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MALASANTA’ : 470 DECESSI NEGLI ULTIMI DUE ANNI. IN TESTA CALABRIA ( 78) E SICILIA ( 66)

Posted by irpinianelmondo su ottobre 26, 2011

26.10.2011-Errori, disservizi, carenze strutturali e altre inefficienze: in una parola malasanità. In Italia, in media, ogni mese si contano 16 casi di presunta malasanità che finiscono sotto la lente d’ingrandimento della Commissione errori. Più di uno ogni due giorni. Un dato clamoroso dal momento che si riferisce solo ai casi presi in esame dalla Commissione parlamentare. In poco più di due anni, dal primo ufficio di presidenza di fine aprile 2009 al 30 settembre 2011, si contano 470 casi, riepilogati in un rapporto che l’Adnkronos Salute è in grado di anticipare.

Episodi di presunta malasanità di cui 329 hanno fatto registrare la morte del paziente, o per errore diretto del personale medico e sanitario, o per disfunzioni o carenze strutturali. Oltre 300 casi di decessi di cui 223 legati a presunti errori medici e 106 a inefficienze di vario tipo. Ma il dato più impressionante è forse un altro: circa la metà del numero totale dei decessi si è registrata in due sole regioni: Calabria (78) e Sicilia (66). Praticamente un bollettino di guerra, specie al Sud. E il fenomeno sembrerebbe addirittura in crescita se si prende in esame solo l’ultimo anno. Negli ultimi 365 giorni la media dei casi di presunta malasanità che sono finiti sul tavolo della Commissione si e’ infatti alzata: da 16 casi al mese (calcolati su 2 anni e mezzo) si è passati a 19. Da settembre 2010 a settembre 2011 la Commissione è infatti intervenuta 228 volte. Oltre 200 episodi di presunta malasanità che potrebbero aver causato la morte di 166 pazienti. In un solo anno. E’ quanto emerge dall’analisi delle tabelle sui casi di malasanità all’esame della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e i disavanzi sanitari regionali, consultata dall’Adnkronos Salute. Episodi che dopo un esposto, una segnalazione, o magari un articolo di giornale, arrivano sul tavolo del presidente della Commissione Leoluca Orlando. Che interviene.

L’analisi, se da una parte fa emergere il grande lavoro e la capillare attenzione con cui opera la Commissione, dall’altra mostra un lato sinistro della sanità nazionale: su 470 casi monitorati, ben 97 si sono verificati in Calabria, 91 in Sicilia, 51 in Lazio, 32 in Puglia, 31 in Campania, 29 in Toscana, 28 in Lombardia, 24 in Emilia Romagna, in 23 Veneto, 20 in Liguria, 10 in Valle D’Aosta, 9 in Piemonte, 7 in Abruzzo, 4 in Umbria, 3 in Marche, Basilicata e Friuli Venezia Giulia, 2 in Molise e Sardegna, 1 in Trentino Alto Adige. Anche per quanto riguarda i decessi, a finire sul podio più alto di questa triste classifica è la Calabria. Tra gli episodi all’esame della Commissione errori, i morti legati a presunti – presunti finche’ la magistratura non lo accerta – casi di malasanità in terra calabrese sono stati 78. Tanti i decessi anche in Sicilia: 66. Seguono il Lazio con 35 morti, Campania con 25, Puglia con 21, Toscana con 18, Emilia Romagna con 16, Liguria con 14, Veneto con 13, Lombardia con 11, Valle D’Aosta con 9, Abruzzo con 7, Piemonte con 4, Umbria con 3, Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Sardegna con 2, Trentino Alto Adige, Marche e Molise con 1.

Scorrendo le tabelle della Commissione, su un totale di 470 casi di malasanità, 326 riguardano vicende legate a presunti errori da parte dei medici e del personale sanitario. Errori che potrebbero aver causato 223 decessi. Anche qui, sezionando il dato su base territoriale, si evidenziano le situazioni più critiche in Calabria e Sicilia. Nelle strutture sanitarie calabresi si contano 82 casi all’esame della Commissione, in Sicilia se ne registrano invece 57.

La poco onorevole medaglia di bronzo, anche in questo caso, spetta al Lazio con 28 casi legati a presunti errori medici. Le cose non vanno molto meglio in Campania e in Toscana, dove si registrano ben 23 casi di presunti errori medici. A seguire: Puglia e Lombardia con 19, Emilia Romagna con 17, Veneto con 15, Liguria con 13, Piemonte e Valle D’Aosta con 6, Abruzzo con 5, Umbria con 4, Marche con 3, Friuli Venezia Giulia e Basilicata con 2, Trentino Alto Adige e Molise con 1. Gli episodi di malasanità non sempre però hanno a che fare con l’errore diretto del camice bianco. Spesso sono figli di disservizi, carenze, strutture inadeguate. Tutte lacune del Servizio sanitario nazionale che la Commissione cataloga come ‘altre criticità’. Su 144 casi totali registrati in tutto il Paese (che potrebbero aver causato 106 vittime), 34 riguardano gli ospedali siciliani, 23 le strutture del Lazio, 15 quelle della Calabria. E ancora: 13 casi si sono verificati in Puglia, 9 in Lombradia, 8 in Veneto e Campania, 7 in Emilia Romagna e Liguria, 6 in Toscana, 4 in Valle D’Aosta, 3 in Piemonte, 2 in Abruzzo e Sardegna, 1 in Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Molise. Nota positiva: sono tre le regioni in cui – al momento – non si sono registrati casi di malasanità di tipo, per così dire, strutturale: Trentino Alto Adige, Umbria e Marche.

“A due anni dall’effettivo inizio della sua attività di inchiesta – sottolinea il presidente Orlando – possiamo tracciare un bilancio molto positivo degli effetti prodotti dalla Commissione. In primo luogo la nascita e la crescita della consapevolezza che la tutela della salute, prevista dall’articolo 32 della Costituzione, sia un diritto per i cittadini ma anche un dovere per gli operatori sanitari, da noi continuamente invitati a rivendicare l’esigenza di essere posti nelle migliori condizioni di operare”. Per Orlando, infatti, “troppo spesso casi di malpractice potevano e potrebbero essere evitati, qualora gli operatori provvedessero o avessero provveduto a denunciare spontaneamente anomalie e disfunzioni; ma pratiche purtroppo diffuse di selvaggio spoil system rischiano di indurre l’operatore ad essere più preoccupato di non creare problemi al manager o al politico che procede alla nomina, piuttosto che provvedere, in condizioni di sicurezza per sé e per i pazienti, lo svolgimento della propria attività istituzionale. Riteniamo, dunque – aggiunge – che superare un certo clima di preoccupazioni e di paure diffuso tra i professionisti della sanità ed evitare esempi controproducenti di difesa corporativa siano condizioni indispensabili per un corretto funzionamento del sistema”.

Secondo il presidente della Commissione errori, è però necessario prendere in esame anche altri elementi. “Da un ragionamento sul tema – spiega – dobbiamo, per completezza e correttezza, ricordare che accanto ad esempi di malpractices mediche, si registrano spesso anche casi di ‘mali legali’, ovvero di avvocati che non rispettano regole deontologiche nell’assistere i parenti delle vittime o le vittime stesse degli errori sanitari, così come casi di ‘mali malati’, ovvero pazienti che strumentalizzano eventi negativi non sempre legati a responsabilità personali o gestionali. Ci sono, infine i ‘mali assicuratori’ che non sempre adempiono al loro ruolo e ai loro obblighi in modo tempestivo e adeguato”.

ADNK

 

 

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