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E’ UNO SCANDALO . NEL MAXIEMENDAMENTO PASSA ANCHE LA LEGGE ” MANCIA” : ANCORA BENEFICI E PRIVILEGI PER LA CASTA

Posted by irpinianelmondo su novembre 11, 2011

11.11.2011-Povero Mario Monti. Che brutta sorpresa lo accoglierà ora che mette piede a Palazzo Madama, come senatore a vita, e fra qualche giorno quando tornerà in Parlamento come premier incaricato. Monti ha appena detto che bisogna lottare contro i privilegi, e che vanno ridotti i costi della politica, ma il benvenuto che gli si dà è di segno assolutamente opposto a questo sentimento.

È la legge mancia. Ovvero, la donazione di un po’ di argent de poche, per i parlamentari, in modo che possano usare questi nuovi soldi in arrivo – 150 milioni – per adornare i loro collegi elettorali e farsi belli nei borghi natii davanti ai concittadini. Lo prevede il nuovo emendamento al ddl stabilità, che è stato presentato dal relatore Massimo Garavaglia. Un senatore leghista. Il primo paradosso, anzi il secondo dopo lo strano benvenuto al professor Monti, è proprio questo: la Lega che s’atteggia a partito virtuoso e paladino dell’anti-casta si rivela ancora una volta il più castale di tutti. Mentre il Pd sulla legge mancia, che rifinanzia una norma già esistente, s’è astenuto in commissione a Palazzo Madama, l’Udc non ha partecipato al voto e l’Idv s’è schierata contro.

Inutile dire quanto la legge Garavaglia sia stridente in maniera quasi provocatoria con l’atmosfera di tagli e di risparmi – lacrime e sangue, dicono i più enfatici – che il Paese si trova a respirare.

Però c’è coerenza nel rifinanziamento della mancia a deputati e senatori. Perchè rientra in maniera naturale nella linea del non dimezzamento del numero dei parlamentari (rinviato alle calende greche), del ritocco minimo e per loro impalpabile degli stipendi degli onorevoli, della beffa della diaria. Che funziona così: se un parlamentare non partecipa all’80 per cento delle sedute in commissione gli viene tolto il 50 per cento della diaria che è di 3.500 euro. Ovvero, chi non lavora quasi per niente viene comunque premiato con 1.750 euro, che si aggiungono ovviamente agli altri quasi 14.000 che compongono lo stipendio degli inquilini del Palazzo.

E comunque, più soldi per tutti con la legge mancia. A dispetto, a questo punto, non più di Tremonti ma di Monti. Il fatto poi che l’argent de poche ad uso degli eletti del popolo – «Siamo un Paese di santi, poeti, navigatori e sottosegretari», diceva Totò e aggiungeva anche gli onorevoli – sia stato inserito nel ddl stabilità, ossia nel grande sforzo per salvare il Paese dal baratro economico e finanziario, non deve stupire più di tanto.

Nelle prossime ore potremmo accorgerci che è entrato di tutto, magari di soppiatto, in questo pentolone: codicilli ad personam o ad personas, norme e normucce che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo del Paese, altre mance, vari favori, cose che dovrebbero stare altrove relative a materie estranee all’argomento. Ma tant’è, e questo è un classico: anche se nei momenti di particolare gravità ogni tradizione – almeno quelle sbagliate – andrebbe interrotta e mai più ripristinata. Chissà che effetto farà, agli ispettori dell’Ue e della Bce, quando arriveranno a controllare come ci stiamo comportando per non finire come la Grecia, vedere nelle mani di chi finisce il poco denaro che ci resta.

Intanto, contro l’argent de poche degli onorevoli, dalle zone alluvionate sale la protesta: perchè quei soldi non li date a noi? Roberta Pinotti, parlamentare del Pd, eletta in Liguria, è furibonda: «Nel ddl stabilità non c’è neppure un euro per i nostri Paesi affogati nel fango, e questa maggioranza di governo in agonia come ultimo regalino si concede lo scandaloso rifinanziamento della legge mancia».

Il colmo è che, per il 2011, la mancia era stata solo di 50 milioni. Ora, per il 2012, è stata raddoppiata: 100 più altri 50 per il 2013. Dovevano lasciare, e invece raddoppiano. E girando per i loro borghi natii, deputati e senatori, se la mancia viene approvata, potranno gloriarsi davanti agli indigeni: vedete quanto è brutto questo monumento inutile? L’ho fatto fare io.

il Messaggero

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