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VEGA ENGINEERING SULLE MORTI BIANCHE . UN 2011 DA INCUBO , 460 DECESSI FINO A OTTOBRE ( 441 STESSO PERIODO)

Posted by irpinianelmondo su novembre 9, 2011

09.11.2011-A due mesi dalla fine del 2011 il bilancio delle morti bianche appare già più macabro di quello già tragico del 2010. Da gennaio ad ottobre infatti le vittime sul lavoro sono state 460 contro le 441 dello stesso periodo del 2010. E c’è di più: nel mese di ottobre gli incidenti mortali sono stati 57, undici in più rispetto alla media mensile registrata nel 2011 nel nostro Paese e pari a 46 casi. I dati, quindi, non lasciano dubbi: la situazione peggiora e l’incremento della mortalità del 4,3 per cento tra il 2010 e il 2011 ne è una conferma.

A segnalare l’emergenza è l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering che si occupa di monitorare ed elaborare i dati quotidianamente.

Ad indossare la maglia nera per numero di vittime è sempre la Lombardia con 60 vite spezzate sul luogo di lavoro, seguita dall’Emilia Romagna (42), dal Piemonte (39), dal Veneto (38), dalla Toscana (34), da Sicilia e Campania (32), dal Lazio (29), dalla Puglia (28).

Le regioni più lontane dal dramma in termini assoluti, ma non certo immuni, sono Molise e Valle D’Aosta (4 morti bianche), Basilicata (5), Friuli Venezia Giulia (8), Umbria (10).

 

Quando, poi, gli esperti di Vega Engineering calcolano le morti bianche rispetto alla popolazione lavorativa la fotografia dell’emergenza cambia contorni e mutano quindi anche le classifiche. Tant’è che in prima posizione si trova la Valle D’Aosta con un indice di incidenza pari a 70,9 contro una media del Paese che arriva a quota 26,1; seguono: l’Abruzzo (44,5), il Trentino Alto Adige (38,6), il Molise (36,1) e l’Umbria (27,3). A far registrare i risultati migliori in tal senso sono invece le regioni che numericamente contano più vittime. Come il Lazio che ha un indice di incidenza pario a 12,9, la Lombardia (14), il Veneto (18).

Una mappatura significativa quella che considera le vittime sulla popolazione lavorativa poiché risulta piuttosto evidente che l’emergenza sia un problema molto sentito soprattutto nelle regioni più piccole.

Per macroaree e sempre secondo i parametri che tengono in considerazione la popolazione occupata sono le Isole a far emergere la situazione più sconfortante con un indice di 21,9. E sono seguite dal Sud (21,5), dal Centro (21,1), dal Nordest (20,7) e dal Nordovest (17).

Brescia e Torino le province in cui da gennaio ad ottobre si è registrato il maggior numero di casi di morti bianche (15), seguite da Bolzano (12), Frosinone e Milano (11), Bologna, Napoli e Roma, 10, L’Aquila, Savona e Chieti (9). La classifica completa è disponibile sul sito www.vegaengineering.com.

La stima delle vittime rispetto alla popolazione lavorativa fa balzare in cima alla graduatoria delle province l’Aquila, al secondo posto Savona e al terzo Nuoro. Quarta Aosta e quinta Belluno.

I campi continuano ad essere il luogo in cui si spezza il maggior numero di vite sul lavoro (39,6 per cento del totale); il 22,2 per cento degli incidenti mortali si verifica invece nel settore delle costruzioni. Seguono le morti bianche rilevate nei settori: del commercio e nelle attività artigianali. Secondo i dati, disponibili nel sito www.vegaengineering.com, sono il 13,9 per cento del totale. Il 5,2 per cento dei decessi si è verificato nei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni, mentre nei servizi il 3 per cento così come nella produzione, distribuzione, manutenzione di energia elettrica, acqua e gas; il 2,4 per cento nello smaltimento rifiuti; l’1,5 nella produzione e lavorazione dei metalli e autoveicoli; l’1,1 per cento nelle industrie estrattive, tessili, abbigliamento, autoveicoli.

Tra le cause di morte a balzare in cima alla graduatoria è la caduta di persona dall’alto (23,9 per cento delle morti bianche verificatesi in Italia nei primi dieci mesi del 2011), seguita dal ribaltamento di un veicolo o di un mezzo in movimento (22 per cento dei casi); terza lo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti sulle vittime (18,3 per cento). Per investimento di mezzo semovente è deceduto il 7,2 per cento dei lavoratori e per contatto con organi lavoratori in movimento il 5,7 per cento. Il 3,9 per cento a causa di un tragico contatto con oggetti o mezzi in movimento; il 3,7 per cento per contatto elettrico (diretto e indiretto); per un’esplosione il 2,6 per cento così come per annegamento e seppellimento o sprofondamento.

 

Le donne decedute sono 12 in dieci mesi cinque nel solo mese di ottobre (ricordiamo la strage di Barletta in cui sono morte quattro lavoratrici nel crollo del maglificio di Barletta). Gli stranieri che hanno perso la vita sul lavoro in Italia sono 54, vale a dire l’11,8 per cento delle morti bianche del nostro Paese. Si  tratta soprattutto di rumeni (44,4 per cento della popolazione straniera deceduta sul lavoro) e albanesi (11,1 per cento).

Le fasce d’età più a rischio sono quelle di quarantenni e cinquantenni (197), ovvero il 43,1 per cento delle 460 morti bianche. Ma resta preoccupante anche il numero di vittime tra gli ultrasessantenni (138 persone, pari al 30,2 per cento dei casi).

 

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