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STRAGI DI MAFIA . BRUSCA : IL CAVALIERE NON C’ENTRA . E RITORNA IL NOME DI MANCINO

Posted by irpinianelmondo su Maggio 3, 2011

03.05.2011-Giovanni Brusca per la prima volta in un dibattimento pubblico fa il nome del senatore Nicola Mancino: per il pentito sarebbe il personaggio politico indicato da Riina, circa 20 giorni prima della strage di via d’Amelio, come il “committente finale” della trattativa tra mafia e stato. Ma nella deposizione nell’aula bunker di Firenze, nell’ambito del processo per le stragi del ’93, Brusca spazza via altri dubbi: “Berlusconi e Dell’Utri non c’entrano nulla con le stragi”. “Berlusconi e Dell’Utri come mandanti esterni, l’ho sempre detto, non centravano nulla”, ha spiegato Giovanni Brusca.

IL NOME DI MANCINO – Quindici-venti giorni prima della morte di Borsellino, Brusca incontrò Riina che gli disse: “Finalmente si sono fatti sotto, gli ho consegnato un papello con tutta una serie di richieste. Il tramite non me lo disse – ricorda Brusca -, ma mi fece il nome del committente finale. Quello dell’allora ministro dell’Interno, Nicola Mancino”. Queste le parole con cui il pentito – mafioso già condannato a 20 anni per le stragi di Roma, Firenze e Milano – indica il nome di quello che secondo la sua dichiarazione sarebbe il ‘committente’ nelle istituzioni in quella che viene chiamata la trattativa tra Stato e mafia: su chi abbia mediato nella trattativa, sull’intermediario, nessuna nuova rivelzaione.  “E’ la prima volta che lo dico pubblicamente (il nome di Mancino, ndr)”, ha dichiarato Brusca.  Al presidente della Corte che gli chiede perchè non avesse fatto prima il nome di Mancino in un’aula, visto a tutti i processi a cui è stato sottoposto, Brusca ha risposto: “Non per paura”, e ha aggiunto tutta una serie di motivi collegati alla “vita pesante” del  pentito. In un altro passaggio della sua deposizione, Brusca ha spiegato che “fino all’attentato al giudice Falcone, l’obiettivo di Riina era di influenzare il maxi processo di Palermo. Dopo di che subentrarono soggetti indicati in Marcello Dell’Utri e Ciancimino che volevano portare la Lega e un altro soggetto che non ricordo…a Riina”.

AGGRESSIONE ALLO STATO – Brusca, nel corso della sua deposizione, ha spiegato anche che la strategia mafiosa decisa dal capo dei capi, Totò Riina, di “attaccare lo Stato” fu presa dopo il maxi processo istruito da Giovanni Falcone. “La causa di tutto è il maxi processo”, ha affermato Brusca. Al presidente della Corte che gli ha chiesto più volte se la strategia stragista decisa da Riina non fosse da ricondurre al regime del carcere duro inflitto ai mafiosi con l’articolo del 41bis, il pentito ha risposto: “Quello era un fatto momentaneo, entrato in corso d’opera. Ma la causa di tutto, ripeto, era il maxi processo. Del resto, l’attacco cominciò con l’uccisione di Falcone e poi di Borsellino. E se non ricordo male il regime del 41bis cominciò dopo Borsellino “. Tra i motivi che sarebbero stati all’origine dell’aggressione “al cuore dello Stato” ci sarebbero stati, secondo Brusca, “i maltrattamenti nelle carceri, le cosiddette violenze generalizzate” contro i detenuti mafiosi, in particolare quelli che avvenivano nelle   carceri di Pianosa e dell’Asinara”.

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