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LA CASTA . COME CAMBIANO LE CASACCHE . RAISI : CONOSCONO PROBLEMI ED ESIGENZE DI OGNI PARLAMENTARE

Posted by irpinianelmondo su ottobre 13, 2011

13.10.2011-I numeri ci sono. Ma non cadono dal cielo. Vanno mantenuti, vanno costruiti, vanno oliati. Giorno dopo giorno, specie alla vigilia del D-Day. Nel quale Berlusconi prenderà la fiducia al netto di sorprese sempre possibili – esempio: qualcuno che chiude in bagno cinque deputati del centrodestra o Scilipoti che fa le bizze – ma sarà una delle più svogliate fiducie della storia. «Non fate scherzi, eh?», così gli emissari del Pdl, truppa Verdini, vanno e vengono cercando rassicurazioni in ogni capannello di malpancisti, di frondisti, di ex responsabili, di scajoliani, di ascari, di possibili pugnalatori.

Campagna acquisti per salvare Zio Silvio? Non come l’altra volta, in previsione del 14 dicembre, «ma non demordono mai», narra il finiano Enzo Raisi. Spiega: «Hanno la scheda personalizzata di ognuno di noi e di molti deputati del gruppo misto o borderline. Sanno quali sono gli interessi e le aspettative del singolo parlamentare, e sulla base di questo provano ad aprire una breccia».

Esempio. Se uno ha un’aziendina, quelli ti promettono un aiutino. Se uno ha velleità culturali, loro dicono che sono capaci di soddisfarle al più presto: «Vuoi pubblicare un libro, che problema c’è?». O magari cose più sostanziose, o chissà. A Siegfried Brugger, uno dei due deputati sudtirolesi, arrivano messaggi così: «Il Sud Tirolo? E’ al centro dei nostri pensieri». Ma lui: «Questo governo non ha fatto niente per le nostre terre, e votiamo contro». Di nuovo Raisi: «Io sono stato direttore commerciale in varie aziende, e so come si fa. Un buon venditore, quando incontra un cliente, gli fa capire qual è l’interesse per lui di comprare il suo prodotto. In questo Parlamento purtroppo, nei momenti decisivi, funziona così».

Stavolta però, rispetto al 14 dicembre, la situazione è più spappolata. «Ah, offrono candidature?», dice uno scajoliano avveduto: «E come fanno, visto che i posti sicuri nelle liste del Pdl saranno al massimo l’uno, il due o forse il tre?». Ci sono molti peones che rischiano di restare a piedi al prossimo giro, ma non è più tanto facile convincerli con qualche promessa, e almeno secondo Di Pietro c’è quella che lui addirittura definisce «un’operazione para-mafiosa da parte di alcuni che hanno votato la fiducia il 14 dicembre e che adesso vogliono il pagamento della seconda rata per non trasformare il loro voto in una sfiducia».

Ma c’è anche il pressing in senso opposto. Santo Versace, appena uscito dalla maggioranza e dal Pdl, racconta: «Fermo i miei ex colleghi e gli dico, venite di qua e abbiate uno scatto d’orgoglio». I finiani, che sembravano sepolti, tornano appetibili e si sentono chiedere da colleghi ancora pidiellini ma chissà per quanto: «Che aria tira da voi? Quante candidature sicure pensate di avere?». Narra Antonio Bonfiglio, che è stato sottosegretario, poi ha lasciato il Pdl per Fli e poi è andato via anche da Fli: «E’ in corso la rivolta dei peones, fra cui il sottoscritto. L’ottanta per cento dei deputati temono non tanto di non prendere la pensione, ma di non venire ricandidati. E nessuno pseudo-leader della Camera è capace di garantire nessuno». Quindi? «Ognuno si muove scompostamente, e in un clima così può accadere di tutto».

Si racconta in Transatlantico che, in cambio della loro fedeltà al governo non solo domani ma anche in seguito, gli scajoliani potrebbero ottenere dal Cavaliere venti posti sicuri nelle liste elettorali più la vice-segreteria del partito per il loro capo. Si tratta probabilmente di fantasie, ma nel Palazzo gira di tutto.

Oppure, come osserva il deputato democrat Cesare Marini, vecchio socialista aduso alle sottigliezze della politica romana: «Stanno tutti ad aspettare che arrivi il santo, solo che poi il santo bisogna portarlo a spalla in processione». Ovvero: l’Udc dovrebbe garantire il posto a quelli che tradiranno il Cavaliere, o almeno così sperano costoro, però «un conto è riportare in Parlamento Scajola e Pisanu e un conto è portarsi appresso tutti gli altri». «Domani comunque il crollo non ci sarà – assicura il super-berlusconiano Osvaldo Napoli – ma nel caso in cui, spero mai, Berlusconi dovesse cadere per qualche incidente d’aula, 50 o 60 di noi voterebbero un altro governo». Se non ora, quando?

il messaggero

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