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LA TELEFONATA SULLA MERKEL E’ ” L’INTERCETTAZIONE KILLER ” : L’ ULTIMO INCUBO DEL CAVALIERE

Posted by irpinianelmondo su settembre 16, 2011

16.09.2011-L’ultimo incubo berlusconiano ha un nome in codice. Si chiama «Intercettazione Killer». Nel senso che, se fosse pubblicata sui giornali, il governo del Cavaliere non avrebbe scampo. Proviamo a immaginare la sequenza, come la vivono nel Palazzo assediato: prima arriva la stangata di Moody’s, l’agenzia di rating, che retrocede l’Italia. Potrebbe essere, dicono certi ministri rassegnati, una questione di giorni. E subito dopo (o subito prima) ecco spuntare dai faldoni della Procura di Bari la telefonata tra il premier e Tarantini, quella in cui Silvio goliardicamente sparla della cancelliera Merkel. Cioè della nostra unica ancora di salvezza in un mare tempestoso. Col risultato di rivoltarci contro la Germania, dove già le voci corrono e cresce l’indignazione. L’«Intercettazione Killer», appunto…

Nel governo l’attesa è carica di tensione. Uscirà? Non uscirà? C’è chi giura, sulla base di un conciliabolo tra Berlusconi Letta e Frattini, che la Farnesina abbia già pronte le lettere di scuse alla Merkel e agli altri leader stranieri eventualmente ingiuriati via telefono. Ieri però, nell’entourage berlusconiano, regnava un certo fiducioso ottimismo. Si diceva che, forse, «IK» non sarà mai pubblicata in quanto sepolta tra le 100 mila intercettazioni dell’inchiesta barese, di cui risultano agli atti solo quelle rilevanti ai fini dell’inchiesta (gli insulti alla Merkel certo non lo sarebbero). Si sosteneva pure, nel giro stretto del premier, che Silvio avrebbe ricevuto precise garanzie in tal senso durante l’incontro dell’altro ieri con Napolitano. Cui sarebbe seguito un passo riservato del Colle sulla Procura di Bari. Ecco spiegato, secondo queste fonti, come mai Berlusconi non ha più insistito per fare un decreto-legge sulle intercettazioni…

Una folla di gente è andata in processione ieri a Palazzo Grazioli. Il padrone di casa si è mostrato con tutti sereno. Quasi sollevato. Guarda combinazione, dalle sue parti non è partito neppure un colpo, uno soltanto, contro i magistrati pugliesi. E dire che 100 mila intercettazioni in una sola inchiesta sarebbero state una scusa fantastica per gridare ai quattro venti: ecco, vedete come buttano via i soldi i pm? Silenzio, invece. Per prudenza. O magari perché, stavolta, l’enorme massa di «intrusioni nella privacy» fa un gran comodo, serve a inghiottire le chiacchiere più imbarazzanti. Inoltre Laudati, procuratore di Bari, viene considerato nel Pdl un magistrato esemplare. Non altrettanto può dirsi dei suoi colleghi napoletani, quelli che indagano sul presunto ricatto al premier. Dai «berluscones» vengono considerati dei pericolosi nemici. Non solo il Capo rifiuta di incontrarli, ma sta meditando qualche clamorosa iniziativa per rovesciare le sorti della battaglia.

Pare sia convinto, il presidente del Consiglio, che Woodcock gli sorvegli i telefoni. Tutti intercettati quelli di Palazzo Grazioli. Illegalmente, si capisce, poiché per spiare il premier (come qualunque altro parlamentare) servirebbe l’autorizzazione della Camera o del Senato. Nessuno l’ha chiesta, eppure Osvaldo Napoli segnala che sono state «ascoltate» telefonate tra Berlusconi e Lavitola quando quest’ultimo chiamava dalla Romania su una scheda appena comprata e su un cellulare criptato. La prova, secondo il vice-capogruppo Pdl, che la «cimice» stava nella cornetta del premier. Ambienti parlamentari autorevoli annunciano per oggi un’« iniziativa forte». Quanto forte, lo scopriremo.

Smentita invece la chiacchiera sul «passo indietro» del Cavaliere. Che sarebbe sul punto di cedere a chi lo implora «Silvio, cedi il timone ad Alfano», il quale allargherebbe la maggioranza a Casini e la vittoria elettorale nel 2013 sarebbe sicura… Peccato che a dimettersi Berlusconi non pensi neppure lontanamente. A chi lo va a trovare, fa discorsi tutt’altro che rassegnati. «E’ vero», riconosce, «che siamo sotto nei sondaggi, ma di qui alle elezioni ci restano 20 mesi, abbiamo tutto il tempo per ritornare a galla».

 La Stampa

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