “Bambino armato / come un soldato / in una notte di guerra. / In quella fotografia / cerchi con le mani / di coprirti la faccia / piena di lividi / e … di trattenere le lacrime. / Rinchiuso e dimenticato / in un orfanotrofio come un pupazzo. / Quelle squallide videocassette / ti hanno strappato alla tua innocenza. / Bambino al semaforo / già diventato grande … / a volte / generato da un seme / rinchiuso in un barattolo come una bibita. / Importato come un souvenir / dai paesi più poveri / e venduto al miglior offerente. / E il mondo intero, è bravo a dire: / ‘Che orrore, che vergogna’. / Ma solo tu conosci la sofferenza / e il dolore che si nascondono / dietro la parola ‘Bambino’” (da Bambino).

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